I principi della Permacultura in ambito sociale e personale

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Permacultura sociale

A cura di Massimo Giorgini (Albero della Vita) e Giovanni Santandrea (Transition Italia)

A fine anno si esprimono desideri e si fanno progetti per il nuovo anno che sta per arrivare. E per noi, entrambi da tempo redattori di Vivere Sostenibile, è nato un sogno, che ora comincia a trasformarsi in realtà.

Fino ad ora abbiamo scritto articoli inerenti la crescita personale, la facilitazione dei gruppi, i processi di cambiamento e transizione, interviste a personaggi che si occupano di sostenibilità.

Da questa esperienza abbiamo sentito il bisogno di approfondire alcuni aspetti di base forniti dalla Permacultura. In particolare crediamo sia utile rileggere in chiave sociale e di crescita personale i 12 principi [ndr di
David Holmgren] su cui si fonda la progettazione in Permacultura
. Riteniamo che questa ricerca possa fornire a noi, e ai lettori, interessanti spunti di riflessione sulle tematiche della rigenerazione umana a livello personale, di gruppo, e sociale nel senso più ampio.

E per fare questa operazione abbiamo deciso di scrivere a quattro mani gli articoli.
E’ per noi un’esperienza nuova, che vuole mettere l’accento sulla ricchezza del lavoro collaborativo, dove si possono connettere e far dialogare pensieri e valutazioni nate dalle esperienze, conoscenze e competenze che ciascuno di noi ha maturato individualmente.

Insomma se la Permacultura invita tutti a mantenere sempre una visione sistemica e integrata, anche il nostro lavoro intende svilupparsi con quello spirito collaborativo.

(G) Caro Massimo, eccoci all’inizio di un percorso che si snoderà per molti mesi. Sono molto felice di iniziare con te questa avventura. Sono convinto che nelle dinamiche dei gruppi rivolti al “cambiamento sociale”, ma anche nella propria vita, gli elementi fondanti della Permacultura possano fornire utilissimi strumenti per sostenere i processi di cambiamento. Ci siamo conosciuti all’interno dei gruppi di Transizione, ed entrambi non abbiamo una “formazione ufficiale” in Permacultura. Questo fatto potrebbe essere un limite, ma credo che ci permetta di affrontare questi temi senza condizionamenti. Tu che ne pensi

(M) Caro Giovanni, il fatto di non essere “certificati” ci può dare il vantaggio di guardare le cose con gli occhi e la mente del principiante. Possiamo esplorare liberamente i principi della permacultura con curiosità e con la voglia di scoprire nuove connessioni e nuove sintesi con le nostre conoscenze ed esperienze. Un atteggiamento che può essere molto utile in un “territorio” ancora poco esplorato com’è quello della Permacultura applicata alle relazioni sociali ed alla crescita personale.
Condivido con te la gioia di poter vivere insieme questa nuova avventura e ripenso con piacere a come sono entrato in contatto con questo mondo.
Per te come è stato il primo approccio alla Permacultura?

(G) Nel mio primo approccio alla Permacultura ricordo molto bene che mi stupì molto la potenza racchiusa nelle tre etiche che sono alla base della permacultura.

  • Cura della terra
  • Cura delle persone
  • Limitare il nostro consumo alle nostre necessità per condividere in maniera equa e solidale le risorse della terra.

Per i Permacultori questi sono principi universali, che devono essere alla base di ogni progetto. Le tre etiche sono strettamente legate tra loro, e nessuna di esse può essere esclusa dalle altre.

Posso dire però che dal mio punto di vista questi aspetti sono così profondi e non banali che mi piacerebbe trovassero maggiore spazio di confronto. Parlare di etica e di principi così generali non può essere mai dato per scontato. L’etica, per sua natura, rappresenta l’indagine speculativa dell’uomo che vuole riconoscere i comportamenti buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti o cattivi.

Sappiamo che da un punto di vista psicologico noi esseri umani viviamo una dualità molto più complessa e articolata tra la tensione verso il bene e le espressioni delle nostre ombre.
Ho paura che si rischi di recepire rapidamente il valore delle tre etiche su un piano intellettuale, ma che poi queste non si traducano in un impegnativo (ma sicuramente affascinante) lavoro su di sé per integrarli in modo armonico nella propria personalità. Questo è un aspetto che nel nostro progetto non vorrei mai trascurare.

(M) Sono d’accordo con te, Giovanni, sul fatto che non ci si può limitare ad una comprensione intellettuale delle etiche della Permacultura: c’è così tanta “densità” che è importante metterci tutto il tempo e l’attenzione necessaria per poterle integrare nella nostra vita.
Anche perché c’è una grande differenza tra le tre etiche della permacultura e quello che viviamo quotidianamente a tutti i livelli nella nostra società attuale: non ci prendiamo abbastanza cura della terra (vedi ad esempio l’inquinamento ambientale, il depauperamento delle risorse naturali, il riscaldamento globale, la perdita di biodiversità), non ci prendiamo abbastanza cura delle persone (ci sono ancora tante sacche di povertà, di emarginazione e di degrado anche in paesi “ricchi” come l’Italia), le risorse non sono condivise in modo equo e sostenibile (i pochissimi ricchi stanno diventando sempre più ricchi a scapito dei tanti poveri che sono sempre più poveri).
Ed anche chi, come noi, critica questi aspetti della società è comunque immerso in questo sistema ed almeno in parte contribuisce a questo stato di fatto. Sarebbe presuntuoso o perlomeno ingenuo pensare di poter cancellare tutto questo con un colpo di spugna e cambiare istantaneamente il nostro modo di vivere. Il cambiamento necessario può essere soltanto il frutto di un processo individuale e collettivo che richiede un certo tempo e numerose nuove esperienze.
Dal mio punto di vista questo processo si svolge ormai da decenni in ogni ambito ed ha prodotto un miglioramento della nostra coscienza sociale ed ecologica, anche se in questo periodo di crisi sembra che ci siano in atto delle regressioni a modelli che sembravano ormai superati.
Credo anche che i 12 principi della Permacultura [ndr di David Holmgren] di possano essere utilizzati come utili punti di riferimento nella nostra evoluzione personale e sociale. Nonostante siano stati formulati osservando i sistemi naturali e siano utilizzati per progettare insediamenti agricoli sostenibili e resilienti, si rivelano altrettanto utili nel migliorare il nostro benessere personale e sociale.
Cosa ne pensi di questa incredibile corrispondenza tra aspetti concreti e la dimensione interiore e relazionale?

(G) E’ una domanda molto interessante, non è facile rispondere in breve. Fritjof Capra, nel suo libro “La rete della vita”, ha formulato ipotesi che superano in modo netto l’antica contrapposizione di molti filosofi occidentali tra l’Io e la Natura. Per Capra tutto è interconnesso.

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A partire dal mondo della fisica sub atomica, che a noi sembra così distante, tutto è correlato. L’universo intero è un tutt’uno con gli esseri umani. E quindi si possono intravedere schemi e processi di base comuni a tutti i livelli: naturale, personale, e sociale.

E in sostanza il ragionamento di Capra porta ad affermare che per l’evoluzione della vita sono più importanti e necessari i processi collaborativi rispetto ai processi competitivi.
Nel 2016 ho avuto la fortuna di partecipare ad un seminario con Starhawk, una delle permacultrici che maggiormente ha contribuito a far uscire il movimento dalle esclusive applicazioni e progettazioni di ambienti naturali ed agricoli.

Pandora Thomas e Starhawk. EUPC2016 Bolsena
Pandora Thomas e Starhawk. EUPC2016 Bolsena

Tutta la sua vita è un esempio di come è possibile unire impegno sociale e senso del sacro. Dal suo punto di vista non sono realtà separate, sono livelli paralleli che possono essere vissuti ed esplorati contemporaneamente.

In genere dobbiamo essere grati alle grandi donne della Permacultura, perché è grazie a loro che la Permacultura è riuscita ad entrare maggiormente nel merito degli aspetti personali e sociali. Pensa anche a Robin Clayfield, in una sua recente intervista ha affermato: “Per me la Permacultura è sinonimo di speranza: per ogni persona, per le nostre comunità e il nostro mondo. Significa progettare e usare una serie di principi di buon senso ispirati ai modelli naturali. La permacultura può aiutarci a progettare diversi ambienti viventi, quali orti, sistemi agricoli e urbani, edifici, ma anche ambienti sociali, come i luoghi per incontri, gruppi ed organizzazioni”.
Detto questo ritengo che molto debba essere ancora esplorato in questo senso.

(M) Hai citato Fritjof Capra che è uno dei miei punti di riferimento culturali e scientifici. Ho letto il suo libro “Il Tao della Fisica” quando avevo 20 anni e ne sono stato profondamente ispirato.
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Condivido profondamente anche le idee di Robin Clayfield: abbiamo bisogno di speranza e non credo ci siano luoghi più ispiranti dei sistemi naturali per estrarre i principi di buon senso che ci servono per superare i grandi problemi del mondo contemporaneo.
A questo punto sono ancora più convinto di partire insieme a te in questo viaggio, consapevole del fatto che la cosa migliore che possiamo fare per migliorare il mondo è migliorare noi stessi e le relazioni con gli altri: come afferma Gandhi “Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo.”
In conclusione non ci resta che darvi appuntamento per il prossimo articolo che sarà dedicato al primo principio della Permacultura (“Osserva e interagisci”) e alle sue possibili applicazioni in ambito personale e relazionale.

L’articolo originale è stato pubblicato su Vivere Sostenibile  – n. 47 marzo 2018

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