Orti Modulari e Policolture Ortive – Come gestire i moduli

Primiana Leonardini Pieri, diplomata presso l'Accademia Italiana di Permacultura ci racconta le strategie su come far sopravvivere un orto anche se sei parecchio pigro o parecchio impegnato, attraverso una mini serie di cinque articoli. Ecco il Quarto Articolo: La Gestione dei Moduli

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Policolture Ortive Moduli

Ciao!
Eccoci arrivati al Quarto Articolo della serie “Orti Modulari e Policolture Ortive”!
In questo articolo approfondiremo gli aspetti legati alla gestione operativa dei Moduli.

Ricapitolo di seguito l’indice della serie di articoli per orientarci:
1. Orti Modulari e Policolture Ortive – Introduzione
2. Orti Modulari e Policolture Ortive – Modularità: perché e come
3. Orti Modulari e Policolture Ortive – Policoltura: valore strategico
4. Orti Modulari e Policolture Ortive – Come gestire i moduli
5. Orti Modulari e Policolture Ortive – Domande frequenti e intervista di approfondimento

Nel Primo Articolo abbiamo introdotto i temi generali della serie di articoli, con particolare attenzione al fatto che può capitare di non avere tempo o energie o risorse sufficienti a gestire sempre un biosistema ortivo di dimensioni prefissate; la modularità e la policoltura possono in questi casi costituire strategie efficaci ed efficienti di progettazione e gestione operativa flessibile. Tali strategie ci regalano la libertà di dedicarci al nostro orto nella misura in cui di volta in volta possiamo, garantendoci un raccolto e la non compromissione dell’impostazione complessiva.

Nel Secondo Articolo, abbiamo approfondito il concetto di modularità: come progettarla e realizzarla, e come adattare un biosistema ortivo qualsiasi, alla modularità, fornendo una serie di suggerimenti pratici.

Nel Terzo Articolo, siamo entrati nel merito della Policoltura, fornendo indicazioni teoriche e pratiche di base per cimentarci in questo approccio colturale, godendone i molteplici vantaggi.

In questo Quarto Articolo esploreremo gli aspetti legati alla gestione dei Moduli. 

Come gestire i moduli?

Qui viene il bello! Attraverso la progettazione modulare, rendiamo ogni modulo relativamente autonomo rispetto agli altri. E soprattutto, rendiamo noi relativamente autonomi dall’obbligo di gestirli tutti per forza!

Ogni modulo potrà essere lasciato a sé stesso e ripreso nel momento in cui possiamo.
Tutte le informazioni condivise nei precedenti articoli sono funzionali proprio a questo risultato: poter gestire ogni modulo in maniera relativamente autonoma da ogni altro, senza compromettere significativamente il resto.

La situazione è dunque questa: voi avete il vostro biosistema ortivo complessivo di dimensioni “X”, suddiviso in “n” moduli di forma e dimensioni variabili, come descritti nel Secondo Articolo.

I vostri “n” moduli, a seconda del tempo, delle energie e delle risorse che avete a disposizione, possono essere tutti messi in coltura, oppure solo uno, o solo qualcuno.
I moduli messi a coltura, indipendentemente da quanti sono, accolgono diverse specie e varietà di piante da voi seminate e trapiantate, offrendovi ciascuno una propria biodiversità funzionale e mangereccia, come descritto nel Terzo Articolo. In questi moduli le piante spontanee sono poche, e prevalgono quelle coltivate.

I moduli non messi a coltura, o lasciati a sé stessi per qualsiasi motivo, indipendentemente da quanti sono, accoglieranno le piante perenni da voi inserite e/o le piante da sovescio che avrete seminato prima di abbandonarli (vedi Terzo Articolo), e una molteplicità di piante spontanee.

Se utilizzate la pacciamatura, l’inerbimento dei moduli lasciati a sé stessi sarà un po’ più lento.

Per godere adeguatamente dei vantaggi di questo metodo, non dobbiamo lasciarci spaventare dalla colonizzazione delle erbe spontanee!

Lavoreranno per voi il suolo, lo manterranno vivo e ombreggiato, impediranno il dilavamento e l’erosione.

Le erbe spontanee sono l’espressione della vitalità del suolo, e tutte svolgono un proprio ruolo specifico nell’equilibrio dei processi biologici che lo caratterizzano.
Molte sono commestibili, medicinali e/o aromatiche. Con un po’ di pazienza potreste scoprire qualche virtù nascosta di quella o di quell’altra pianta e provvedere ad arricchire la vostra scorta domestica di tisane, tinture madri, oleoliti e fermentati.

Molte possono indicarvi la tendenza evolutiva del suolo: ci sono piante che crescono solo in terreni molto ricchi di sostanza organica, come l’ortica, o molto calcarei, come la parietaria e il galium.

Quando avrete tempo e voglia, potrete cercare di identificare le piante spontanee che maggiormente colonizzano i vostri moduli, e poi approfondirne la conoscenza cercando informazioni sulle loro proprietà e sui loro habitat preferiti.

Potrete così scoprire, ad esempio, che le radici di gramigna oltre che essere commestibili, potranno essere utilizzate per produrre una tintura madre depurativa, diuretica e utile per abbassare la pressione sanguigna.

La colonizzazione spontanea delle erbe, sarà come un “periodo di riposo”, in cui saranno guarite le ferite conseguenti magari a qualche nostro errore, ripristinati gli equilibri naturali e suggeriti eventuali nuovi corsi d’azione.

Insomma, un bel feedback!

Potrà essere molto utile, ad esempio, osservare se e quali erbe spontanee avranno preso il sopravvento in nostra assenza; potremo poi raffinarci e trovare il momento migliore per spargere nei moduli in procinto d’abbandono dei semi da sovescio, per ritrovare qualche mese dopo un modulo completamente ricoperto di piante da sfalcio che avranno arricchito e nutrito il suolo. Oppure, ancora, potremo provvedere a una “pacciamatura da battaglia” spessa e densa, in grado di degradarsi molto lentamente, e farsi ritrovare solo parzialmente decomposta la stagione successiva, con pochissime erbe sopra e un mucchio di terreno vivo sotto.

Adesso vi illustrerò il mio modo di gestire i moduli, che potrete adattare alle vostre specifiche esigenze.

Come già detto nel Primo Articolo introduttivo, le mie strategie non prevedono lavorazione del suolo né utilizzo di prodotti di sintesi, e utilizzano molto la pacciamatura organica, non solo come protezione del suolo e rallentamento della crescita delle erbe spontanee, ma anche come modalità di cura della fertilità del suolo.

Tuttavia, potrete trattare diversamente i vostri moduli; l’importante è che siate consapevoli di quello che state facendo e delle sue conseguenze, per poi apportare i correttivi migliori per garantirvi la vivificità del suolo e la convivenza con le energie selvatiche.

Vediamo qualche esempio.

graminacee spontanee orti
Modulo colonizzato da graminacee spontanee (biadone). Foto di Primiana Leonardini Pieri

Ecco un modulo colonizzato da graminacee spontanee (biadone). Era stato “abbandonato” l’estate precedente; a gennaio ho deciso di occuparmene.

L’intento è di prepararlo alle semine e ai trapianti primaverili.

Decido di sfalciare l’erba. Potrei anche schiacciarla camminandoci ben bene sopra, ma ho troppa paura di compattare il suolo, che in questa stagione è umido e in questo modulo molto argilloso, per altro privo di piante a radicazione fittonante e profonda.

Potrei anche strapparla, ma in questo caso ritengo che l’apparato radicale lasciato nel suolo faccia solo bene.

Verifico che tra l’erba non ci sia niente di interessante come un nuovo germoglio di alberello da frutto o qualche altra pianta da conservare, e poi inizio.

sfalcio pacciamatura orti modulari
Utilizzo dell’erba falciata come pacciame. Foto di Primiana Leonardini Pieri

Con un falcetto, provvedo allo sfalcio e utilizzo l’erba falciata come pacciame.
L’eventuale erba in surplus la dò ai polli che gradiscono molto o la metto a macerare in acqua.

Nel giro di pochi minuti, ho finito.

Falciando, faccio ben attenzione a calpestare abbondantemente l’erba del camminamento, in modo da ricreare lo spazio di discontinuità, che infatti ora è ben visibile.

Le dimensioni di questo modulo/bancale sono di mt 1,4 x 3 circa. Molto piccolo, uno dei miei preferiti 😉

letame equino orti modulari
Strato leggero di letame equino per concimare. Foto di Primiana Leonardini Pieri

Immaginando di poter piantumare in questo modulo anche piante alto consumatrici, e tenendo presente che da circa 3 anni non provvedo a nessun tipo di integrazione concimante in questo modulo, tranne gli sfalci vegetali, decido di integrare con uno strato leggero di letame equino fresco, privo di urina.

Non è un intervento strettamente necessario, e all’interno di certe metodologie addirittura sconsigliato, quindi ognuno valuterà e deciderà in base ai propri parametri, tenendo comunque presente che la disponibilità di nutrienti nel suolo di uno spazio in cui raccogliamo, dovrà essere in qualche modo sostenuta e reintegrata. Questo, è uno dei tanti modi, e non sempre il migliore.

pacciame lenta degradazione orti modulari
Pacciame a lenta degradazione. Foto di Primiana Leonardini Pieri

Prima di coprire tutto con paglia, fieno, o altro pacciame a più lenta degradazione dell’erba, provvedo a bagnare bene il letame equino.

La copertura con questo pacciame sarà densa, spessa circa 5 cm.

Il letame equino svilupperà un poco di calore che la paglia contribuirà a mantenere e proteggere, attivando una sorta di compostaggio di superficie anche in questa stagione, gennaio.

Un esercito di creature colonizzerà questo spazio trasformando il materiale organico in cibo fruibile per le piante.

Umidità e temperatura sono variabili importanti per la colonizzazione e la sopravvivenza delle creature del suolo.

Per un po’ di tempo la ricrescita delle erbe sarà scoraggiata.

Qual’ora si disponga di colture batteriche self made, si potranno distribuire ben diluite prima di coprire tutto con la paglia.

Personalmente, ritengo che un biosistema gestito naturalmente, in cui sia abbondante la biomassa organica sia fresca che secca, e sufficienti i range di umidità e temperatura, non richieda l’apporto di particolari microorganismi dall’esterno; queste creature infatti, nelle loro varietà autoctone, colonizzano rapidamente ogni anfratto in cui sussistano le condizioni per la loro sopravvivenza. D’altro canto, se queste condizioni non ci fossero, qualsiasi inoculo di microorganismi finirebbe semplicemente perduto nel giro di poco tempo. Qualche integrazione auto-prodotta con materiali locali sarà utile, ben diluita per non rischiare di far danno.

Ovviamente, anche in questo caso, le esperienze individuali di ciascuno e gli specifici obiettivi di produttività potrebbero spingervi a operare diversamente.

Se l’erba sfalciata fosse di una varietà particolarmente attiva nel ricaccio e rapida nella crescita (come ad esempio la gramigna e la potentilla), o volessi impedire la ricrescita di qualsiasi erba a lungo nel tempo, dovrei provvedere ad una pacciamatura a più lenta degradazione della paglia e ancora più spessa.

Adesso vediamo un esempio un filo più evoluto: un modulo in cui avevo provveduto a una semina di varietà miste da sovescio.

bancale orti modulari
Esempio 2. Erbe molteplici nel bancale. Foto di Primiana Leonardini Pieri

Ecco.
Anche in questo caso si tratta di un modulo/bancale.
Come vedete, le erbe sono molteplici, un vero tripudio!
Quasi mi è dispiaciuto intervenire, tanta era la bellezza di questo spazio.
Non avrei potuto però provvedere a semine o trapianti con tutta questa vegetazione, neanche procedendo a macchia di leopardo: gli ombreggiamenti avrebbero compromesso la crescita dei miei germogli, e non ero disposta a rischiare.

leguminose azotofissatrici orti modulari
Esempio 2. Bancale con leguminose azotofissatrici. Foto di Primiana Leonardini Pieri

Come nell’esempio 1, ho prima cercato di capire se c’era qualcosa che volevo conservare, e poi ho proceduto allo sfalcio, lasciando i resti di quanto andavo tagliando al suolo, come primo strato di pacciame.

In questo caso, in cui sono tantissime le leguminose azotofissatrici, strappare le erbe con il loro apparato radicale, sarebbe un enorme perdita di nutrienti!

finocchio calendula orti modulari
Esempio 2. Sfalcio come primo strato di pacciame. Foto di Primiana Leonardini Pieri

Qualche pianta di finocchio in procinto di andare a fiore e una calendula li ho lasciati. Il resto è stato sfalciato con il solito falcetto e lasciato al suolo quale primo strato di pacciame.

Per il taglio, in molte condizioni funziona benissimo anche un semplice coltello, maneggevole e leggero.

Io mi trovo bene con quelli seghettati.

In questo caso non ho ritenuto opportuno aggiungere null’altro prima della copertura di paglia.

Qualche manciata d’erbe è stata destinata ai polli.

bancale pronto orti modulari
Esempio 2. Bancale completo. Foto di Primiana Leonardini Pieri

Ecco il lavoro completato.

Nel giro di circa 20 minuti abbiamo recuperato un modulo/bancale di mt 1,20×6, pronto per ospitare le nostre nuove colture.

Ne approfitto per dire che la paglia non è l’unico materiale utilizzabile; in molti, ad esempio, preferiscono il fieno. Quando il fieno è un buon polifita, magari con erba medica o sulla, è portatore anche dei semi di queste erbe, a tutto vantaggio del nostro biosistema ortivo.

Sfalci d’erba secca funzionano benissimo; bisogna solo ricordarsi che, se non sono privati dei semi, con loro introdurremo nel nostro biosistema anche i loro semi e la possibilità che germinino.

Il biadone selvatico, ad esempio, è un’ottima fonte di pacciame “paglioso”.

E poi materiali triturati, fogliame, segatura, e tutto quello che la vostra fantasia e il vostro luogo possono offrirvi.

Cartoni non stampati e tessuti organici non colorati sono efficaci e possono andar bene, ma i dubbi sull’eventuale presenza nascosta di sostanze tossiche che la decomposizione non riesca a rendere innocue sono molteplici, ed è quindi importante non utilizzarli a cuor leggero.

Man mano che andrò a colonizzare i miei moduli con le piante che preferisco, il pacciame si decomporrà e le erbe spontanee riprenderanno forza e vigore.

Molto bene! 🙂

Di caso in caso, e di modulo in modulo, valuterò il da farsi: potrò ad esempio rimuovere le erbe più a ridosso delle mie piantine e reintegrare la pacciamatura.

In generale, sarà sufficiente che le mie piante abbiano a disposizione spazio e luce soprattutto nelle prime fasi di crescita, quando sono ancora piccole e possono essere facilmente soffocate dalle altre; successivamente, una volta conquistato il loro spazio vitale, saranno in grado di presidiarlo da sole.

Di solito, moduli preparati in questo modo non richiedono ulteriori interventi, anche se utilizzati qualche mese dopo la preparazione; tuttavia, a seconda della quantità di tempo che lascerò passare tra la preparazione e l’utilizzo, delle varietà spontanee, e della stagione/clima, potrebbe essere necessario aggiustare un po’ il tiro in occasione delle semine e dei trapianti.

Policolture Ortive ModuliIn questa foto, ecco come si sono sviluppate delle verze in un modulo/bancale gestito come nell’esempio 1, senza ulteriori ritocchi.

L’intervallo di tempo necessario alla pacciamatura per degradarsi e far ricrescere le erbe è stato sufficiente alle giovani verze per crescere e occupare il proprio spazio; non è stato necessario che io intervenissi in fase di crescita né lo è ora. Ora è solo il momento di raccogliere!

moduli completi orti modulari
Moduli completi. Foto di Primiana Leonardini Pieri del 01/02/2018

Ecco, ad esempio, come si presentano alcuni moduli il 01/02/2018:
Nei moduli/bancali in primo piano l’ultima pacciamatura è avvenuta a fine agosto, in occasione degli aggiustamenti per le colture invernali; contestualmente alla raccolta invernale, si sono liberati nuovi spazi, che lascio bellamente stare. In fondo, in alto, sono visibili gli abbondanti inerbimenti dei moduli che non ho utilizzato per le colture invernali, la cui ultima pacciamatura risale alla primavera 2017, e che lascerò così finché non avrò voglia e tempo di occuparmene.

In alto a sinistra, è visibile un’isola pacciamata, che è uno dei moduli che ho preparato qualche settimana fa.

L’organizzazione modulare e policolturale del biosistema ortivo consente di:

  • parametrare le attività alle effettive energie a disposizione, e di ottimizzare anche spazi residuali;
  • richiede, nella sua forma più semplice e “naturale” quale quella che ho condiviso, solo pochi strumenti manuali;
  • permette l’incremento progressivo di biodiversità, a tutto vantaggio del suolo, della qualità delle piante coltivate e dell’equilibrio sanitario;
  • può essere applicato ovunque se ne ravvisi la necessità e opportunità;
  • soprattutto, permette a noi donne, anche da sole, di gestire efficientemente un biosistema ortivo per l’autosufficienza familiare, con poca fatica e poco tempo.

Come ho già detto, l’organizzazione modulare e policolturale del biosistema ortivo, non è una mia invenzione; mia è, piuttosto, l’evidenziazione strategica: un modo di utilizzare la modularità e le policolture per ottimizzare le proprie energie e ottenere un raccolto….a seconda di quello che si può, ogni volta che si può, senza farsi prendere dall’ansia ma anzi godendosi la bellezza dei molteplici micro paesaggi che si creano.

Il metodo di gestione dei moduli che qui ho illustrato, è quello che ho sviluppato in base alle mie esigenze, risorse, competenze, etiche ed esperienze; non credo sia il migliore possibile in assoluto. E’ solo, ad oggi, il migliore possibile per me. Ciascuno di voi potrà sviluppare il proprio.

Sperando di aver fornito spunti e idee utili alla crescita di sempre più orti biodiversi, piccoli e grandi, vi do appuntamento al prossimo articolo, il Quinto e conclusivo, in cui condividerò alcune delle tante domande che mi sono state fatte in questi anni e più recentemente, in occasione della pubblicazione di questi articoli.

Buona Primavera e a presto!
Primiana.

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