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Permacultura e Palestina: Una dichiarazione dal movimento

Scopri la dichiarazione del movimento sulla permacultura in Palestina: resilienza, giustizia ecologica e solidarietà attraverso pratiche sostenibili che uniscono comunità e territori.

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Permacultura e Palestina

Dal Movimento internazionale di Permacultura riportiamo la traduzione italiana, a cura di Anna Giuliani e Annamaria Virgilio, della dichiarazione su ciò che sta succedendo da tempo a Gaza. Un grazie a Jorge Barbosa per la cura e la facilitazione di questa pubblicazione.

Chi siamo e perché parliamo

Siamo agricoltori e coltivatori, costruttori ed assistenti, studenti ed educatori, genitori e figli uniti dalla cura per la Terra ed i suoi popoli. Da tutto il mondo il nostro più grande desiderio è vivere vite semplici, prendendoci cura delle nostre terre e delle nostre comunità, e risanando i danni causati finora.

Siamo tuttavia chiamati a mobilitarci tutti, in risposta alla brutale distruzione delle vite, delle terre e della cultura della Palestina. Ci uniamo al crescente appello per porre fine al genocidio, all’apartheid, all’occupazione coloniale, all’ecocidio e alla fame forzata. Siamo solidali con coloro che stanno resistendo all’oppressione e invitiamo chi pratica e segue la permacultura ovunque nel mondo ad agire in linea con le nostre etiche.

Il genocidio israeliano dei palestinesi non sta avvenendo in un contesto isolato. La rinascita delle ideologie di destra, unita all’ascesa di sofisticati strumenti economici, elettronici, cibernetici e mediatici di controllo, di dominio e di distrazione di massa, alimenta strutture e mentalità coloniali che non sono mai veramente scomparse. Nel frattempo il capitalismo facilita la spinta verso la distruzione e la crescita infinita su un pianeta finito. Ciò che sta accadendo a Gaza fa parte della repressione, dell’emarginazione e dell’annientamento dei popoli indigeni in tutto il mondo.

Come comunità permaculturale di fronte al genocidio in Palestina non possiamo più restare in silenzio. L’ascesa di forze politiche, soprattutto all’interno dei paesi occidentali, intenzionate a disintegrare i diritti umani più basilari conquistati attraverso la lotta delle generazioni che ci hanno preceduto, rappresenta una minaccia globale alla sopravvivenza stessa della vita sul nostro pianeta.

È nostro dovere morale opporci e affrontare la distruzione:

  • Oltre l’80% della superficie totale dei terreni coltivabili di Gaza è stata danneggiata (ONU – FAO).
  • Almeno il 70% degli edifici di Gaza sono stati distrutti (ONU, agosto 2025).
  • Oltre 20.000 bambini soffrono di malnutrizione acuta da aprile 2025. Si prevedono dei livelli catastrofici di insicurezza alimentare per l’intera popolazione entro settembre (ONU, luglio 2025).
  • La scorsa settimana l’esercito israeliano ha sradicato 10.000 alberi di ulivo nel villaggio di al-Mughayyir in Cisgiordania. Dal 1967 il governo israeliano ha sradicato più di 800.000 alberi di ulivo e spianato centinaia di chilometri di terreni agricoli in Palestina (Jewish Voice for Peace).

Comprendiamo la complessità e sappiamo distinguere tra Ebraismo e Sionismo, tra Islam ed estremismo islamico.

Rifiutiamo ogni estremismo religioso violento.

Condanniamo l’antisemitismo e i secoli di pogrom e violenze che hanno portato al genocidio nazista.  Confermiamo il nostro impegno per il “Mai più”… ma questo significa mai più per nessuno.

Inoltre riconosciamo che le accuse di antisemitismo vengono spesso strumentalizzate per mettere a tacere l’opposizione alla politica israeliana e che questo distrae dalla pericolosa ascesa del vero antisemitismo legato all’estrema destra in tutto il mondo.

Condanniamo la campagna sionista di violenza e pulizia etnica utilizzata per creare lo Stato di Israele, sia prima che durante e dopo la Nakba (“la Catastrofe”, 1948), che ha brutalmente espulso 750.000 Palestinesi dalle loro case. L’attuale genocidio a Gaza è la continuazione della Nakba e della pulizia etnica dei palestinesi. Sosteniamo la petizione della Convergenza Internazionale della Permacultura del  2024  “Difendere la Vita contro il Genocidio, la Pulizia Etnica e l’Aggressione” e invitiamo tutti a leggerla e firmarla.

Le etiche che siamo chiamati a vivere

Noi, come permacultori e permacultrici, parliamo partendo da una base di etiche condivise: Cura della Terra, Cura delle Persone ed Equa condivisione. Queste non sono metafore. Sono imperativi.

Cura della Terra

In Palestina la terra non solo viene sottratta, ma viene anche distrutta sistematicamente. La guerra lascia dietro di sé un’eredità tossica che devasta gli ecosistemi, contamina le fonti di acqua e danneggia le comunità per generazioni future. Esplosivi, metalli pesanti, fosforo bianco e altre sostanze chimiche possono persistere all’interno del suolo e nell’acqua, rappresentando minacce a lungo termine per la salute e la sicurezza alimentare. La distruzione delle coltivazioni di ulivi, delle fattorie, delle foreste, delle banche dei semi (come la UAWC Seed Bank di Hebron) e dei sistemi idrici, fa parte di una guerra alla vita. Da Gaza alla Cisgiordania questa distruzione non colpisce solo l’ambiente ed i sistemi alimentari, ma anche le persone che li gestiscono e che da essi dipendono.

Qui prendersi cura della Terra significa stare al fianco degli agricoltori palestinesi, dei custodi dei semi e dei difensori della terra, mentre lavorano per nutrire le loro comunità e custodire le loro terre. Significa sostenere progetti di biorigenerazione e ripristino ecologico basati sul territorio ed accessibili alla comunità, per sanare la distruzione e la contaminazione tossica lasciate dalla guerra. Significa denunciare il greenwashing da parte delle istituzioni complici dell’occupazione e dei permacultori israeliani che sviluppano fattorie e organizzano corsi e ritiri in Cisgiordania.

Cura delle persone

Questo principio inizia con l’ascolto e prosegue con la giustizia.
I palestinesi vengono disumanizzati, sfollati, imprigionati ed uccisi.
Scuole, ospedali e mercati vengono sistematicamente attaccati per demolire le infrastrutture dell’esistenza umana.
Questi non sono atti di guerra isolati. Sono modelli di violenza statale e genocidio, resi possibili dal silenzio globale.

La Cura delle Persone ci chiede di mettere al centro le voci dei palestinesi, di resistere alla cancellazione di questo popolo e di sfidare la normalizzazione del colonialismo d’insediamento. Inoltre dobbiamo riconoscere come questa violenza riecheggi in altre comunità colonizzate, razzializzate ed espropriate.

Equa condivisione

L’equa condivisione non è possibile sotto l’apartheid. Chiede equità, non occupazione. L’accesso palestinese all’acqua, alla mobilità, alla terra, al cibo e all’alloggio è violentemente limitato. Nel frattempo parti della comunità globale della permacultura operano all’interno o adiacenti a sistemi di oppressione e terre occupate.

Per condividere equamente, dobbiamo chiederci:

  • Chi trae vantaggio dal silenzio?
  • Chi trae profitto dalla terra rubata?
  • Cosa siamo disposti a rischiare per vivere le nostre etiche?

Per cosa ci impegniamo

Invitiamo i permacultori e le permacultrici sia individualmente che collettivamente a:

Parlare chiaramente contro il genocidio, l’apartheid e l’ecocidio.

Amplificare la conoscenza e le voci dei palestinesi all’interno dei corsi, degli incontri e dei progetti.

Unirsi o formare dei gruppi di lavoro per elaborare delle strategie di solidarietà a lungo termine.

Sostenere le iniziative guidate dai palestinesi, le cooperative, l’agricoltura Baladi (agricoltura tradizionale su piccola scala, focalizzata su varietà di colture tradizionali locali e pratiche sostenibili), la sovranità alimentare e la rigenerazione ecologica.

Difendere il diritto dei Palestinesi a guidare la propria ripresa e ricostruzione a Gaza. Opporsi ai piani internazionali postbellici, che mirano a sfollare i palestinesi e provocano ulteriori furti di terra, occupazione e violenza.

Partecipare alla campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) e sostenere le imprese e le società che non traggono profitto dall’Economia del Genocidio.

Protestare, scendere in piazza ed interrompere il solito modo di lavorare.

Sviluppare dei corsi di formazione online e di persona per i palestinesi, sia nel loro territorio che per quelli sfollati della diaspora.

Organizzare “Homeplaces” e reti di supporto in cui i palestinesi possano vivere in sicurezza fino al loro ritorno a casa.

Rifiutare la complicità, mantenendo monitorati l’uso del territorio, i finanziamenti istituzionali e il silenzio.

Riconoscere la sfida lanciata dalle popolazioni indigene al nostro movimento, espressa nella loro dichiarazione “Whitewashed hope”.

Includere la discussione sulla colonizzazione ed il genocidio in Palestina nei nostri corsi di formazione e nei nostri PDC.

Firmare e far circolare questa dichiarazione, nata da conversazioni condivise tra permacultori e permacultrici provenienti da diverse terre ed esperienze.

Unisciti al gruppo Telegram Permaculture & Palestine cliccando QUI, alla mailing list cliccando QUI o in alternativa invia un’email a: permaculture-palestine-subscribe@lists.riseup.net per iscriverti (non dimenticare di controllare la tua casella di posta per l’email di conferma).

Firmando questa dichiarazione…

…Mi impegno ad allineare la mia pratica di permacultura all’azione.

…Mi impegno a seguire almeno uno dei passaggi sopra menzionati: dalla condivisione di questo messaggio alla costruzione di una collaborazione continuativa.

…Scelgo di vivere le etiche della permacultura, non come metafora, ma come impegno.

Link per firmare la dichiarazione: https://chng.it/7prWpTfv4H 

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