Vivere insieme, ma davvero: appunti di viaggio tra case, sogni e orti condivisi.
La sensazione di due mondi (o più?) l’ho percepita con chiarezza per la prima volta in viaggio in Portogallo, sull’autostrada da Tamera a Lisbona. Dopo essermi svegliata nella nota comunità in Alentejo, nel giro di qualche ora ero alle porte di Lisbona: l’autostrada piano piano cambiava, si riempiva di macchine, scatolette metalliche a gran velocità… improvvisamente contrapposte alla lentezza di poche ore prima, immersa nel verde di quell’oasi comunitaria.
Due mondi sullo stesso pianeta
E ancora l’ho sentita al termine di un cammino tra ecovillaggi: in stazione a Pistoia il venditore di biglietti ci ha ripresi perché non rispettavamo le regole di privacy per cui ci si deve presentare uno alla volta al banco della biglietteria… mi sembrava di venire da un altro pianeta.

I 7 Petali della Permacultura – Un’indagine sui sistemi di vita
Sì, su questo pianeta ci sono molti mondi. E così mi è venuta l’idea di conoscere meglio i mondi paralleli e sono partita per qualche settimana in un minivan alla scoperta di ecovillaggi e amici che mi sembrava vivessero in un modo diverso dall’ordinario. Da questo viaggio ho colto l’opportunità di investigare un altro mo(n)do di esistere su questo pianeta, ponendo alle persone coinvolte – circa 30 – domande che coprono gli ambiti di pertinenza della permacultura (i 7 petali del “fiore della permacultura”) e quelli del Lifebook/Life design.
Micro-scelte che cambiano la forma della vita
Le risposte ricevute parlano di persone che, disseminate sul territorio italiano e non solo, raccontano di scelte personali di cui cerco di sintetizzare, qui di seguito, il minimo comune denominatore.
Quello che è emerso non è un’utopia compatta, né una fuga romantica dalla “società”. È piuttosto un insieme di micro-scelte quotidiane che, sommate, ambiano radicalmente la forma della vita.
Decrescita consapevole – La rinuncia come scelta progettuale
Il primo minimo comune denominatore? La rinuncia consapevole.
Mare lasciato alle spalle.
Carriere interrotte.
Lavori full time trasformati o abbandonati.
Vita mondana ridotta.
Spazi personali ridimensionati.
Entrate economiche meno prevedibili.
Eppure quasi nessuno usa la parola sacrificio. Qualcuno scrive: “non le vivo più come rinunce”. Questo non significa che non ci siano costi. Significa che il baratto è chiaro: meno sicurezza, più libertà. Meno automatismi, più intenzionalità.
Economia della transizione – Tempo, lavoro autonomo e instabilità
Il secondo filo rosso è proprio la gestione del tempo. Libertà di organizzarlo, di scegliere quando lavorare, quando fermarsi, quando stare con le persone amate. Ma qui arriva anche la prima crepa: quando il lavoro è autonomo — counseling, formazione, grafica, consulenze, agriturismo, ristorazione nel bosco, educazione finanziaria, massaggi olistici — la libertà convive con l’instabilità. Non c’è stipendio garantito. Serve disciplina, capacità di adattamento, fiducia. E non sempre è leggero.
Governance comunitaria – Relazioni, comunicazione e conflitto
Un altro elemento comune è la centralità delle relazioni. Parole ricorrenti: amore, connessione, collaborazione, rispetto, comunicazione. Ma nella pratica questo significa riunioni di casa, turni di pulizia, divisione delle spese, negoziazione degli spazi, gestione dei conflitti.
C’è chi utilizza il “cerchio” per confrontarsi, chi ritualizza i momenti di chiarimento, chi celebra ogni mese la scelta di stare insieme chiedendosi se rinnovarla. È affascinante, sì. Ma è anche impegnativo: richiede una quantità di dialogo e consapevolezza che nel modello più convenzionale spesso viene evitata.
Sovranità alimentare – Autoproduzione e cura della terra
Poi c’è la terra. Ortaggi, patate, uova, miele, conserve, vino, frutti di bosco. Autoproduzione come gesto politico e pratico, ricordando che l’orto non concede pause: chiede presenza, competenza, costanza. Spesso è un lavoro vero, non un
fondale bucolico.
Crescita personale integrata – Competenze interiori ed esteriori
Sul piano della crescita personale il panorama è vastissimo: permacultura, agroecologia, meditazione, sciamanesimo, sacralità femminile, tantra, comunicazione nonviolenta, business, facilitazione, sociologia. Non è solo spiritualità. È un investimento continuo in competenze interiori ed esteriori che richiede intenzione, determinazione, energia, confronto con i propri limiti.
Sistemi intrecciati – Comunità e mondo “convenzionale”
Quello che ho percepito, attraversando questi “mondi”, è che non siano separati dal resto del pianeta. Sono intrecciati. Le stesse persone che parlano di connessione e cooperazione devono fare i conti con mutui, burocrazia, clienti, bollette, stanchezza.
La differenza non sta nell’assenza di problemi, ma nel modo in cui vengono affrontati: più esplicitamente, più collettivamente, a volte più lentamente.
Etica della responsabilità – Il cuore della transizione
Se dovessi sintetizzare il minimo comune denominatore in una frase direi: meno delega, più responsabilità diretta.
Responsabilità economica.
Responsabilità relazionale.
Responsabilità ecologica.
Responsabilità emotiva.
Non è un mondo più semplice. È un mondo più esigente. E per le persone che ho incontrato ha senso perché restituisce coerenza tra valori dichiarati e vita vissuta. E forse è proprio questa coerenza — fragile, imperfetta, in continua negoziazione — a rendere questi mondi paralleli non un’evasione, ma un laboratorio di possibilità.



















