Mario, le capre girgentane e la permacultura

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Mario Lo presti Capre girgentane
Foto di Edite de Il giro del cappero

Mario è figlio di una famiglia di agricoltori tradizionali di Nicosia. I suoi genitori hanno fatto di tutto per allontanare i figli, compreso Mario, dalla terra, il cui lavoro ha tolto loro quasi il respiro.

Mario così ha provato a vivere sei anni in Inghilterra

Lì ha conosciuto Josephine una ragazza italiana, alla quale Milano, la sua città d’origine, stava stretta.

Convinto o forse illuso che esistesse anche in quel Paese un modello agricolo naturale, come quello del suo paesino siciliano, ha deciso di fare un’esperienza negli allevamenti.

E’ stato per lui terribile, perché il 90 % degli allevamenti inglesi sono intensivi, senza nessun interesse reale per il benessere degli animali, trattati alla stregua di macchine. Ecco dove “il progresso zootecnico” sta andando e quello a cui il mondo sta tendendo. Si rottama un animale come un auto ogni 8/9 anni. Nè più e nè meno.

Mario e Josephine, che tra alti e bassi, diventano nel frattempo una coppia ripetono questa esperienza in una fattoria irlandese. Anche lì, le mucche venivano trattate come macchine da produzione e non come essere viventi, mentre i due ragazzi in una settimana avevano già dato il nome a oltre 400 mucche, notando un forte cambiamento in loro.

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Foto di Edite, Il giro del cappero

La mucca come la capra è un animale molto spirituale” ci dice Mario. A loro serve far sentire l’importanza del loro spirito.

Accade così che Mario e Josephine, pur essendo solo due operai senza alcuna voce in capitolo nella gestione dell’azienda, continuino il loro lavoro dando una carezza, rivolgendo la parola e chiamando per nome le “loro” mucche.

Solo un mese riescono a resistere in quella sorte di lager per animali. Un tempo, però, utile e necessario a entrambi per capire tante cose.

Scappano a fare il cammino di Santiago durante il quale arriva l’illuminazione di andare a vivere in campagna, in Sicilia. Non hanno ben chiaro cosa fare all’inizio.

Lui adora le capre girgentane, una razza autoctona siciliana in via d’estinzione

La prima volta che ne ha vista una, a 6 anni, se ne e’ innamorato.Un amore quasi fulminante. Ce ne sono attualmente 700 in tutto il mondo. Ne compra venti all’inizio.

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Foto di Edite, Il giro del cappero

Poi, casualmente un giorno, sente per la prima volta la parola permacultura. Di lì a poco partecipa ad un corso nella vicina Piazza Armerina, che gli cambia letteralmente la visione agricola che aveva.

Per tre giorni non riesce a dormire, perché gli era stato messo in dubbio tutto ciò che da una vita gli avevano insegnato. A scuola ci dicono che l’agricoltura è iniziata quando hanno inventato l’aratro. “Invece, quel giorno, ho capito che forse lì è finita” ci fa notare Mario.

Non ci sono prove scientifiche dell’esistenza dell’agricoltura prima dell’aratro, perché era talmente inserita all’interno dell’ambiente da non lasciare traccia. Si trattava di un’agricoltura realmente ecosostenibile collegata all’ambiente, in cui ciascuno prendeva quello che poteva senza alterare l’equilibrio generale.

La permacultura insegna a valutare quanto ti costa realmente produrre il massimo e che danno stai creando per produrre quella cosa. Magari un terreno che produce il massimo, lo farà per vent’anni, dopo di che avrà un calo mostruoso. Un terreno, invece, che è stato rispettato produrrà all’infinito.

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Foto di Edite, Il giro del cappero

Dal prossimo anno Mario riprenderà a coltivare la Preziosa, una varietà antica di grano siciliano, che si faceva nel suo territorio, dedicandole quattro ettari.

La questione del biologico e del rispetto dell’ambiente per Mario è etica

“Non è se hai un marchio (slow food, dop, doc o biologico) che sei pulito” ci tiene a sottolineare.

La vera garanzia per il consumatore finale, secondo lui, è conoscere direttamente chi fa il cibo, esserci amico, andare in azienda in qualsiasi momento, senza preavviso, e vedere come si lavora.

Con un progetto in agricoltura Mario ha creato un caseificio, dove lavora solo il latte di capra girgentana del suo allevamento, perché è convinto che la differenziazione dei sapori dovuti alla razza, al pascolo e al territorio oggi sia la chiave del successo in campo agro-alimentare.

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Foto di Edite, Il giro del cappero

Il suo latte, quindi, diventa unico perchè se non è fatto da una capra girgentana, che pascola nel suo territorio, non è imitabile. Anche la sua è una linea di produzione ormai quasi estinta con gli animali sempre al pascolo, a differenza della stabulazione fissa.

Le sue capre producono una media di un litro e mezzo / due litri di latte al giorno contro le 6 di un’altra razza, che sta monopolizzando il mercato, ma la scelta di Mario serve a non uniformare le razze e a mantenere quelle che il mercato sta cercando di eliminare definitivamente come succede con la monocultura nel campo del grano.

Oggi ha centocinquanta capre girgentane circa. Non ne vuole di più perché non sarebbero gestibili al pascolo

Vuole avere poco, ma farlo bene e dare la possibilità di acquistare i suoi prodotti in azienda o nei piccoli rivenditori locali, evitando la grande distribuzione. Perché? Perché il futuro appartiene alle piccole comunità che si auto sostengono, dove c’è un po’ tutto.

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Foto di Edite, Il giro del cappero

“Non posso aspettarmi che il falegname vicino di casa venga a comprarsi il latte da me se io vado a comprarmi i mobili da Ikea” confessa candidamente Mario.

Solo un’artista può concepire un progetto così. Lui sta collegando l’arte all’agricoltura. Ed è solo all’inizio. Due pennellate però sono bastate a mostrarci il suo talento che educa ogni giorno di più.

Le sue bellissime capre girgentane sono la costruzione di un desiderio diventato felicità.

Per ulteriori informazioni su l’Az. Agricola Lo Presti
https://www.facebook.com/Az-agricola-lo-presti-862492383859551/

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