Orti Modulari e Policolture Ortive – Policoltura: Valore Strategico

Primiana Leonardini Pieri, diplomata presso l'Accademia Italiana di Permacultura ci racconta le strategie su come come far sopravvivere un orto anche se sei parecchio pigro o parecchio impegnato, attraverso una mini serie di cinque articoli. Ecco il Terzo Articolo: Policoltura: Valore Strategico

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Orti Modulari policoltura

Per iniziare…..

In questo articolo approfondiremo gli aspetti legati alla Policoltura.

Nell’articolo precedente (Articolo 2. “Modularità: perché e come”), abbiamo introdotto il concetto di modularità, gli aspetti che possono farne un approccio utile alla progettazione, realizzazione e conduzione di biosistemi ortivi, e una serie di suggerimenti pratici per realizzarla.

Se hai letto l’articolo, probabilmente avrai già riflettuto sul fatto che la strutturazione dei “moduli” può essere utilizzata anche per gestire alcune caratteristiche morfologiche e micro-climatiche del biosistema ortivo: la forma e la posizione dei moduli, delle discontinuità e dei camminamenti, infatti, può condizionare la circolazione della luce, dell’aria e dell’acqua, e creare nuove esposizioni e nuovi microclimi, oltre a moltiplicare le “zone margine”. Beh….è esattamente così!

Se vorrai e lo riterrai utile, potrai cimentarti nella configurazione dei moduli tenendo presente anche questi aspetti.

Ricapitolo di seguito l’indice della serie di articoli per orientarci:
1. Orti Modulari e Policolture Ortive – Introduzione
2. Orti Modulari e Policolture Ortive – Modularità: perché e come
3. Orti Modulari e Policolture Ortive – Policoltura: valore strategico
4. Orti Modulari e Policolture Ortive – Come gestire i moduli
5. Orti Modulari e Policolture Ortive – Domande frequenti e intervista di approfondimento

Quello che stai leggendo è l’articolo 3. Orti Modulari e Policolture Ortive – Policoltura: valore strategico

Cosa intendo con il termine Policoltura?

Con il termine policoltura intendo la coltivazione simultanea di più specie vegetali nello stesso appezzamento, indipendentemente dalle dimensioni dell’appezzamento, creando “società” vegetali efficienti in termini produttivi e funzionali in termini ecologici.

Le società rurali tradizionali, hanno instaurato dei rapporti durevoli e complessi con gli spazi coltivati e con quelli selvatici, creando delle realtà agrarie diversificate, ma organicamente connesse dalle relazioni esistenti tra le varie parti e tra gli elementi delle varie parti.

La gestione degli spazi e delle attività era organizzata per valorizzare queste relazioni, piuttosto che per condurre separatamente coltivazioni e allevamenti.

La policoltura ha dunque radici antiche, ed è stata proprio lei a rendere possibile la sopravvivenza delle comunità, che nel tempo avevano accumulato una mole incredibile di informazioni ed esperienze specifiche, oltreché una collezione numerosissima di specie domestiche sia vegetali che animali adattate e adattabili (perché selezionate proprio a questo scopo) alla policoltura.

Con l’avvento della “rivoluzione verde” (verde un piffero! Si chiama così ma indica la meccanizzazione, chimicizzazione e industrializzazione dell’agricoltura….dovremmo chiamarla “rivoluzione nera”), immediatamente successiva alla seconda guerra mondiale, la policoltura è andata sparendo, portando con sé la maggior parte della biodiversità rurale e le competenze ad essa connesse.

I vantaggi della policoltura

La coltivazione simultanea di più specie vegetali nello stesso appezzamento permette di:

  • utilizzare al meglio lo spazio e le risorse;
  • rendere difficile la vita ai patogeni;
  • disporre di raccolti diversificati;
  • gestire meglio la fertilità del suolo, e con gli accorgimenti appropriati, aumentarla nel tempo; potenziare i reciproci effetti benefici delle diverse creature compresenti (consociazioni) o poste in successione (successioni e avvicendamenti);
  • resistere meglio a imprevisti ambientali o errori colturali, poiché è veramente difficile che tali eventi colpiscano con la stessa distruttività specie diverse, magari in diversi stadi di sviluppo.

La policoltura può essere estremamente efficiente in termini sia di utilizzo dello spazio, che di prodotti offerti per unità di spazio, che di resistenza a minacce ambientali e qualità dei prodotti coltivati.

Per fruire ottimamente dei vantaggi della Policoltura, è necessario acquisire qualche conoscenza in più; non limitarsi a conoscere le caratteristiche di ciascuna pianta in sé, ma della sua relazione con il contesto, l’ambiente, le altre piante e le altre creature compresenti e/o in successione: quali piante stanno bene con quali altre? Quali piante aiutano la fertilità del suolo? Quali piante contribuiscono a un habitat sano, nutrendo la “biodiversità funzionale”, magari allontanando o attraendo, ad esempio, insetti o altre creature che voglio allontanare o attirare? Quali piante conviene che precedano o seguano quali altre?

L’Agricoltura Sinergica, l’agroecologia, lo studio delle consociazioni e delle allelopatie, la socio botanica, lo studio delle Gilde, ecc., potranno fornire tantissimi spunti utili per meglio combinare le varie specie di piante, nel tempo e nello spazio.

Nella mia esperienza, posso affermare che al livello più semplice di policoltura vegetale, devo tener conto sostanzialmente di tre aspetti:

  1. disponibilità di nutrienti nel suolo e sua esplorabilità da parte delle radici;
  2. spazio aereo (luce, esposizione) sia verticale che orizzontale necessario;
  3. esigenze idriche.

Partendo da questi tre aspetti, posso poi raffinare il mio sistema sempre meglio, scegliendo le diverse varietà di piante da seminare o trapiantare contemporaneamente, quelle da seminare o trapiantare mentre le prime sono in fase vegetativa e quelle da seminare e trapiantare una volta esaurite le prime e quando le seconde sono in fase vegetativa, quelle perenni e perennanti che andranno a costituire una costante del sistema, quelle a ciclo breve da intercalare, quelle di “tutoria e difesa” (paravento, supporto di maritatura, attrazione/repulsione specifici insetti, trasporto e diffusione dei nutrienti del suolo, ecc), quelle di sostegno al suolo (leguminose, ma anche fittonanti profonde come l’inula, la cicoria e il cardo) e, se sono solita pacciamare, anche qualche pianta a sviluppo di biomassa e buona tolleranza al taglio, come ad esempio la sulla e la romice.

Ogni pianta può svolgere anche più funzioni contemporaneamente tra quelle citate; la rucola, ad esempio, è anche un’ottima disinfettante del suolo: i suoi essudati radicali scoraggiano la presenza di nematodi. La sulla è una leguminosa azotofissatrice, con radice fittonante profonda, eccetera.

Per ciascun areale climatico situato e specifico, e per il momento stagionale in cui staremo lavorando con il nostro modulo, potremo scegliere le piante più adatte.

Nelle schede seguenti alcune indicazioni utili per impostare le proprie Policolture, tratte dal seguente articolo blog http://www.permabadia.it/2013/03/04/alcuni-consigli-da-esperienza-prima-bozza/.

Non prendetele proprio alla lettera: ogni areale climatico specifico potrebbe variare un poco i tempi di semina, trapianto e raccolta; tali osservazioni dovranno essere integrate con la presenza, in ciascun modulo, anche di piante perenni, fiori, arbusti, alberelli, aromatiche e quant’altro la vostra fantasia possa suggerirvi come utile presenza; ma insomma, è un buon inizio e fornisce l’esempio del tipo di conoscenze di base che dovremo sviluppare per gestire ottimamente le consociazioni e le successioni nei nostri moduli.

piante gilde consociazioniModuli e Policoltura: una scelta strategica

Parlando di organizzazione modulare in cui ogni modulo rappresenta un’unità organica relativamente autonoma, applicheremo la policoltura ad ogni modulo.

Perché dovremmo utilizzare la policoltura per i nostri moduli? Non va bene lo stesso se pianto in un modulo tutti piselli e in un altro tutte lattughe?
Si, và bene lo stesso, ma meno…
E spiego perché.

In primo luogo, facendo monocoltura su ogni modulo, se ne perde la relativa autonomia e biodiversità funzionale.

In secondo luogo, abbiamo detto che l’organizzazione modulare vuole essere, in questa particolare accezione che caratterizza gli articoli, un modo per renderci più efficace ed efficiente la gestione di un biosistema ortivo in relazione al tempo e alle energie che abbiamo a disposizione, quando queste ultime sono scarse e/o imprevedibili.

Se sono scarse e/o imprevedibili, dobbiamo tener presente che ora stiamo lavorando su un modulo, ma non abbiamo la certezza di poter provvedere nei tempi giusti anche alla colonizzazione degli altri; per questo motivo, conviene che, una volta che sono al lavoro su un modulo, provveda a colonizzarlo con qualche varietà diversa, così da garantirmi già solo in esso un minimo di biodiversità funzionale e mangereccia.
Farò questo tenendo presente che ogni modulo avrà le sue caratteristiche intrinseche di microclima, suolo ed esposizione da valorizzare adeguatamente nel momento stagionale in cui ci sto lavorando.

Ogni modulo, dunque, accoglierà diverse specie vegetali, sfruttando anche lo spazio in altezza.

In questo modo, sia che io abbia tempo di allestire un solo modulo o più di uno, mi garantirò un minimo di diversificazione alimentare e di biodiversità funzionale.

Di seguito le foto di due moduli del mio biosistema ortivo, che non vogliono essere “esemplari”, ma semplicemente di spunto e ispirazione.

policoltura e moduli ortoFare errori sarà il miglior modo per imparare a padroneggiare sempre meglio la biodiversa produttività del nostro orto!

Via via che nel modulo si libererà spazio a causa della raccolta, potrò decidere se semplicemente pacciamare lo spazio vuoto in attesa di successivi interventi, o già seminare o trapiantare qualcos’altro, considerando: stagione; spazio aereo disponibile; bisogni del suolo; stato sanitario e vegetativo complessivo del modulo; suggerimenti di consociazione e successione; allelopatie; esigenze idriche.

In questo modo, nello stesso modulo, potranno convivere non solo piante di varietà diverse, ma anche in fasi vegetative diverse, a tutto vantaggio di una raccolta scalare.

Le piante perenni

Le piante perenni potranno costituire un punto di riferimento stabile per le colture annuali intorno, di volta in volta insediate.

Inoltre, potranno fungere da: sorgenti di specifici microhabitat; fornitrici di essudati radicali e aerei utili; produttrici di biomassa, cibo, medicine, pollini, nettari e rifugio per insetti utili; punti di ombreggiamento e/o difesa dal vento, eccetera. Alcune spontanee potranno essere utilizzate come bordura e rifugio per insetti utili; le piante con grandi e larghe foglie potranno ombreggiare le radici di piante che tendono a svettare verticalmente o ad arrampicarsi.

Anche la zonazione* potrà esserci di grande aiuto, poiché potremo colonizzare di piante perenni e rustiche i moduli più periferici del nostro orto, quelli che alla fine frequentiamo di meno.

Gli arbusti e gli alberi potranno costituire degli ottimi tutori per altre piante, sia intesi come “protettori” (dal vento o dall’eccessivo sole, dal compattamento del suolo o dal suo impoverimento, ecc.) che come supporto alla rampicazione.

Sono una grande sostenitrice della presenza di alberi nei biosistemi ortivi; nella maggior parte delle tradizioni policolturali del Pianeta, erano presenti alberi.

Alberi policolturaSempreverdi o caducifoglie, azotofissatori, fruttiferi, grandi o piccoli…..ne abbiamo davvero per tutti i gusti! In funzione dell’areale climatico in cui ci troviamo e dello spazio a disposizione, potremo scegliere le varietà più adatte al nostro sistema.

Generalmente l’orto è un biosistema irriguo, e questo ci permette di inserire ad esempio arbusti e alberi che hanno esigenze idriche superiori a quelle naturalmente presenti nel nostro areale. I carciofi produrranno più abbondantemente e i melograni offriranno frutti più grandi e dolci.

La maggior parte degli alberi fruttiferi dei miei biosistemi ortivi sono nati da seme a dimora: non lavorando mai il suolo, ma lavorando esclusivamente con gli sfalci e le pacciamature, ho potuto veder nascere e crescere parecchi alberi da seme.

I semi sono quelli della frutta che mangio, e che a fine estate sotterro in giro anche molto disordinatamente.

A conclusione di questo breve viaggio nel mondo delle policolture, vi ricordo che secondo molti autori della Permacultura, tra cui Bill Mollison, ed anche secondo me, all’aumentare della biodiversità e della fertilità del suolo, il legame di consociazione o allelopatia per essudati radicali ed aerei tra 2 varietà di piante si mitiga moltissimo.

Questo è comprensibile, poiché se in un modulo non ho solo 2 varietà di piante, ma 7 o 8 o di più, vicine, e il suolo è vivo e ricco di materiale organico e di tutte quelle microcreature che rendono fruibili i nutrienti alle piante, le variabili di interazione crescono moltissimo ed equilibrano quelle esistenti tra sole due varietà.
Siamo a marzo e potete iniziare subito a sbizzarrirvi, immaginando cosa seminare e trapiantare nel vostro primo modulo utile!

Non dimenticate i fiori!!!! E le aromatiche!!!!

E non scoraggiatevi se qualcosa non va esattamente come avreste desiderato: la Natura è maestra, e se la ascolterete con umiltà e attenzione, vi indicherà la strada migliore per correggervi e ottenere raccolti sempre più sani e abbondanti. E’ solo così che possiamo entrare in intimità con i nostri luoghi e la meraviglia delle energie, delle creature e dei processi che li abitano. “Lavorare con e non contro” significa anche questo: ascoltare, darsi e dare il tempo, nella fiducia che la biodiversità ci garantirà non solo un raccolto, ma anche un insegnamento.

A questo punto, non mi resta che preparare il 4° articolo, “Come gestire i Moduli” in cui vedremo come interagire con i moduli nel tempo, magari dopo un abbandono di qualche mese. Illustrerò il mio personale modo, ma mi piace pensare che potrete personalizzarlo a vostro piacimento e adattarlo ai vostri luoghi.

Un abbraccio, a presto!

*Nota: i termini contrassegnati dall’asterisco fanno riferimento a specifici strumenti di progettazione utilizzati in permacultura; per la loro descrizione rimandiamo ai testi specifici.

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