Salve o Mar, buttando plastica dappertutto

Quando ti rendi conto che forse le cose che andrebbero fatte sono altre, o le stesse...ma sicuramente in altro modo. Alla celebrazione per la divinità del mare ci si rende conto che la festa di salvare il mare non ha la minima intenzione e difficilmente può andare in aiuto della terra. Qualche domanda ce la stiamo facendo! Come possiamo trasformare una nota positiva in un esempio che si espande a macchia d'olio?

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Odoya Yemanja – Salve o Mar!

Ci hanno detto che negli Oceani del mondo ci sono isole di plastica grandi come l’Islanda, o forse era la Groenlandia.

Ci hanno detto che negli Oceani del mondo nascono uragani sempre più intensi a causa di cambiamenti climatici che in un modo o nell’altro stiamo causando noi esseri umani.

Ci hanno detto che in molte culture, bianche o nere che siano, si usava e si usa tutt’oggi fare offerte al mare e alle sue divinità per chiedere buona pesca, benevolenza, protezione, purificazione o altro ancora.

Prima ancora di arrivare in Brasile ci hanno detto che nella religione del Kandomblè l’Orixà (divinità) dell’acqua dai rilassanti colori bianco e azzurro è Jemanjà e la sua festa, detta anche “festa do mar”, è il 2 febbraio.

In Bahia questa festa è molto sentita e a Salvador è prova generale per sistemi di sicurezza, traffico, suono, palchi, strade, lavoratori, ballerini e musicisti di samba e maracaton in vista del vicinissimo Carnevale conosciuto in tutto il mondo.

panorama-salvadorÈ però la festa del mare prima di tutto e già nel pieno dei festeggiamenti all’alba inizia una lenta processione per portare doni floreali a Jemanjà che gruppi di fedelissime uniscono abilmente in grandi ceste che verranno lanciate dalle barche al tramonto.

Magico e meraviglioso

Stupefacente che centinaia di migliaia di persone si radunino per una così antica e potente celebrazione che racchiude in sé la voglia di aiutare il mare, di farsi aiutare da un mare che non muore, una celebrazione di vita insieme.

Ineccepibile

Come è ineccepibile il fatto che nel 2018 le musiche tradizionali siano affiancate da sonorità più moderne e che l’evento venga filmato con l’aiuto di costosi droni.

Ma cosa rimane a Salvador della “festa do mar”?

Ovunque ci si giri, nella calca del lungomare, non si vedono altro che cumuli di plastica.
L’imballaggio delle lattine, le bottiglie d’acqua, i contenitori in polistirolo del cibo d’asporto.
Sembra non esserci scampo all’immersione nei rifiuti, raramente vicini a un bidone che verrà presto svuotato. Se verrà svuotato.

Chissà forse con il seguire il passo dei tempi si smetterà di donare al mare mazzi di rose e si lanceranno balle di PVC e PET, come già accade per gli scarichi diretti in mare della fogna o dei bagni chimici installati per l’evento.

Oggi la domanda che ci facciamo è: cosa dovrà fare il mare prima che l’umanità si decida a portargli il rispetto necessario, a salvarlo non solo nel giorno della sua festa ma anche negli altri giorni dell’anno? A salvarlo davvero?

Nota positiva: i catadores. Il concetto di raccolta differenziata esiste, ma viene messo in pratica solo per le lattine che vengono buttate in mezzo alla strada, quasi tutte, e raccolte da poveri, veramente poveri, che le rivendono a peso in alcuni punti della città per potersi comprare del pane. Quale soluzione permetterebbe di essere interessati alla raccolta delle bottiglie e dei sacchetti di plastica? O dei fogli di carta e cartone?

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Compagnia I fiori di caffe
A volte ci si accorge che le cose iniziano molto prima di quando le persone che ne fanno parte se ne rendono conto. I fiori di caffè sono un esempio di questa stranezza della vita. Nel 2017 ci siamo accorti che da anni stavamo lavorando per creare il background necessario, sia in termini di relazioni sia in formazione ed esperienze, ad avviare una compagnia che mostrasse al suo interno la passione e la mission del lavoro educativo con l’arte e la facilitazione nonché la voglia di assaporare e riconoscere le potenzialità e le peculiarità di diversi luoghi nel mondo, che possano ricevere dalle esperienze passate e regalare conoscenza per le esperienze future. Ecco perché dunque una compagnia teatrale itinerante che realizzi laboratori e spettacoli con l’obiettivo di educare e farsi educare da luoghi e persone che incontra lungo la strada