Intervista a Selena Meli

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Selena Meli Italia che cambia

Ho avuto la fortuna di conoscere Selena Meli nel 2019 durante una giornata di presentazione alla Permacultura presso Felcerossa Casa di Paglia in Sicilia.

Selena ha quella capacità di far si che le cose succedano e quando succedono funzionano bene. Il suo sguardo intelligente, la dolcezza nei modi, quel suo fare accogliente e facilitante rivelano il tratto di una persona brillante che aiuta chiunque a “prendersi la propria responsabilità” e a orientare le propria esistenza verso la celebrazione del bello.

Bene, da allora Selena non ha lesinato nel prendersi la sua responsabilità, fra progetti e divulgazione adesso la sua firma recita Community Manager e Responsabile Sicilia che Cambia. Vediamo insieme come è andata…

Ciao Selena, ci vuoi parlare un po’ di te? Chi sei? Come sei approdata al mondo della permacultura? Ciao!

Ciao Marco! È sempre molto difficile definire chi siamo, senza raccontare i percorsi personali, che hanno contributo alla costruzione del nostro essere. Partirei da quello che più mi piace fare: cambiare. In primis me stessa: ho cambiato tante volte pelle nella mia vita, ma anche tanto di quello che c’era attorno a me (città, case, luoghi, lavori) fino a fare di questo desiderio irrefrenabile di mutamento un lavoro. E poi mi piace stare in natura, mettere le mani in terra, fare l’orto, impastare il pane, scalare e intessere relazioni. Mi piacerebbe potermi definire così: una tessitrice di relazioni che possono generare cambiamenti.

Sono approdata alla permacultura grazie a un corso di “introduzione” tenuto da Fabio Pinzi in Toscana. Mi sono ritrovata lì quasi per caso, in un periodo di forte crisi interiore, ma ho subito capito che la permacultura sarebbe entrata nella mia vita e mi avrebbe aiutata moltissimo. Per esempio, mi ha dato la spinta a lasciare un lavoro che non amavo, a tornare in Sicilia, a costruire una vita più improntata all’autosufficienza, a fare un PDC.

Cosa rispondi quando la gente ti chiede “Che lavoro fai”?

É una domanda che mi manda spesso in confusione. Non ho mai seguito percorsi di studio e lavoro tradizionali. Ho frequentato due corsi di laurea con nomi così lunghi, che solo a pronunciarli suscitavano sguardi dubbiosi e le esperienze lavorative non sono state tanto diverse. Adesso che ho attaccate addosso etichette ancora più astruse, come community manager, coordinatrice area partnership, è ancora più complicato. Spesso per rispondere in modo veloce dico: “ lavoro per un progetto giornalistico”, sondo la reazione e se vedo che c’è un accenno di curiosità parto a ruota. Parlo di Italia che Cambia che da dieci anni, racconta, mappa e mette in rete migliaia di progetti che in Italia contribuiscono a cambiare la nostra società civile: racconto di cittadini e cittadine, associazioni, aziende, comuni virtuosi, tutti accomunati da un atteggiamento unico: non chiedersi se ma come si può realizzare un progetto che sia di beneficio per la comunità. E che c’è anche una sua declinazione in Sicilia. Ma di questo parliamo dopo, no?

Mi ha incuriosito molto il tuo impegno con Sicilia che Cambia. Ce ne vuoi parlare? Come hai/avete cominciato? Quali sono le esperienze che ti sono rimaste nel cuore? Quali quelle dalle quali hai imparato?

Come ho cominciato è una storia romantica, che vale la pena raccontare. Nel 2008 ho scelto di tornare in Sicilia dopo 16 anni passati tra varie città italiane ed europee alla ricerca della meta ideale, che evidentemente non ho mai trovato. Come tanti e tante che scelgono di tornare in Sicilia e in generale al sud, terra martoriata e con pochi spiragli di luce, ero spaventata. Non tanto dal fatto che probabilmente ci avrei messo un po’ a trovare un’occupazione – mi ero appena dimessa da un lavoro a tempo indeterminato e sapevo che non sarebbe stato facile trovarne un altro – quanto da essere contagiata da una delle patologie più radicate in questa regione: la lamentela.

In questo noi siciliane e siciliani deteniamo sicuramente un primato. Già immaginavo decine di amici e parenti tentare di convincermi del fatto che lasciare la bella Firenze per la Sicilia era stata una follia, che qui siamo in periferia e non succede mai nulla e che nulla può cambiare le cose. Dovevo difendermi: non potevo permettermi di cadere nella trappola dell’immobilismo, da cui ero scappata anni prima.

Sentivo il bisogno di nutrirmi delle storie di chi, come me, era tornato o magari non era mai andato via, di testimonianze giovani che avevano realizzato progetti virtuosi, utili per il cambiamento della nostra terra. In questo viaggio verso il sud ho rincontrato Paolo, amico caro e ex collega di università, mi ha invitato a fare un tour con Italia che cambia in Sicilia, insieme a Daniel; Emanuela e Marcello. Ho accettato: avevo bisogno di vedere l’altro volto della Sicilia e di rafforzare la condizione che tornare era stata la scelta giusta. Ho subito sentito una forte sinergia tra noi e da quel viaggio abbiamo iniziato a sognare la Sicilia che Cambia.

Di esperienze da cui ho imparato molto ne ho in mente a centinaia, per me questi anni sono stati una palestra continua e mentirei se dicessi che è sempre stato facile. Però c’è una cosa che mi rimane sempre impressa quando viaggio, incontro nuove persone, faccio meeting on line: l’espressione di chi crede veramente che è un cambiamento sistemico è possibile e si impegna ogni giorno per realizzarlo.

Di recente Italia che Cambia ha deciso di trasferire la sede principale in Sicilia e di aprire una nuova cooperativa. Ci vuoi raccontare come è andata?

Mi piace raccontarlo perché la fondazione della cooperativa è stato un percorso lungo e sicuramente non privo di ostacoli, ma anche una conquista di cui andiamo molto fieri e che ci tocca molto. Sì, lo so che sembra strano emozionarsi per un passaggio che a qualcuno sembrerà una pratica burocratica. Per noi è molto di più. È un modo per darci una struttura ancora più solida, per garantire dignità e futuro ai nostri collaboratori, per sviluppare nuovi sogni e progetti, per continuare a fare giornalismo indipendente e per allargare la community. E poi c’è la scelta di aprirla in Sicilia, a Catania, una delle città più cementificate della Sicilia, con un’emergenza rifiuti che continua da anni, ma che sta dimostrando allo stesso tempo di avere tutti i presupposti per fare un salto in termini di innovazione. Avere la nostra sede al sud significa rompere lo stereotipo che vede sempre il nord “sù e il sud giù”. Ma non è solo una scelta simbolica: vogliamo veramente lavorare in sinergia con associazioni, imprese, cittadini per contribuire a cambiare la narrazione di quest’isola.

La redazione di Sicilia che Cambia. Da sinistra Selena Meli, Marcello Bellomo, Alessia Rotolo ed Elisa Cutuli.

A noi piace ridere e scherzare. Molte delle nostre interviste avvengono a cena in una situazione molto gioiosa. Ma proprio quando siamo piegati in due ci scappa la domanda a trabocchetto: secondo te “insieme possiamo farcela”?

È un esercizio immaginativo, per dirla alla Rob Hopkins. Proprio mentre rispondo alle domande di queste intervista la città in cui vivo, Modica, è sommersa dalla munnizza e spesso sono presa da momenti di grande sconforto e tristezza. In quei frangenti provo a nutrire il pensiero laterale. Chiudo gli occhi e provo a immaginare il mondo tra 10, 20, 30 anni, di recente mi è stato chiesto di pensare al 5000 dc, e in questo meraviglioso sforzo creativo riesco a vedere il nostro Pianeta verde e rigoglioso e ancora abitato da uomini e donne. Stupita vado avanti, penso a città verdi, a parchi rigogliosi, a laghi e fiumi pieni d’acqua, a orti sinergici, animali felici e sorrido.

Ok domanda non facile, lo ammetto. Le nostre interviste sono spesso sui generis e crediamo nel mutuo scambio. Ti va di fare una domanda a Permacultura & Transizione? Risponderemo sinceramente ovviamente.

Cos’è per te Sicilia che Cambia?
La risposta di P&T: Sicilia che Cambia è un progetto teso alla crescita personale di chi ci lavora, al rafforzamento della comunità siciliana tesa al cambiamento, al servizio di questa isola e della sua natura. Grazie a Sicilia che Cambia, voi della cooperativa riuscirete a realizzare il sogno che vi accomuna, i progetti che raccontate avranno più visibilità e potranno dialogare con nuove persone, i lettori potranno avere speranza e degli esempi concreti magari dietro l’angolo. Dalla risultante di tutto ciò, e dalle sinergie che Sicilia che Cambia riuscirà a creare, questa isola potrà pian pianino rigenerarsi e cambiare narrazione.

Noi di Permacultura & Transizione sogniamo che dopo ogni articolo, dopo ogni intervista pubblicata si avvii un piccolo processo di cambiamento o una piccola rivoluzione. Ti va di sognare con noi? Cosa avverrà dopo la pubblicazione di questa intervista?

La parte più intima di me spera che nessuno leggerà questa intervista, ma questo desiderio non gioverebbe né alla rivista, di cui sono fan, né a Sicilia che Cambia. Quindi spero che viaggi nell’etere e che molti trovino in queste parole la spinta per cliccare su Sicilia che Cambia, dentro ci troveranno decine di articoli dedicati al cambiamento, un mappa, una bacheca, un invito a unirsi alla rete e chissà forse anche la loro storia.

E cosa succederà la prossima settimana con Italia che Cambia?

Come sempre tante cose. Continueremo il nostro lavoro giornalistico, progetteremo i nuovi servizi della cooperativa e procederemo con la programmazione della grande festa del decennale di Italia che Cambia che stiamo preparando per voi a settembre, mese in cui ripercorreremo nuovamente l’Italia come dieci anni fa da nord a sud, per poi incontrarci in 4 giorni di incontri, talk, dibattiti e festeggiamenti a Catania.

Per ulteriori info su Italia che Cambia e Sicilia che Cambia
Sito web Italia che Cambia: https://www.italiachecambia.org/
Sito web Sicilia che Cambia: https://www.italiachecambia.org/sicilia/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/itachecambia
Gruppo Facebook di Sicilia che Cambia: https://www.facebook.com/groups/307898047714888

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Nel bel mezzo della sua sfavillante carriera manageriale all'estero, fatta di viaggi in business class e meeting internazionali per conto di una delle peggiori multinazionali che l'umanità abbia mai potuto produrre, Marco scopre la Permacultura, se ne innamora, lascia il suo lavoro e decide cominciare la sua transizione interiore. Nel suo nuovo viaggio incontra tante persone stupende fra le quali Aranya, che gli insegna la Permacultura e gli dà una bella certificazione, poi Dave col quale impara la Permacultura urbana in una città dedita all'alienazione e al consumismo sfrenato, poi Naresh col quale intrattiene delle lunghe conversazioni sulla Transizione e dulcis in fundo Flavio col quale ride tanto e si inventa un modo sostenibile di fare impresa. Il suo sogno è quello di diventare un insegnante di Permacultura e di trasformare il suo Paese d'origine in un paradiso tanto da riguadagnarsi l'appellativo di Bel...Paese! Che cosa gli succederà in futuro nessuno lo sa, chissà quante altre meravigliose creature incontrerà. Frattanto lasciatelo sognare e progettare. E di tanto in tanto date un'occhiata agli articoli che pubblicherà!