La Resistenza della Permacultura

Annalisa Rolfo, progettista e docente in permacultura, analizza l'attuale situazione della pandemia Coronavirus alla luce dei principi della permacultura "osserva e interagisci" e "usa e valorizza il margine".

0
864

Non a caso in questi giorni il mio pensiero va ai Partigiani della Resistenza.

Ricordo che mio padre mi  raccontò di sua cugina Eufrosina, che era stata staffetta partigiana. Quel ricordo, che è rimasto nascosto in un angolo della mia mente, riaffiora in questi momenti difficili, per suggerire che, gente povera di mezzi e cultura fece, in un tempo che pare lontano, la Storia a cavallo di biciclette.

In questi giorni ho attraversato come molti di noi, momenti di grande sconforto, momenti di paura e confusione alternati a istanti in cui ho cercato di respirare e di osservare, come mi insegna la permacultura.

Ho cercato di tenere dritta la barra e di fuggire al piattume emotivo che sentivo dilagare nell’aria attorno a me. Ho sempre temuto le visioni univoche del pensiero e ho sempre cercato di trovare un altro significato nelle cose.

Sicuramente questo è un momento di passaggio

Sicuramente questo è un momento di passaggio, la possibilità concreta di guardare indietro e al tempo stesso di  tirare indietro l’arco per poter poi scoccare avanti la freccia. Siamo in una situazione di margine… se mi concentro posso rendermi conto che in questa situazione ho infinite possibilità cui attingere a piene mani, pur apparentemente sentendomi bloccata.

Invece di farmi prendere dall’emotività del momento, osservo gli elementi che mi vengono dati, scruto i modelli di riferimento, che ho sempre avuto, posso fare un’analisi dettagliata dei vari elementi, delle loro funzioni, di quello che mi è servito e di quello non mi servirà più, perché non l’ho  mai usato fino ad ora.

Nella quotidianità mi accorgo di fare più attenzione ad alcuni dettagli e ad alcuni particolari, che prima davo per scontati, mi accorgo più facilmente della presenza degli animali attorno a me, perché vi è meno rumore attorno.

Mi sono accorta della gente costretta a stare in casa, soprattutto di chi non ha la fortuna di abitare in campagna e di avere lo stesso  spazio di prima a disposizione, lì mi accorgo che vi sono tutta una serie di elementi che possono diventare potenzialmente utili. Sicuramente non è semplice immaginare che tutti siano disponibili a buttarsi a piene mani nel margine, perché vuol dire stare in una osmosi che non a tutti piace o che non conoscono.

Quando il mio maestro Luciano Furcas 4 anni fa mi diceva che il futuro sarebbe stato imparare a stare nei margini dei margini pensavo fosse un concetto filosofico astratto, mi risuonava, mi piaceva, spesso lo utilizzo come mantra,  ora però è giunto il momento per comprenderne il senso vero e profondo.

Progettare sistemi complessi affinché le soluzioni siano semplici e si possa veramente andare nella direzione di creare comunità resilienti.

Scompaiano  l’individualismo, l’edonismo, la chiusura rigida per lasciare spazio a flussi di energia, dove sistemi complessi e contorti, come le radici delle piante sotterranee, o il sistema di micorrize,  si muovano in sordina, determinando il cambio di  realtà e paradigma.

Partigiani del Margine

Per questo invito tutti i miei amici a impegnarsi affinché si diventi Partigiani del Margine, diventando come diceva un caro maestro Luciano Mastroleo sensibile alle foglie.

Che il silenzio rivoluzionario delle radici possa ispirare i nostri passi e i nostri cuori…

Ti è piaciuto questo articolo? Se vuoi contribuire inviando il tuo articolo clicca qui
Articolo precedenteProgettare per le catastrofi in tempi di corona virus, costruire comunità resilienti
Articolo successivoPrincipi di Permacultura nell’emergenza Coronavirus: Osserviamo e interagiamo
Annalisa Rolfo
Mi chiamo Annalisa Rolfo. Ho due figli Siddharta e Lorenzo che sono giovani uomini in cammino. Sono un educatore e lavoro nell’ambito delle dipendenze dopo aver perlustrato ambienti educativi variegati dall’infanzia alla psichiatria. Sono formata alla conduzione di gruppi tramite i metodi attivi e il playback theatre, ho costituito una Aps con una Compagnia teatrale il cui nome era Intrecciastorie nel 2012, che mi ha permesso di imparare a conoscere e ad amare la mia parte femminile, ho conosciuto nello stesso anno l’agricoltura sinergica e il mondo degli ecovillaggi, innamorandomene follemente! Mi considero un’ortista artistica! Nel 2014 ho proposto un progetto all’avanguardia all’Asl di Torino in cui lavoro ed è nato ConTOorto, un orto urbano sinergico, in collaborazione con una cooperativa sociale. Mi sono formata alla Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip, concludendo il mio percorso per la docenza, ho condotto molti corsi e conosciuto anime e volti meravigliosi in questi anni. KarmaOrto nato all’interno di un progetto di orti collettivi nelle terre di Libera, RisOrto in Valtellina in collaborazione con una Cooperativa di Milano, in un progetto di integrazione dei richiedenti asilo politico in un orto collettivo. I nomi si susseguono, ma dietro ci sono storie, sogni, esperienze di resilienza e resistenza, di sistemi complessi... A giugno 2016 ho partecipato al pdc 72 ore della Accademia di Permacultura con Saviana Parodi e Luciano Furcas. Ora sono in tirocinio attivo per poter entrare tra i docenti di permacultura, anche se nell'animo sento di esserlo stata sin da bambina. Insomma chissà quante altre cose farò e imparerò, sono in un percorso curvilineo, grata alla vita per le persone che incontro e la bellezza che sprigionano, un giorno mi dissero che nel calendario Maya io sono Stella Cosmica e che il mio compito nel mondo è di vedere la Bellezza nei Margini ed è così che mi piace vivere…