Intervista a Maddy Harland: Fertile edges Regenerating land and hope.

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Maddy Harland Fertile Edges
Maddy Harland autrice del libro Fertile Edges: Regenerating Land, Culture and Hope. Foto di Marco Matera

Applewood, Herefordshire. Sono al corso Empowering women with permaculture.

A Looby Macnamara, donna selvaggia e progettista, giocosa e autorevole, riflessiva e teorica, si è affiancata una altra guida, Maddy Harland, un nome conosciuto nel mondo della permacultura, editrice e co-fondatrice di Permaculture Magazine, e di una casa editrice Permanent Publications che ha pubblicato, tra i tanti libri, People and Permaculture della stessa compagna di viaggio, Looby.

Due guide con un’unica visione di cambiamento: chiara, lucida e coraggiosa. Due donne che parlano al cuore e restano poi in silenzio ad ascoltare. Nello spazio sacro della natura che ci custodisce.

Colgo l’occasione in una pausa del nostro corso per intervistare Maddy sul suo ultimo libro. Ci sediamo nella yurta. E’ la stessa yurta dove il cerchio di donne è stato attorno a candele che simboleggiavano il segreto femmineo, alla ricerca del proprio archetipo, celebrando spazi interni di connessione in quella che è detta cultural emergence, cultura creata da uomini e donne empowered, che scelgono con consapevolezza qual è la direzione e la seguono, mantenendo la rotta.

Maddy harland empowering women permaculture
Maddy Harland al corso Empowering Women with Permaculture

E’ chiamato “momentum”, il mantenere la rotta monitorando, valutando progressi, step, tra ciò che era pianificato e ciò che è realizzato. Come dire che in una progettazione, c’è del razionale come nella dimensione statica maschile, il pianificatore che decide obiettivi e step, tabelle di marcia ma c’è poi il dinamismo femminile che esplode nel sogno e nell’ispirazione. E nel tragitto, i principi, le golden keys, il ricordare la visione, la celebrazione e la gratitudine per ciò che siamo e riceviamo.

Tutto questo è sapere e saggezza che deriva dall’esperienza, dal confronto continuo di un movimento che costruisce le sue teorie dall’azione e dalla osservazione del fare disinteressato della natura.

Fertile Edges Regenerating Land, Culture and HopeFertile Edges: Regenerating Land, Culture and Hope è il libro che Maddy ha scritto e proprio nei giorni scorsi ha celebrato la sua edizione. Nasce da una collezione scelta di articoli scritti in più di 20 anni per Permaculture Magazine. Sulla copertina c’è un’immagine del delta del Gange: uno dei più fertile e fragili ecosistemi del nostro bel pianeta.

“Quest’anno è il 25° anniversario di Permaculture Magazine. Nel 1992 l’edizione di permaculture magazine era americana, digitale ed era diffusa nel mondo. Ho iniziato a comprendere come scrivere aveva un potere di influenzare, di portare gli altri a compiere un movimento. Così ho deciso di celebrare i 25 anni con la stesura di un libro. Ho scelto una selezione di articoli, ma anche di scrivere una riflessione frutto di un confronto tra cosa negli anni accadeva nel mondo, eventi globali, e la nascita e la diffusione del movimento di permacultura che nasce sulla spinta delle sfide globali. Nel libro mi occupo di chi vive sul confine, delle persone che ho conosciuto negli anni e che hanno partecipato ad esempio alle convergenze, interrogandomi su un profilo di tali persone, da dove venivano, chi erano. E tra queste persone, ci sono anch’io. Offro dettagli, non molti, della mia biografia, cosa accadeva a me mentre il movimento di permacultura si diffondeva, cosa accadeva alla mia famiglia. In questa narrazione, devo dire che sono stata molto incoraggiata da uno degli editori della rivista – Lorenzo Costa – che mi ha detto che ero in una posizione unica nel movimento della permacultura, perché ho visto e partecipato alla crescita della permacultura e da qui la necessità di offrire un quadro personale, come se il cambiamento di un movimento, collettivo si incrociasse poi con una storia personale di cambiamento.

Quindi il libro tratta delle persone che gravitano nel movimento oltre che dell’ecosistema e delle scelte globali che l’umanità deve compiere?

Nel libro, sono trattati vari problemi dal cambiamento climatico, l’aumento di uragani a causa del surriscaldamento degli oceani e altre sfide globali. Una metà del libro è sulle soluzioni. È inconcepibile come nel comune mainstream non si parla seriamente di soluzioni. Patrick Whitefield descrive il cambiamento climatico come “un elefante nella stanza”. Non se ne parla, perché le soluzioni richiederebbero un cambiamento politico.

E’ molto interessante ciò che dici perché come ho rivelato da una mia ricerca, che più c’è ansia per tali sfide (penso all’inquinamento da rifiuti nella mia terra campana) più le persone tendono a non partecipare, come se l’ansia anche inconsapevolmente avesse un effetto inibente piuttosto che attivatore. Il disinteresse potrebbe celare quindi una difesa, una dissociazione emotiva di massa, soprattutto in chi non crede di poter avere strumenti per affrontare il cambiamento. Che ne pensi?

Sì, se non vedi l’elefante, è come se stessi in uno stato alterato di coscienza, ipnotico, di sonno. Ma esistono persone che sono sveglie, ed il loro essere sveglie si accompagna alla sofferenza. Se tu stai soffrendo, sappi che non sei sola. Io sono con te, ciò che possiamo fare insieme è cambiare la narrativa nel mondo e supportarci nel cambiamento.

Chi sono gli outsiders, le persone che vivono su un confine fertile?

Nel libro non c’è solo l’interesse per gli habitats e gli ecosistemi, ma anche per le persone che vivono sul confine, che si sentono outsiders, che non sono al centro della comunità. Perché il confine per l’essere umano può essere una posizione di solitudine ma anche fertile e vitale. Ho incontrato molte persone che praticano permacultura, molti di noi condividono la percezione di una enorme differenza dal mainstream della società.

Sentire che non si è soli, che si può contare su una rete, un grande movimento è un fattore che incoraggia e supporta. Dai nomi più conosciuti come David Holmgren, Rob Hopking dalla Transizione, Looby Macnamara, con cui ho lavorato più strettamente, Joanna Macy ma anche penso a nomi meno conosciuti, o non conosciuti affatto, persone che hanno avuto un effetto profondo su di me. Mi hanno insegnato come io ho insegnato loro nei vari corsi. Qualche volta può succedere che si incontrano persone anche per un tempo molto breve ma riesci a condividere qualcosa di molto speciale, avviene una comprensione empatica ad un livello più profondo.

Come è avvenuto lo spostamento di interesse, o meglio l’ampliamento dell’ambito di attenzione del movimento di permacultura al principio della cura delle persone?

All’inizio del movimento, negli anni ’90 molti insegnanti provenivano dall’Australia. Era all’inizio molto centrato sulla formazione, in particolare sull’uso della terra, sulla coltivazione, gardening, la progettazione di compost toilet fino al 1996 quando fu lanciato il network globale degli ecovillaggi. La sola letteratura era australiana, non c’era ancora letteratura europea. Il primo libro è stato edito nel 1993. C’era poca informazione e sperimentazione, perché i principi di progettazione erano appropriati ma non applicabili per esempio nel mio luogo.

Non c’era questa comprensione del principio della cura delle persone, se ne parlava ma non c’era ancora questa integrazione. Parlavano di progettazione di comunità ma non c’era ancora molta integrazione tra la rete degli ecovillaggi ed il movimento di permacultura. C’erano stati alcuni casi di sperimentazione, ma non era stato formalizzato che la permacultura per esempio potesse essere utile per la progettazione dell’uso della terra, e che gli ecovillaggi ne avessero avuto bisogno per la loro costituzione e sostenibilità.

Maddy Harland Donne permacultura
Maddy Harland editor Editore di Permaculture Magazine & Permanent Publications

Iniziammo a lavorare con il movimento degli ecovillaggi ed iniziammo a occuparci di come le persone prendono decisioni, gestiscono i conflitti e arrivano a soluzioni, come in definitiva costruire comunità. Tutti questi cambiamenti si sono lentamente integrati in modo organico, in diversi paesi del mondo. Iniziammo a condividere e pubblicare. Abbiamo lavorato in modo molto assiduo con il movimento degli eco-villaggi per un bel numero di anni. Io ero parte del team fondatore di Gaia education, che sviluppava un programma di progettazione dell’educazione degli ecovillage, programma patrocinato dall’UNESCO. Ho insegnato programmi, ho pubblicato le Four Keys to Sustainable Communities series che raccoglie voci di leader visionari nella scienza, nella spiritualità, nella saggezza indigena, nelle comunità innovative e nell’attivismo sociale.

Le loro voci costituiscono nuove possibilità dell’essere, in una prospettiva olistica, globale che non riguardava solo il design fisico, materiale ma riguardava anche la cura delle persone e delle comunità, pensare a cosa è un valore fondamentale per cui tu vivi. Alcune persone chiamano questo valore fondamentale, che dà senso, spirito.

Nel libro tratti della narrazione degli eventi globali comparandoli alla nascita ed evoluzione del movimento di permacultura. Come credi che questo movimento stia influenzando il contesto globale, anche al di fuori della rete dei movimenti più affini, come gli ecovillage?

Ci sono opportunità fantastiche soprattutto nell’ambito dell’educazione, in alcuni paesi la Permacultura è diventata chiave nel programma didattico dei bambini. In Malawi, per esempio, è una parte importante dell’educazione grazie al lavoro dei permacultori in questa nazione. In Uk, noi siamo tornati indietro, non ci sono molte opportunità che diventi una materia curriculare. Ci sono persone in Galles che stanno lavorando con l’educazione dei bambini per portare la permacultura nella didattica. In questo paese, il One Planet Council sta sviluppando anche con i permacultori un programma che metta insieme benefici sociali, economici ed ambientali, come è nell’idea di sostenibilità.

Il lavoro che sto realizzando personalmente è con il Commonwealth, un insieme di paesi impegnato in questo momento come pioniere in un progetto che si chiama Rigenerare lo sviluppo per affrontare il cambiamento climatico. Analizza le buone pratiche in tutti i 52 paesi del mondo per affrontare tale sfida. Un aspetto riguarda ad esempio la rigenerazione dell’agricoltura e l’uso della permacultura nelle fattorie, nelle agri-foreste multistrato, nelle food forest, per generare una migliore sovranità locale del cibo, stabilizzare il suolo, assorbire carbone, supportare piccole imprese locali, contribuire a creare una economia più stabile per fare in modo ad esempio che le donne restino nel sistema dell’istruzione il più a lungo possibile, cosicché diminuisca la crescita della popolazione. Di fatti più le donne sono istruite più tendono a sposarsi tardi e quindi meno figli generano. Stabilizzare l’indice demografico è un fattore importante per la stabilità del clima globale. Non si tratta chiaramente di dire alle persone quello che devono fare ma offrire loro delle opportunità. Il segretario generale di questo programma, è una permacultrice e parliamo dei progetti di permacultura e come possono essere applicati in diverse parti del mondo.

SecretaryGeneralCommonwealthPensa che 25 anni fa io non avrei potuto avere una conversazione da nessuna parte con il potere istituzionale, ora invece avverto una apertura. La permacultura è uno stile emergente, sta formando evidenze scientifiche. Uno dei progetti a cui sto lavorando è quello di pubblicare libri accademici, le ricerche che documentano l’efficacia dei progetti. Il Permaculture international research network (PIRN) è proprio atto a raccogliere evidenze scientifiche. In questo modo possiamo dire questo funziona oppure no, queste sono le dissertazioni universitarie, queste le referenze.

Di cosa ancora ha bisogno il movimento per sviluppare empowerment collettivo?

Parte del lavoro preparatorio per la conferenza internazionale di permacultura è proprio quello di guardare i prossimi step. Come possiamo prendere dalle radici, molto alternative e pionieristiche, e iniziare ad influenzare le comunità, le regioni e le nazioni?

Stiamo iniziando a portare la nostra influenza nel dibattito politico, alla negoziazione internazionale sulle questioni climatiche. Quando si parla di clima, si parla solo di mitigazione, adattamento, come in un atteggiamento conservativo, non esiste ancora nessun reale dibattito rispetto a come catturare carbone dal suolo, alla desertificazione, all’agricoltura rigenerativa, ai sistemi in permacultura.

Maddy Harland Francesca Scafuto Permacultura
Maddy Harland e Francesca Scafuto al corso Empowering Women with Permaculture

Il bisogno è quello di ristrutturare questo modo di pensare, la qualità della vita, iniziare a lavorare con il sistema biologico invece che con quello industriale e non rinnovabile. Noi pensiamo smart. Vedo a livello strategico che il cambiamento sta arrivando e le persone iniziano a realizzare che possono sequestrare molto carbone nel suolo, piuttosto che negli oceani. Dobbiamo usare i cicli biologici del pianeta, utilizzarli e cambiare.

Cosa diresti ai tuoi potenziali lettori, considerando che possono essere anche al di fuori del mondo della permacultura?

Non si tratta di un libro per gli addetti ai lavori. Pensa che ho scritto un articolo su qual è la differenza tra biologico e permacultura. Il mio editore me l’ha rimandata (perché ha ricevuto una review multipla) dicendomi: “questa è la migliore spiegazione che abbia mai letto finora”. Quindi anche concetti chiave, sono rispiegati in un modo diverso, che è più facilmente fruibile. D’altra parte il libro non tratta solo del movimento di permacultura, ma dei problemi e delle soluzioni, dal cambiamento climatico, all’agricoltura, ma soprattutto alla nostra visione del mondo. Riprendo concetti, idee ed esperienze che mi hanno influenzato.
In un certo modo direi che è un libro sulla mia cultural emergence.

Concludiamo l’intervista. Riprendiamo il nostro design web per l’empowerment personale. E durante il racconto della sua esperienza di scrittrice, Maddy ci svela il segreto che le ha permesso di superare resistenze e limiti. Semplice ma efficace, osservare e dialogare con la sua voce interna che attiva vecchi pattern e paure, svalutazioni e giudizi. Come per dire figuriamoci il nostro giudice interiore, diamogli sostanza, guardiamolo e dialoghiamo senza temerlo e chiediamogli anche con fermezza di stare in silenzio per un po’…il tempo di scrivere un libro.

Francesca Scafuto permacultura sociale
Francesca Scafuto, facilitatrice, transizionista, esperta in permacultura sociale
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Francesca Scafuto
Come definirmi? A guardare il mio curriculum, direi che sono una persona curiosa da molti interessi che sono diventati di volta in volta un lavoro diverso, o meglio esperienza che ha ampliato e stimolato la mia crescita professionale ed umana. Sono psicologa, mi specializzo in Psicoterapia dell’adolescenza e dell’età giovanile ad orientamento psicodinamico, ma oltre ad intervenire sugli individui e a valle del disagio, inizio poi ad interessarmi ai contesti in cui la sofferenza si origina, a monte. Mi addottoro in Psicologia della salute e della prevenzione del rischio individuale e sociale, con una tesi di dottorato con label europeo in psicologia di comunità, interessandomi di partecipazione civica e di effetti psicosociali della contaminazione ambientale, in particolare da rifiuti (sono originaria della cosiddetta “terra dei fuochi”) che mi porterà anche all'estero per svolgere parte della mia ricerca. Inizio quindi a realizzare ricerche che uniscano la psicologia con l’ecologia, alcune delle quali pubblicate su riviste scientifiche internazionali, su temi che riguardano la partecipazione e l’empowerment di comunità, il comportamento ecologico, e divento cultrice della materia in “Metodologie della ricerca in psicologia di comunità” ed in “psicologia sociale” presso due dipartimenti di Ateneo dell’Università Federico II di Napoli (scienze relazionali, attuale Teomesus, e scienze politiche), con incarichi di docenza. Al sapere accademico, coniugo l’amore per la ricerca-azione, la conoscenza che si sviluppa solo attraverso l’intervento tras-formativo dei sistemi “in cui” e “con cui” si interviene, ed inizio a lavorare sia nel campo della progettazione sociale e della formazione per il Terzo Settore, sia nel campo della progettazione partecipata per i piani urbanistici comunali. Coordino e realizzo progetti di urbanistica partecipata di diversi comuni italiani e collaboro con associazioni non profit per progetti regionali, ministeriali ed europei. Scopro il mondo della facilitazione, coniugando tecniche di diversa tipologia (es. strumenti di teatro dell’oppresso, ecologia profonda, e tecniche di progettazione), che coinvolgano livelli cognitivi, emozionali, energetici e di espressione corporea, non tralasciando l’importanza della coerenza rispetto ad obiettivi e bisogni del contesto e della sistematicità, derivanti dall'adesione ad un’impostazione più accademica. La mia attività sociale e cooperativa prosegue avviando nel tempo percorsi di promozione locale di modelli di economia sociale e di uso di beni comuni e valorizzazione delle risorse della terra, per poi divenire membro del Trust Panta rei, centro di sviluppo sostenibile, condividendo il sogno di Bene Comune con una comunità di più di 100 persone. Sono socia dell’istituto The Human Path, associazione che mira allo sviluppo del potenziale umano, attraverso un approccio ecologico/olistico ai processi di salutogenesi. Nella mia crescita personale, l’arte mi ha sempre accompagnato, in particolare la pittura ad olio. Partecipo ad alcune mostre ed inizio ad utilizzare l’arte in diversi laboratori, come mezzo di espressione del “mistero attraverso il mistero” ma anche come spinta, necessità interiore, rivelatrice di Altro che ci trasforma. Attualmente il mio percorso professionale, prosegue come psicologa di comunità per la promozione della salute e dell’empowerment di individui, gruppi e comunità in un paradigma epistemologico di ricerca-azione, e come psicoterapeuta con un modello psicodinamico che si integra con la mindfulness psicosomatica.