Progettare per le catastrofi in tempi di corona virus, costruire comunità resilienti

Lorenzo Costa, progettista e docente in Permacultura, analizza la realtà all’epoca del coronavirus alla luce della progettazione in permacultura e del pensiero sistemico non lineare

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coronavirus permacultura lorenzo costa

Prima di tutto vorrei chiarire alcuni punti su cosa troverete in questo articolo. Parlerò di progettazione in permacultura all’epoca del covid-19, non parlerò del virus non ne ho le competenze, ma sono un progettista in permacultura e la realtà di queste settimane ci chiede di riflettere su cosa significhi fare progettazione oggi, ora. Parlerò di progettazione in permacultura e di pensiero sistemico non lineare.

Il design in permacultura Aranya
Processo di design in permacultura di Aranya

Un altro punto che voglio subito mettere in chiaro. Come progettisti applichiamo gli strumenti del pensiero sistemico per osservare gli ecosistemi naturali. Allora, dobbiamo fare lo stesso quando parliamo della situazione odierna. Non possiamo analizzare le scelte politiche, la società, applicando un pensiero lineare.

Spesso cadiamo in questa impasse

Siamo bravissimi ad utilizzare gli strumenti progettuali per osservare e progettare un luogo, poi però se si tratta di analizzare la realtà in cui viviamo, quella sociale, ritorniamo ai vecchi schemi, o vecchi pattern lineari ad una dimensione, dimenticandoci della complessità e del pensiero sistemico. Lo facciamo spesso nell’analisi della realtà politica ed economica in cui viviamo. Guardiamo la complessità sociale, semplificandola.

Non si può però semplificare qualcosa di complesso, altrimenti incorriamo nell’errore che ci ha portati dove siamo oggi come specie.

Partiamo dalla osservazione di ciò che stiamo vivendo

Nessuno di noi ha mai vissuto un evento del genere. Non lo dico in riferimento alla gravità di diffusione del contagio, o di altro nello specifico. Lo dico come visione generale della realtà. Nessuno di noi ha esperienza nell’affrontare una situazione del genere. Siamo in un momento di unicità sia come reale situazione, ma soprattutto come risposta collettiva, politica e sociale.

In Italia, ma mentre scrivo molti altri paesi stanno adottando scelte simili, sono state adottate drastiche limitazioni sugli spostamenti e sui contatti per limitare il contagio. Non scriverò se questo sia sbagliato o giusto, da permacultore osservo la realtà, non sono chiamato qui a giudicarla.

Limitiamo (o per qualcuno limitano) la nostra ‘libertà’ per cosa? La scelta politica è dettata dalla necessità di contenere il sovraccarico di un sistema sanitario che è al collasso, c’è una esigenza collettiva, ed è importante il termine: collettiva.

Emergenza coronavirus permacultura

Eh si, perché siamo per la prima volta da molto tempo chiamati ad affrontare una situazione come collettività non come individui, forse l’ultima volta che questo paese lo ha affrontato è stato durante la seconda guerra mondiale. Non faccio questo parallelo perché siamo in guerra con un nemico invisibile, ma per la portata dell’evento sulla intera popolazione di questo paese. Vorrei soffermarmi su questo aspetto perché credo sia importante. Se siamo consapevoli che la gravità della emergenza climatica sia ancora maggiore rispetto a questa situazione, allora dobbiamo segnarci il concetto di collettività perché nei prossimi anni i problemi saranno sempre più collettivi. Lo sono sempre stati, lo so, ma è la percezione collettiva che sta cambiando e questo dobbiamo osservare. Su questo dobbiamo lavorare.

Stiamo vivendo una sorta di prova generale di evento globale

Stiamo vivendo una sorta di prova generale di evento globale che influisce sulle nostre vite, siamo davanti ad un problema che non riguarda un luogo, un paese, ma tutte e tutti. Un problema che non ha confini, non è distante, ma reale e vicino.

Ricordate scrivo, stiamo, pur sapendo che per noi la emergenza climatica ha sempre toccato tutti ed è sempre stata reale. Quello che sto cercando di osservare è il momento come percezione collettiva da parte non solo delle persone che sono ascrivibili al movimento della permacultura.

Stiamo vivendo un evento globale straordinario che potrebbe dare vita a risvolti straordinari. Non lo dico pensando a chissà quali novità di chiusura sociale, ecc. No, lo dico pensando alla possibilità che il mondo stia cambiando, rapidamente, e potrebbero presentarsi possibilità impensabili poche settimane fa. Questo oggi come progettisti in permacultura dobbiamo osservare.

Storia Permacultura Bill Mollison
Convergenza Internazionale di Permacultura 2015, 10-16 September 2015, Gilwell Park, Essex UK

Ancora una volta voglio rappresentare la situazione ponendovi un confronto. Possiamo rappresentare la situazione unendo dei punti su di una linea e otteniamo una rappresentazione di causa ed effetto lineare.
Oppure, quello che dovremmo fare come permacultori, rappresentiamo la situazione come connessioni fra elementi, fra dati che ci arrivano. Verrà fuori una rappresentazione molto più complessa perché la situazione è complessa.

Cosa comporta la limitazione alla nostra possibilità di movimento?

In realtà ha delle conseguenze molto diverse. Mentre riflettevo su cosa scrivere in questo articolo, mi sono reso conto di come ognuno di noi stia vivendo una quotidianità molto differente.

Per esempio partendo da me stesso, vivendo in campagna e come lavoro facendo il contadino continuo a lavorare come prima. Esco di casa ogni mattina alle 6, in realtà interagisco con poche persone, ma da un punto di vista di limitazioni reali personali ne ho poche. Però è cambiata la vita della mia famiglia, la mia compagna, le mie figlie sono a casa, lavorano e studiano a casa. Però possiamo sempre uscire fuori di casa, siamo in aperta campagna.

Cosa succede a chi invece vive in un appartamento? In città? Non voglio fare una inutile analisi del tipo, se aveste scelto di andare a vivere in campagna, connessi con la natura, oggi sareste più liberi. Né scrivere, passata questa situazione dovrete tutti fare la scelta di venire a vivere in campagna perché così la prossima volta andrà meglio.

Sembrerebbe una presa in giro nei confronti di chi vive in città, e anche un’analisi inutile come permacultore. Le città esistono, e continueranno ad esistere, sta a noi re-immaginarle, ri-progettarle.

Applicare la progettazione in permacultura richiede di osservare la realtà e migliorarla

La differenza nella quotidianità che stiamo vivendo porta ad un dato. Non possiamo condividere soluzioni, ma un processo funzionale di osservazione e progettazione. Quando viene chiesto durante le fasi progettuali se una scelta sia corretta, spesso si riceve la risposta ‘dipende’. Il dipende riguarda il fatto che una soluzione discende dal contesto e quindi ‘dipende’ non ha una valenza universale. Guardiamo la spirale delle erbe e vediamo un qualcosa da replicare, perdendo di vista la funzione che svolge quella soluzione progettuale. Da qui l’importanza della analisi funzionale degli elementi in permacultura. Osserviamo il processo funzionale e contestualizziamolo.

Analisi-funzionale-gallina-Permacultura

Allora, provo a partire da un dato generale di processo. Quello che stiamo osservando oggi, ci dice alcune cose.

1. Come progettisti non siamo pronti per progettare per i disastri

Lo dico riferendomi alla complessità sociale e alla conseguenza sociale dei disastri, all’impatto che eventi fuori dal nostro controllo hanno sulle nostre vite. Certo, sappiamo progettare per l’evento meteo fuori dalla norma che avviene ogni cento anni, spero. Siamo pronti però per affrontare una situazione come quella odierna? Credo di no. Però questi eventi diventeranno sempre più frequenti, e dobbiamo essere pronti.

Prendo questa situazione in qualità di progettista come richiamo ad un aspetto spesso dimenticato. Gli eventi non controllabili come quelli legati alla emergenza che stiamo vivendo, o come potrebbero essere eventi legati alla emergenza climatica, sono non controllabili nel senso che non posso dare una unica risposta, non posso fare una unica azione e non la posso fare come individuo, come singolo.

La non controllabilità dell’evento può atterrirci, bloccarci, invece no! Siamo progettisti, abbiamo gli strumenti per osservare ciò che succede, e allora usiamo gli strumenti tanto studiati.

Non abbiamo mai dovuto progettare per i disastri, ahimé non siamo stati bravi nel progettare prima, ma abbiamo l’occasione di agire ora.

Parliamo di cambiamenti globali, ma sempre in termini di eventualità. Ecco, ora non è più una eventualità, è realtà. E non lo dico dal punto di vista medico in termini di pandemia, no, osservo la situazione da un punto di vista più ampio.

C’è un piano globale, per cui dobbiamo affrontare la situazione comprendendo che non si tratta di una risposta che possiamo dare noi come paese, ma di una risposta che richiederà scelte globali.

2. Come affrontiamo la situazione? 

Ok, è globale, la risposta non è individuale, e allora, come la affrontiamo la situazione?

Innanzitutto analizzando cosa è mancato nelle nostre vite, come elemento capace di rendere il tutto meno impattante: la resilienza.

In questi giorni mi sto rendendo conto di quanto non siamo resilienti, e non è un giudizio di merito, è una constatazione. Le nostre vite non sono progettate in modo resiliente, mai pensavamo di dover affrontare una situazione che di punto in bianco ci mettesse di fronte a questa realtà. Ognuno di noi avrà sicuramente, ora, pensato se e quanto sia resiliente la propria vita, ma guardate nei fatti non lo siamo. La realtà ci ha ricordato che gli eventi straordinari non succedono gradualmente, no, arriva tutto insieme e il mondo è cambiato.

E qui arriviamo ad un punto centrale, la resilienza di cui parlo è individuale? No, lo scriverei a caratteri cubitali!

Dobbiamo cominciare a ragionare in termini di comunità, di collettività prossima. La resilienza è individuale, ma inserita in un contesto collettivo, non esiste una soluzione del singolo. Ora, dobbiamo riprendere il Manuale di progettazione di permacultura di Mollison e leggerci il capitolo 14 sulla nazione globale alternativa e capire come contestualizzare quella possibilità alla nostra realtà di oggi.

Bill Mollison copertina libro
PERMACULTURA – MANUALE DI PROGETTAZIONE di Bill Mollison

Si tratta di diventare progettisti, non esserlo, si tratta di uscire dagli schemi lineari a cui siamo abituati e pensare in modo nuovo. Leggete queste frasi e pensate ai principi di progettazione di Mollison, non ve li voglio elencare, spero vi risuonino.

La semplicità delle soluzioni di fronte a problemi gravi è reale. Partiamo da lì.

Abbiamo aggiunto la questione della resilienza, e come la affrontiamo se viviamo in un appartamento?

Partendo dalla comunità, che sia condominiale, di quartiere, di borgo, o di paese. Siamo costretti a stare in casa, ma possiamo farlo in modi molto differenti. Molti, non tutti, sono a casa o in telelavoro, o per stare con i figli che sono a casa, o perché il proprio lavoro è venuto meno o è stato sospeso temporaneamente.  Stiamo rallentando, siamo chiamati a rallentare, e stiamo scoprendo che di tempo ce n’è tanto in una giornata. Allora, progettiamolo, il tempo.

Si, lo so molti di noi per le vite fatte finora non sono abituati a farlo, nel senso che il tempo non è più un groviglio di incastri fra lavoro, spesa, attività varie. Il tempo ora è reale, connettiamoci col tempo, con le nostre vite.

Il tempo ti permette di socializzare pur dovendo limitare i contatti.

Faccio un esempio, le maestre di asilo di mia figlia, mandano per whatsapp favole lette per i bimbi, non tutti abbiamo in casa libri da leggere ai nostri figli, e questo è  un atto semplice che crea comunità, mantiene una comunità forse che già esisteva, ma che davamo per scontata. Qui di scontato non c’è più nulla.

Condividiamo racconti nei nostri condomini. Condividiamo competenze con i nostri vicini.

Siamo costretti a stare in casa, ma possiamo condividere il compostaggio del rifiuto organico  per poi coltivare un orto su un balcone. Oggi avere una pianta che cresce in casa può vuol dire cibo, si non mi sfamo con poche piante lo so, ma condivido l’effetto terapeutico del coltivare. Il tempo scorre in molti modi, osservare quello di una pianta è interessante per tutti, non solo per i bambini.

Possiamo condividere balconi e terrazze, non per stare insieme a fare una grigliata, ma come spazi per coltivare una pianta, 100 piante. Ora, è il momento di fare scambio semi, non con chi la vede come noi, ma col vicino.

Si, ma non lo conosco, e mi è sempre stato antipatico in realtà. Potremmo rispondere così, ma sarebbe inutile. Una cosa oggi ci viene detta chiaramente: la comunità non si sceglie, ne fai parte e sta a noi progettarla, costruirla. Non tutti possiamo scegliere di costruire comunità spostandoci.

Condividete atti spontanei di gentilezza

Possiamo fare la spesa per i condomini che hanno mobilità limitata o che per età hanno paura di uscire di casa. Fino a qualche tempo girava in rete sui social la frase: condividete atti spontanei di gentilezza, una cosa del genere. Ecco ora è arrivato il momento di farlo, senza giudizio, senza scegliere con chi, ma di agire e condividere gentilezza. Cura delle persone. Oggi potremmo scoprire che la persona che abita al terzo piano ha delle competenze che sono utili e noi non lo sapevamo.

Le possibilità per creare comunità resilienti sono tante, inutile fare un elenco, dipendono dal contesto. Analizziamo il contesto e progettiamo.

Siamo chiamati a riflettere su come creare una cultura rigenerativa, su come applicare la permacultura in ambito sociale. Si tratta di farlo in un contesto del tutto nuovo, perché non è una simulazione, è reale. Si progetta nel reale.

permacultura sociale sardegna
Corso di Permacultura Sociale presso la casa della pace di Ghilarza (OR)

Ora, è il momento di avanzare proposte progettuali alle amministrazioni locali

Sto alzando il tiro, ma bisogna essere sfrontati. Di fronte allo straordinario, bisogna progettare cose straordinarie. L’aspetto più drammatico che stiamo osservando è la fragilità dei nostri sistemi di distribuzione. Se guardiamo il cibo diventa ancora più lampante. Bene, allora progettiamo orti sociali, ri-progettiamo i parchi. Ri-progettiamo le reti di connessione fra piccole aziende agricole e le comunità.

Corsi orto sinergico Gautier Gas
Credits: Edite de Il giro del cappero

Si, lo so, ma se non mi permettono nemmeno di andare al mio orto, ma se i parchi li hanno chiusi, come facciamo? Nessuno ha detto che progettare sia facile, ma non stiamo adottando una visione lineare, stiamo ragionando in modo sistemico.

Intanto per andare agli orti possiamo lavorare per avere una delibera da parte del Comune. Perché le amministrazioni locali non sono a priori contrarie, ma spesso non sanno che esistono possibilità diverse. Invece di osservarle da fuori, interagiamo con loro. Potremmo scoprire che sono pronte ad accogliere.

Nessuno sa come cambierà il mondo, inteso come nostro mondo di prossimità. Nemmeno il sindaco  o l’assessore. Allora, è meglio dirgli che non lo sa oppure lavorare sulla paura dell’ignoto che anche lui ha, e progettarlo insieme?

La permacultura è chiamata a farsi avanti

Io ammetto di avere paura della situazione in cui mi trovo, non per una fatto reale, ma perché davanti non ho un immagine conosciuta, con una soluzione conosciuta da poter applicare, che conosco. No, davanti ho un futuro tutto da costruire. Questa è la mia paura, non è l’ignoto, è la libertà di progettazione che lascia a bocca aperta. É una opportunità incredibile.

Non è il momento di parlare di cosa succederà dopo in termini di società, di lavoro. Tutto questo verrà dopo, ma saremo chiamati ad affrontarlo e spero che avremo imparato la distinzione fra pensiero lineare e sistemico. Molti lavori che prima esistevano potrebbero venire meno, già da ora. Come ri-progetteremo la società? Pensare che passato tutto questo tutto torni com’era prima, non è realistico. Oggi, stiamo assistendo ad un cambiamento che avrà conseguenze, sui governi, sui paesi.

corsoo introduzione permacultura

Io ho limitato questo articolo ad un aspetto molto specifico, partendo da noi. La permacultura come movimento globale è chiamata a farsi avanti, a bussare alle porte e dire signore e signori, è il momento di cambiare.

Poi c’è un aspetto non secondario che sta venendo fuori. Stiamo rallentando e finalmente vediamo che pur negli ecosistemi più antropizzati esiste una parte spontanea, quella che chiamiamo Natura. Credo fermamente che vi sia sempre stata, solamente non andavamo abbastanza piano per vederla. Gli uccelli non stanno tornando, è che c’è meno rumore e finalmente li sentiamo.

Di sicuro gli spazi che stiamo lasciando vuoti, vengono occupati da altri elementi dei nostri ecosistemi. Tutti abbiamo di fronte a noi le immagini dei pesci che ripopolano porti o canali. Osservate la bellezza di questo. Se per vedere tutto questo, o per permettere tutto questo, devo limitare la mia libertà, beh sapete cosa vi dico? Io la limito. Se per limitare l’effetto sulla natura delle nostre vite inquinanti devo rallentare, io lo faccio.

Perché se parlo di mia libertà sto sbagliando il punto di vista. Viviamo in ecosistemi, non c’è mio e tuo, c’è una rete di connessioni fra elementi. Ora, il disegno famoso che confronta Egosistema con Ecosistema lo abbiamo davanti. Quale vogliamo scegliere?

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Lorenzo Costa
Lorenzo ha passato i primi dieci della sua vita nel Sultanato dell’Oman e questa esperienza lo ha cambiato per sempre. Rientrato in Italia, da grande ha studiato storia contemporanea. La sua formazione lo porta ad appassionarsi alla storia di qualsiasi luogo ed epoca. Lavora come tecnico all’università di Siena e dà sfogo alla sua “vivacità” facendo il sindacalista in un sindacato di base. Affetto da profonda incapacità di stare in silenzio, si dice che riesca a parlare anche con un sasso, è comunque un attento ascoltatore, collezionista di storie. Forse la vocazione al collezionare lo contraddistingue, e raccoglie qualsiasi oggetto, chissà forse un giorno servirà. Costruisce mobili, e ama essere sempre in movimento. Conosce la permacultura nel 2013 e da lì inizia un viaggio di studio e transizione verso una nuova vita. Compra un terreno in cui sta progettando di costruire con la sua famiglia un’azienda agricola e intanto legge. La lettura di molti testi lo porta a scrivere recensioni per il sito permies.com con cui collabora come componente dello staff e poi a pubblicarne su varie riviste inglesi. La permacultura gli ha fatto scoprire un mondo basato sulla osservazione continua e la capacità di adattarsi e cambiare. A parte questo la vita per lui è divertimento e passione.