Apologia della Parietaria

Sara Elke Carozzo ci parla della Parietaria officinalis. E' un pianta commestibile appartenente alla famiglia delle Urticaceae. Ricca di vitamine, è ottima per lenire il mal di gola. Riicca di vitamine, ottima per lenire il mal di gola. Diuretica e depurativa.

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parietaria Sara Elke Carozzo

Negli ultimi mesi, lavorando, sono stata in città. Il che per una con velleità da semi-nomade ha dell’incredibile. E poi, già è brutto perdersi le straordinarie fioriture di montagna, che quasi non puoi crederci a quanti fiori ci sono, ma non vedere nulla di più degli alberi striminziti del parchetto pubblico sotto casa, è proprio triste (senza offesa ai suddetti alberi, Mirabolani per la precisione, che mi hanno comunque regalato dei sorrisi, quindi a ben vedere sono un’ingrata).

Mi fa un po’ sentire staccata dalla vita “vera”, ciclica, che segue le stagioni e cambia lentamente ma inesorabilmente; non ho raccolto l’Iperico, la Lavanda, l’Origano, l’Elicriso, e così mi sembra di aver mancato degli appuntamenti con delle care amiche che non vedo da tanto. Fortuna però che l’anno prossimo posso tornare a trovarle.

Sicché, forse perché ho sete di natura, cammino con lo sguardo chino sulle piantine che crescono ai margini dei marciapiedi, fra una mattonella e l’altra, negli interstizi fra i muri e la strada o nelle crepe dell’asfalto; sono tante, a volte persino piante da fiore fuggite da qualche giardino, però quella più comune, che a volte ti chiedi proprio come ha fatto a crescere in quegli angolini angusti, è la Parietaria officinalis.

Parietaria officinalis
Foto Sara Elke Carozzo

Credo che la Parietaria sia una delle piante più odiate

Insieme alla Gramigna e al Convolvolo, un po’ perché è proprio infestante, e non serve a nulla strapparla, lei ricresce prontamente in qualsiasi anfratto, ed un po’ perché ci sono un buon numero di persone allergiche. Eppure a me in questi mesi ha fatto da compagna verde nei vari tragitti per le strade cittadine, che se non ci fosse stata sarebbe stata proprio la morte del cuore.

Come tutte le infestanti è un esempio di resilienza, ma mi ricorda anche un sacco di altre cose: quando cresceva sotto al dondolo nel giardino della nonna, e lei la strappava, invecchiando sempre meno, e così anche nel campo del nonno, fra i ceppi scavati e contorti degli ulivi, ed ora che il giardino e l’orto non li cura più nessuno tocca a me, quando vado, riprendere la vecchia guerra con la Parietaria, però in un certo senso mi piace sempre trovarla lì, immancabilmente, mi dice che per quanto possiamo combattere la natura, lei si riappropria sempre di tutto, se gliene si da il tempo, il che è una buona speranza per il futuro.

Poi mi parla di quando per fare “gli amici del bosco” ci attaccavamo tre foglie di Parietaria sulla maglia grazie ai minuscoli peli sulla pagina inferiore, e quello era il simbolo chiarissimo che per un pomeriggio i prati erano il nostro campo giochi e le siepi inespugnabili muri. Oppure mi ricorda un muro a secco bellissimo, in un posto dove sono vissuta, in cui Felci e Ombelico di Venere si disputavano gli spazi con la Parietaria, che ogni tot veniva estirpata, eppure in qualsiasi caso quel muro era sempre un quadro.

O di quella volta quando non sapendo cosa mettere sotto i denti abbiamo fatto una raccolta di erbe da scottare e condire, fra cui la Parietaria che con il suo sapore neutro mitigava l’amaro di altre foglie. Infatti, la tanto bistrattata Parietara, è commestibile: si raccolgono gli steli giovani prima della fioritura, quando sono più teneri e privi di fiori, più avanti si sfogliano. Le foglie o gli apici della pianta si aggiungono a minestre, misticanze, frittate; non ha un sapore irrinunciabile, ma fa massa e se ne trova in abbondanza, inoltre il nome della specie, officinalis, fa capire che è pure una pianta utile a scopo medicinale, è infatti diuretica e depurativa (chiaramente, se siete allergici, non vi consiglio proprio di farvi delle panciate di Parietaria), ma anche emolliente, cosa che torna utile quando ci si punge con le Ortiche, e tra l’altro, provvidenzialmente, spesso crescono vicine.

parietaria officinale urbana
Foto di Sara Elke Carozzo

Nel mio schedario mentale la Parietaria ha tre nomi

Quello italiano, dovuto al fatto che cresce nelle crepe dei vecchi muri; quello lombardo Vidriola che ha a che fare con “vetro”, perché le sue foglie ruvide si usavano per pulire le incrostazioni dalle bottiglie, e quello ligure Canigea (capirete che prima di beccare quello giusto quando ne parlo con qualcuno, a seconda della provenienza, possono passare anche 5 secondi in cui guardo il vuoto).

Come se non bastasse quanto già detto a farla stare più simpatica a tutti – o a nobilitarla un minimo -, anche Plinio ne parla nella sua Storia Naturale (Plinio era un caro naturalista del I sec. d. C. quello che tutti si ricordano per essere morto durante l’eruzione del Vesuvio che ha distrutto Pompei ed Ercolano, il quale si è preso la briga di scrivere un consistente tomo in cui parla anche di piante medicinali, gioia degli erboristi degli ultim 20 secoli), e racconta come durante la costruzione del Partenone sotto Pericle, uno schiavo si fosse infortunato cadendo dal frontone e fosse stato curato con la Parietaria grazie ad un sogno di Pericle, in cui la dea Minerva lo invita a ad usarla; da qui il nome di Partenio “erba della vergine” poiché Minerva-Atena era una Dea vergine, ed il fatto che le è consacrata. E chi l’avrebbe mai detto che la volgare Parietaria, che una mia amica una volta mi ha detto “mi dà l’idea di sporco”, c’entri con Atena, eh? O che serva a così tante cose!

parietaria officinalis vidriola
Foto di Sara Elke Carozzo

Insomma che se dovete estirparla estirpatela (provateci), io lo capisco eh, però dai, non con disprezzo porella, che a me m’ha salvato il verde dell’anima in un’intera estate in città.

Dalla libreria di Permacultura & Transizione

 

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Sara Elke Carozzo
La prima volta che ho sentito parlare di Permacultura è stato nel 2011: tramite l’agricoltura sinergica sono arrivata alla Tabacca, un progetto in permacultura sulle alture di Genova Voltri. Nel 2013 lascio gli studi di lettere classiche per iniziare a viaggiare in Italia e all’estero, e scoprire possibilità alternative al solito iter studio-lavoro-casa, tramite wwoofing, volontariato e soggiorni in comunità e realtà rurali. Intanto la collaborazione con la Tabacca diventa più stretta, e nel 2016 mi stabilisco per un periodo nelle vicinanze, collaborando con la comunità del luogo e seguendo un PDC. In tutti questi anni porto avanti l’amore e la curiosità per le piante spontanee e officinali, la loro storia ed il loro utilizzo; questo seme prezioso, trasmessomi da mia madre, viene innafiato con gli studi e la vicinanza quotidiana, crescendo con me. Fondamentale è stato anche il percorso svolto con vari gruppi di donne dalle quali ho preso e dato conoscenze, energia, ascolto, comprensione, amore. Questo insieme di cose mi ha portato ad interessarmi oltre che di permacultura, anche di vita comunitaria, autosostentamento e autoproduzione, botanica e storia della medicina naturale e ad un tipo di spiritualità che potrei definire “ecologica”. Le parole con cui immagino il mio futuro sono “comunità”, “autosostentamento”, “natura”, “amore”, “creatività”, “femminile”, “scrittura”.