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Intervista ad Anna Giuliani

Scopri l'energia di Anna Giuliani nella nostra intervista esclusiva sulla permacultura. Passione e determinazione senza filtri.

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Anna Giuliani Permacultura

Sono davvero entusiasta di condividere con voi questa intervista esclusiva con Anna Giuliani, una figura di spicco nel mondo della permacultura. Nonostante non abbia mai avuto il piacere di incontrarla di persona, i nostri scambi via email sono stati così intensi e profondi che mi sembra di conoscerla da sempre.

Anna è conosciuta per la sua schiettezza e per la sua capacità di parlare senza peli sulla lingua. La sua passione per la permacultura è contagiosa e la sua determinazione è inarrestabile. Mi ha colpito profondamente il modo in cui non nasconde i tratti del suo essere Scorpione, una caratteristica che la rende ancora più affascinante e risoluta nel perseguire i suoi obiettivi.

Diplomata in Progettazione in Permacultura, Tutor e insegnante di Permacultura, ha ricoperto il ruolo di Segretaria dell’Accademia Italiana di Permacultura, contribuendo in modo significativo alla crescita e alla diffusione della permacultura nel nostro paese. È famosa per il suo motto “Permacultura senza paura“, che riflette perfettamente il suo approccio audace e coraggioso.

Anna ha anche partecipato a uno dei miei webinar durante la Pandemia del 2020, “Cambio vita con la Permacultura! Progetta il tuo percorso di vita con i principi e le etiche della permacultura”, e la sua partecipazione è stata un’ulteriore testimonianza della sua dedizione e del suo impegno per un cambiamento reale e sostenibile.

In questa intervista, spero di trasmettere almeno una parte dell’energia e della passione che Anna infonde in tutto ciò che fa. Scopriremo insieme la sua storia, le sue esperienze e le sue visioni per il futuro della permacultura.

Ciao Anna, ci vuoi parlare un po’ di te? Chi sei? Come sei approdata al mondo della permacultura?

Ciao Marco! Una sfida interessante raccontarti chi sono ora, in un periodo così ricco di fermento! Come l’ecosistema bosco, che lungo la sua successione naturale può evolvere nel climax più funzionale ai feedback ambientali, così oggi mi sento una donna che ha gli strumenti per creare le realtà circostanti. Di mentalità eclettica e curiosa, ho bisogno di nutrire il cambiamento studiando ad appassionandomi a cose nuove.

Dottore di ricerca in biologia animale, dopo l’esperienza quinquennale universitaria ho lavorato, grazie ad un master in tecnologie ambientali e gestione integrata delle acque, come consulente per le aziende emiliano romagnole. Durante questi 10 anni, a contatto con un mondo caratterizzato da business e scarico di responsabilità nei confronti di Gaia, ho sentito il bisogno di lavorare su me stessa per ascoltarmi e comprendere che tipo di persona volevo essere. Mi sono immersa in un percorso olistico e, grazie a parecchi anni di costellazioni familiari ed astrologia evolutiva, ho curato le nicchie della mia anima intrise di retaggi del passato. Il Reiki, disciplina spirituale per me imprescindibile, ha nutrito e ripopolato lo spazio vuoto, collegando mente, cuore ed anima.

Ora da permacultrice potrei affermare che, inconsciamente, già in quegli anni ho messo a sistema i diversi elementi creando una rete energetica resiliente!

Va da sé che non potevo continuare a lavorare nella “Matrix” e, mentre cercavo di capire come uscirne, nel 2013 sono magicamente capitata ad un’introduzione alla permacultura e lì ho compreso che potevo svoltare per la strada giusta! Ma è solo grazie al PDC72h con Anna Bartoli che ho integrato l’enorme potenziale di questo metodo di progettazione, che per una forma mentis scientifica come la mia non poteva essere altro che la chiave di volta.

Cosa rispondi quando la gente ti chiede “Che lavoro fai”?

Dipende! Mamma sempre “sul pezzo”, divulgo la progettazione in permacultura principalmente facilitando corsi di PDC72h e seguendo tutoraggi per le studentesse e gli studenti di AIP. Progettista de Il Bosco di Tiola, ancora attuale progetto con cui mi sono diplomata, resto in costante progettazione reagendo creativamente agli innumerevoli imprevisti che le famiglie, di origine e di scelta, mi offrono per evolvere. Ho la fortuna di amministrare una casa in centro a Bologna che mi da la possibilità di scegliere liberamente di fare quello che mi piace e mi diverte, no fun no permaculture! Solo fino a 3 mesi fa avrei anche risposto segretaria e tesoriera della meravigliosa Accademia Italiana di Permacultura, ma vedo che avrò l’opportunità di parlarne qualche domanda sotto!

Anna Giuliani insegnate permaculturaMi ha incuriosito molto Permacultura senza Paura. Ce ne vuoi parlare? Da dove viene questo nome?

“Permacultura senza paura!” è una frase che ho gridato entusiasta quando ho ricevuto il mio primo attestato di partecipazione ad un PDC72h. Quel momento resta caro nella mia memoria perché ho sentito che in quei sei mesi si erano concretamente connesse tutte le esperienze passate, dalla laurea in scienze naturali fino al lavoro come educatrice nel laboratorio socioccupazionale di agricoltura sociale.

Ho pensato fosse il nome giusto per approdare sui social, perché racchiude tutto ciò che sono oggi, una donna permacultrice che ha vinto la maggior parte delle sue paure, compresa quella di aprirsi in una vetrina a volte scomoda, anche se ancora sono in fase di rodaggio e studio della potenzialità dello strumento. Se posso aggiungo una nota che sento forte nel cuore.

Aprire 9 mesi fa un profilo Instagram mi ha inevitabilmente donato la possibilità di poter accedere ad un mondo di informazioni reali che con i media nazionali non possiamo percepire. Mi sono immersa cuore ed anima a seguire il genocidio in Palestina ed ho perso subito quel futile momento di entusiasmo a voler mostrare chi sono e cosa faccio, perché di fronte ad una follia del genere tutto è passato in secondo piano. Ancora oggi fatico a prendere il via e, quando riesco, una parte della mia mente mi assilla chiedendosi con che coraggio si possa continuare a mostrare le nostre vite privilegiate come se nulla fosse.

Come hai/avete cominciato? Quali sono le esperienze che ti/vi sono rimaste nel cuore? Quali quelle difficili ma che vi hanno insegnato qualcosa?

Nel 2012 con la mia famiglia ho lasciato la città di Bologna per trasferirmi sulle prime colline, ho continuato per due anni il lavoro di consulente tecnico ambientale, che mi portavo dietro dalla vita cittadina, ma complice il mio entusiasmo per il trasferimento e la curiosità di immergermi nel territorio, nel giro di un anno mi sono ritrovata coinvolta come segretaria, tesoriera ed educatrice in un’associazione locale, che si occupava di agricoltura sociale.

Quindi dal 2013 la parallela scoperta della permacultura ha riattivato naturalmente e connesso sistematicamente saperi e competenze. Le esperienze rimaste nel cuore, oltre il primo PDC72h, sono state… sicuramente ospitare un PDC Advanced grazie al quale ho conosciuto persone stupende, che ancora oggi frequento e con cui collaboro, portare nelle scuole elementare e media della Valsamoggia percorsi e laboratori di costruzione di semenzai ed orti, grazie anche alla collaborazione con il Parco Regionale dell’Abbazia di Monteveglio, progettare in permacultura un orto sensoriale per persone diversamente abili e creare un gruppo di mutuo aiuto tra permacultrici e permacultori emiliano – romagnoli.

L’esperienza più difficile è stata quella di riuscire a reagire creativamente al cambiamento durante il periodo del Covid, perché ha condizionato il percorso di alcune relazioni e ne ha interrotte altre, forse per diversità di vedute, forse perché non così solide da resistere ad un evento estremo. Anche relazionarsi con i vicini è stato difficile e mi ha insegnato che solo attraverso l’esempio e l’espressione delle nostre capacità e dei nostri sogni le persone possono avere uno spunto o possono provare curiosità per qualcosa che non conoscono.

Anna Giuliani tutor permacultura

Il mondo della Permacultura in Italia associa il tuo nome a quello dell’Accademia Italiana di Permacultura per via del ruolo che hai ricoperto per un po’ di tempo? Ti va di raccontarci come è andata?

Probabilmente si, e che il mio nome venga associato ad AIP per me è un dono! Nel 2019 sono entrata nel consiglio direttivo, quando si chiamava ancora Ellisse, ci sono rimasta per 5 anni e sicuramente questa esperienza mi ha dato la possibilità di incontrare e relazionarmi con la maggior parte delle persone che girano attorno a questo movimento e di mettere a servizio dell’Accademia quanto so fare.

Come è andata è molto semplice, in quel momento c’era bisogno di qualcunə che fosse motivatə, entusiasta e prontə a donare la propria energia a prescindere e chi già mi conosceva bene, ed era a conoscenza della passione che nutrivo per la permacultura da anni, è riuscita a convincermi a candidarmi.

I due anni in Ellisse per me sono stati splendidi, come gruppo abbiamo lavorato su una nuova visione e sul percorso che ha poi portato al cambio di statuto, ma ci siamo anche suddivisə in sottogruppi per integrare e sviluppare le modalità di organizzazione delle plenarie, l’avvaloramento delle 72h, la partecipazione all’Erasmus Plus per la creazione di un modulo di permacultura nelle università, la modalità on line per poter rispondere creativamente all’emergenza Covid, che ci ha accompagnatə per un bel po’.

Accademia Italiana di Permacultura
Plenaria Accademia Italiana di Permacultura Aprile 2024 – Direttivo ed Ellisse uscenti

Insomma non sono stati 2 anni statici, ma ricchi di riunioni, scambio di proposte e di punti di vista, anni in cui ho cercato di dare la mia disponibilità al massimo, fino a quando all’inizio del 2021 ho iniziato l’affiancamento per il ruolo di segreteria e tesoreria e poter candidarmi per le nomine previste per quell’anno. Dal 2021 e per i 3 anni successivi ho ricoperto quindi questi due ruoli, come ovviamente tuttə sanno.

All’inizio poter gestire un’associazione nazionale è stato entusiasmante ed arricchente, ma con il passare dei mesi, e soprattutto nell’ultimo anno, ho sentito tutto il peso della responsabilità, quella responsabilità che solo una visione sistemica ti può dare. Ho iniziato a non divertirmi più, a constatare che non avevo più le energie e la mente libera per potermi dedicare ai progetti personali ed alla mia vita permaculturale extra accademia. Così ho capito che era finito il tempo, che avevo bisogno di ritornare a me ed ai miei sogni e, nonostante la difficoltà di prendere una decisione del genere, ho deciso di non ricandidarmi.

Quali altri progetti stai seguendo in questo periodo?

Proprio in questo momento sto vivendo un bellissimo percorso di progettazione di un PDC72h da Donne a Donne assieme a compagne splendide! Ne avrai sicuramente sentito parlare, primo in Italia è un residenziale che si terrà a L’Asino e la Luna dal 4 al 19 agosto di quest’anno e che terminerà con una giornata di Festival italiano delle Donne in permacultura, in cui riscopriremo lo sguardo femminile sulla natura e sul futuro del nostro pianeta.

Permacultura è una parola che non viene riconosciuta neanche dal correttore di qualsiasi editor di video scrittura (Word, Libre Writer, OpenOffice Writer ecc) sembra che occorre lavorare tanto sul linguaggio eh?

Si, è una parola che non viene riconosciuta. Il problema è che a volte anche il concetto e tutto il metodo progettuale che sta dietro alla parola non viene riconosciuto! Su questo c’è tanto da lavorare e la soluzione è diffondere e seminare questa splendida disciplina (come la chiamo io!), divulgare la progettazione, le diverse modalità di applicazione, gli strumenti progettuali a me tanto cari e ricordare sempre la prima direttiva, perché senza quella manca il punto di partenza che può rendere questo movimento così innovativo e potenzialmente rivoluzionario nel suo genere.

Qualcuno dei nostri lettori ci rimprovera che la permacultura “non è per tutti”. Troppi termini anglosassoni difficili da ricordare, troppi principi, troppa fatica nella fase della progettazione e soprattutto troppa responsabilità da prendere che non fa dormire la notte, la paura del cambiamento. Come replicheresti?

Dipende! Se parliamo di difficoltà per i termini anglosassoni, per imparare principi e metodo di progettazione ritengo che con volontà ed applicazione tuttə ci possono riuscire e quindi si, permacultura può essere per tuttə. Sulla responsabilità e la paura del cambiamento beh, sinceramente credo che se ci ritroviamo in questa situazione a livello mondiale sia sicuramente dovuto al fatto che deleghiamo e ci accontentiamo della routine, come d’altronde ci hanno sapientemente educato.

Ma in questo momento storico è necessario prenderci la responsabilità di cambiare e di fare un passo oltre il velo di Maya, per dirlo alla Schopenhauer. Abbiamo bisogno di strumenti per creare soluzioni, per rispondere attivamente alle scelte di chi governa questo mondo, per progettare e proporre dal basso azioni concrete che ripristino i nostri ecosistemi. Ecosistemi ambientali si, ma anche sociali, perché solo unendo le idee ed offrendo più luoghi di rigenerazione possiamo contribuire a curare il futuro nostro, delle figlie e figli di tuttə e di questo paese.

Una o più canzoni che hai in mente in questi giorni? E perché?

Adoro la musica e non potrei vivere senza! Per me è una medicina, una modalità per comunicare ciò che sento, una compagna che asseconda i miei stati d’animo. Potrei citare svariate canzoni, te ne passo due fondamentali: Take it easy degli Eagles che mi aiuta ad andare oltre, ad uscire dai momentanei abissi in cui mi ritrovo quando qualcosa non va, un salvagente dell’anima! L’altra è Live is life di Opus, bastano i primi quattro colpi di batteria per saltare e ballare, elisir di carica energetica e gioia!

A noi piace ridere e scherzare. Molte delle nostre interviste avvengono a cena in una situazione molto gioiosa. Ma proprio quando siamo piegati in due ci scappa la domanda seria: secondo te “insieme possiamo farcela”?

Ops, questa non è una domanda semplice e da brava scorpionaccia rischio di andarci giù pesante! Studio e vivo il tema dell’ambiente ormai da 30 anni e questo non mi fa prescindere dalla certezza che veramente dobbiamo assumerci la responsabilità di dare il nostro contributo per portare la società nella direzione della salvezza, altrimenti tra poco, pochissimo tempo, saremo bolliti! Nel vero senso della parola!

Seguo le questioni mondiali e la politica, soffro e mi arrabbio, a volte perdo la speranza quando mi sembra che, per quanto lavoro di divulgazione stiamo facendo tuttə noi permacultrici e permacultori, tutto sia vano di fronte ai grandi che ci governano.

Poi mi basta osservare in silenzio la manifestazione della natura intorno a me e vengo pervasa da una sensazione di pace, benessere e positività che mi fanno percepire la semplicità di quanto molto sarebbe risolvibile se solo noi esseri umani lo volessimo all’unisono.

Quindi non so se insieme potremmo farcela laddove “insieme” si limitasse a creare gruppi e reti di persone solo per mantenere le nostre zone di comfort ed il livello di privilegio che caratterizza le nostre vite. Per arrivare alla comprensione se ci siano delle possibilità per farcela mi vengono in mente altre domande, a cui sarebbe veramente interessante rispondere onestamente e consapevolmente. Quanto siamo realmente in grado di vedere ad ascoltare l’altrə? A quanta parte del nostro benessere siamo dispostə a rinunciare per aumentare quello di chi non ce l’ha? Quanto riconosciamo essere un surplus nelle nostre quotidianità che può essere sopravvivenza per altrə? Rinunceremmo ad alcuni comfort per abbassare l’impatto collettivo a cui stiamo costringendo il nostro pianeta?

Ok domande difficili, lo ammetto. Le nostre interviste sono spesso sui generis e crediamo nel mutuo scambio. Ti va di fare una domanda a Permacultura & Transizione? Risponderemo sinceramente ovviamente.

Come movimento italiano come possiamo far si che le amministrazioni, le industrie e la politica vedano la permacultura come metodo di progettazione fondamentale per rigenerare gli ecosistemi?

La risposta di P&T:

Grazie per la domanda, che tocca un punto fondamentale per il futuro della permacultura in Italia. Per far sì che le amministrazioni, le industrie e la politica vedano la permacultura come un metodo di progettazione fondamentale per rigenerare gli ecosistemi, dobbiamo agire su più fronti con passione e determinazione e ispirandomi al fiore della permacultura di David Holmgren immagino questi punti.

  1. Educazione e sensibilizzazione: È essenziale organizzare eventi, workshop e seminari per educare e sensibilizzare i decisori politici e i leader delle industrie sui benefici concreti della permacultura. Dobbiamo mostrare loro esempi di successo e storie di rigenerazione ambientale ottenute grazie alla permacultura.
  2. Collaborazione e rete: Dobbiamo creare alleanze con altre organizzazioni ambientaliste e movimenti sociali per rafforzare la nostra voce. Un movimento unito è più forte e può esercitare una maggiore pressione sulle istituzioni e sulle imprese per adottare pratiche sostenibili.
  3. Dimostrazione pratica: È cruciale sviluppare progetti pilota e casi di studio che dimostrino l’efficacia della permacultura nella rigenerazione degli ecosistemi. Questi progetti possono fungere da modello e ispirare altre realtà a seguire lo stesso percorso.
  4. Comunicazione efficace: Dobbiamo migliorare la nostra comunicazione, utilizzando mezzi di informazione tradizionali e digitali per diffondere i principi e i successi della permacultura. Una narrazione positiva e coinvolgente può attirare l’attenzione e l’interesse del pubblico e dei decisori.
  5. Advocacy e politiche: Infine, dobbiamo lavorare attivamente nel campo dell’advocacy, presentando proposte concrete e partecipando ai tavoli di discussione politica per promuovere l’integrazione della permacultura nelle politiche pubbliche.

Solo attraverso un impegno costante e una visione condivisa possiamo sperare di vedere la permacultura riconosciuta come un metodo di progettazione fondamentale per la rigenerazione degli ecosistemi. Insieme, possiamo fare la differenza e costruire un futuro più sostenibile e armonioso per tutti. Come spesso ripeto durante i miei corsi: abbiamo bisogno di tutti, ma di tutti tutti.

Noi di Permacultura & Transizione sogniamo che dopo ogni articolo, dopo ogni intervista pubblicata si avvii in Italia un piccolo processo di cambiamento o un piccola rivoluzione. Ti va di sognare con noi? Cosa avverrà dopo la pubblicazione di questa intervista?

Wow! Dopo questa intervista si aprirà in moltə la curiosità di approfondire alcune tematiche qui proposte e di prendere ispirazione per aggiungere una prospettiva rimasta latente. Il movimento acquisirà una forma più consistente attraverso gruppi di lavoro dedicati a progettare proposte concrete, da portare alle amministrazioni locali, ed azioni bottom-up, che rendano visibili i talenti delle persone e possano orientare in nuove direzioni i sistemi in cui siamo inseritə. Personalmente avrò aggiunto un passo in più lungo il percorso di costruzione di nuovi progetti in permacultura e verso la realizzazione di una divulgazione a più ampio raggio.

E cosa succederà dopo il tuo prossimo laboratorio/seminario/corso?

Dopo il prossimo PDC72h, quello da Donne a Donne, tutte insieme avremo aumentato la consapevolezza della necessità di modificare la direzione che la società continua ad imporci, ci saremo nutrite e supportate nella decostruzione delle strutture patriarcali con cui siamo cresciute. Nel mio piccolo avrò trascorso 16 giorni magici, di vera connessione ed ascolto del femminile, ne uscirò carica a mille, pronta a condividere l’esperienza con tuttə quellə che capiteranno nei paraggi! Sento che sarà un’esperienza che arricchirà di molto la mia cassetta degli attrezzi e sicuramente porterò anche in altri progetti quanto vissuto ed imparato.

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Marco Matera
Nel bel mezzo della sua sfavillante carriera manageriale all'estero, fatta di viaggi in business class e meeting internazionali per conto di una delle peggiori multinazionali che l'umanità abbia mai potuto produrre, Marco scopre la Permacultura, se ne innamora, lascia il suo lavoro e decide cominciare la sua transizione interiore. Nel suo nuovo viaggio incontra tante persone stupende fra le quali Aranya, che gli insegna la Permacultura e gli dà una bella certificazione, poi Dave col quale impara la Permacultura urbana in una città dedita all'alienazione e al consumismo sfrenato, poi Naresh col quale intrattiene delle lunghe conversazioni sulla Transizione e dulcis in fundo Flavio col quale ride tanto e si inventa un modo sostenibile di fare impresa. Il suo sogno è quello di diventare un insegnante di Permacultura e di trasformare il suo Paese d'origine in un paradiso tanto da riguadagnarsi l'appellativo di Bel...Paese! Che cosa gli succederà in futuro nessuno lo sa, chissà quante altre meravigliose creature incontrerà. Frattanto lasciatelo sognare e progettare. E di tanto in tanto date un'occhiata agli articoli che pubblicherà!
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