CSA Semi di Comunità – Il cibo sano… non ha prezzo!

La CSA Semi di Comunità, è un’azienda agricola collettiva, in cui soci lavoratori e fruitori creano un patto di solidarietà e condividono benefici e rischi della produzione. È il progetto di un’azienda agricola senza padrone, fondata non sul profitto, ma sull'equa redistribuzione del raccolto tra i soci. È un passo deciso nella direzione della sovranità alimentare. Il termine CSA significa Comunità che Supporta l’Agricoltura, è una particolare forma di organizzazione, in cui tutti i soci prendono insieme le decisioni sulle scelte aziendali, sostengono la produzione e si distribuiscono cibo fresco, sano e prodotto nel rispetto dell’ambiente.

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CSA Semi di Comunita

Quando abbiamo sentito per la prima volta di una cooperativa dove i consumatori sono comproprietari dell’azienda assieme ai contadini, abbiamo fatto fatica a crederci.

Conoscevamo e ammiravamo il patto di mutuo aiuto di alcune piccole
aziende agricole con i loro consumatori, che garantiscono un acquisto costante, ma decidere insieme cosa coltivare per auto-prodursi il cibo, essere tutti egualmente coinvolti e partecipi sembra utopico…

Invece anche in Italia esistono le CSA, le Comunità che Supportano l’Agricoltura, in cui la produzione agricola non è indirizzata al mercato, ma al consumo da parte dei soci stessi, che partecipano delle responsabilità e delle scelte dell’azienda, prefinanziando le coltivazioni e condividendo rischi e benefici della produzione.

Nelle CSA il cibo non è più legato al suo prezzo al chilo, ma al costo della produzione, delle piantine e del salario di chi le coltiva.
Non è un sogno, ma un progetto pionieristico che permette di svincolarsi, almeno in parte, dal sistema economico basato sul prezzo e che annulla la distanza tra produttore e consumatore.

È il progetto di un’azienda agricola senza padrone, fondata non sul profitto, ma sull’equa redistribuzione del raccolto tra i soci. È un passo deciso nella direzione della sovranità alimentare.
Nelle CSA tutti e tutte possono mettere le mani nella terra e contribuire al lavoro agricolo, prendendo consapevolezza del valore del lavoro dei contadini, le cui competenze garantiscono il raccolto per l’intera comunità.

La prima CSA italiana è nata a Bologna e si chiama Arvaia: un bellissimo esempio di lavoro collettivo e collaborativo, che sta sostenendo e accompagnando Semi di comunità, una nuova CSA fondata a Roma a gennaio 2019, come prosecuzione di un progetto di orto condiviso promosso dall’associazione Mondo Comunità e Famiglia (MCF).

Le due aziende agricole sono in contatto diretto e continuo, scambiano pratiche, consigli e aiuto. Non sono imprese “rivali” perché fuori dal mercato non c’è concorrenza, ma solo persone con passioni e valori comuni: il rispetto del lavoro, la condivisione delle responsabilità, la capacità di prendere decisioni con il metodo del consenso, il desiderio di essere accoglienti e inclusivi, la voglia di mangiare cibo sano.

La conoscenza di Arvaia e l’esperienza della nascente CSA di Roma – un’interessante opportunità per il territorio periurbano della città – ci hanno convinti che il modello della Comunità a Supporto dell’Agricoltura sia un’alternativa concreta e sostenibile per la produzione alimentare e una fonte di soddisfazione e benessere per tutti i soci. Fa bene, infatti, sentirsi parte di un progetto comune, impegnare parte del proprio tempo libero nel lavoro manuale, mettere a frutto le proprie competenze a favore di tutti.

CSA soci lavoratori

I terreni a disposizione di Semi di Comunità si trovano a Roma nord, all’interno del parco naturale di Veio.

Appena superato il raccordo e imboccata la Cassia bis ci si scorda della città e si rimane catturati dal paesaggio. I 5 ettari complessivi sono in parte boscosi e in parte dedicati alla coltivazione biologica di ortaggi. La CSA ha fatto precise scelte di progettazione agricola per la salvaguardia del suolo, tra queste la policoltura che permette di ampliare la varietà di ortaggi e di evitare l’impoverimento del terreno.

Partendo dal presupposto che le piante producono con la fotosintesi il 20% in più di quanto non consumino, la CSA cerca di mantenere la naturale fertilità del suolo, invece di impoverirlo e poi reintegrarlo, e per farlo occorre rispettarne gli strati.

Perciò invece di arare ribaltando le zolle, si lavorano i campi utilizzando un ripuntatore che lasciando gli orizzonti del terreno al loro posto, permette di arieggiare la terra favorendo lo sviluppo della microfauna e delle micorrize.

Per combattere l’erosione del suolo e ridurre il consumo di acqua bisogna valorizzare la presenza delle piante spontanee e considerale “alleate” piuttosto che “infestanti”. A seconda della varietà, della stagione e del tipo di coltura, le “erbacce” verranno strappate o tagliate al colletto nel periodo di crescita delle orticole e lasciate crescere nel periodo di raccolta.

piante spontanee csa semi comunita

Il progetto CSA Semi di Comunità ha un valore particolare per una città come Roma

Il progetto CSA Semi di Comunità ha un valore particolare per una città come Roma, perché ristabilisce il legame interrotto con la terra, aggrega persone, crea occasioni di formazione e integrazione, diffonde una cultura ambientale rispettosa della natura e dei suoi ritmi e riafferma il valore del cibo buono e autoprodotto.

Esistono diversi modi di partecipare alla vita della CSA: ci sono i soci lavoratori che coltivano ogni giorno i campi, i soci fruitori che prefinanziano la produzione dando un contributo economico per l’assegnazione di una quota annuale di prodotti; i soci prestatori che finanziano con un prestito di denaro la produzione; e i soci donatori che possono donare una somma, uno strumento di lavoro o parte del loro tempo e delle loro competenze alla CSA.

CSA Semi di Comunita Roma

Tutti i soci possono contribuire partecipando al lavoro agricolo, impegnandosi nella gestione della cooperativa, organizzando la distribuzione dei prodotti, proponendo laboratori formativi o momenti di convivialità. Il lavoro collettivo è un sostegno necessario soprattutto in situazioni di emergenza o nei momenti di grandi raccolti stagionali, ma si tratta di un impegno volontario, che dipende dalle disponibilità di ciascuno, perché la produzione viene portata avanti da un gruppo di tecnici retribuiti del settore agroalimentare, i soci lavoratori.

Una volta alla settimana le verdure raccolte vengono distribuite ai soci fruitori, attraverso alcuni punti di distribuzione collocati in diverse parti della città e la cui organizzazione è affidata ai soci stessi.

Costruire collettivamente il progetto, partecipare al lavoro agricolo acquisendo consapevolezza del suo valore e delle sue specificità, mettere in gioco le proprie abilità e competenze per un fine comune e concreto, imparare pratiche che la vita urbana esclude, condividere momenti conviviali costruendo quel senso di comunità che in città sempre più difficilmente si crea: queste e altre sono le opportunità offerte dal modello CSA!

Comunita Supportano Agricoltura

Se vuoi scoprire meglio cos’è una CSA, se vuoi essere partecipe della produzione del tuo cibo e unirti a questo progetto scrivi a semidicomunita.roma@gmail.com; visita il sito http://www.semidicomunita.org; oppure la pagina Facebook “CSA Semi di Comunità”.

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CSA Semi di Comunita
Dopo quasi 2 anni di incontri, studi e confronti nasce nel Gennaio 2019 la CSA Semi di Comunità, la prima su territorio romano, dall'unione di due iniziative del nodo romano di Mondo di Comunità e Famiglia: l’orto collettivo Semi di Comunità, nato nel 2015 e l’incubatore d’impresa che si ispira ai valori di condivisione, partecipazione, inclusione, rispetto reciproco, trasparenza, sostenibilità. I 5 ettari di terreno a nostra disposizione di cui coltiviamo 2,5 ettari ad orticole, si trovano all ´interno del parco di Veio, sulla Cassia appena fuori dal raccordo anulare di roma. A partire dall´esperienza dell´orto condiviso, oggi ben avviata, si è sciluppato un progetto più ampio che sappia combinare la volontà di coltivare prodotti buoni e di qualità, con l’impegno di una Comunità locale attiva e responsabile; ispirandosi ai principi che regolano il modello della CSA (Community Supported Agricolture). L’obiettivo è creare uno spazio di produzione, dunque, che possa aggregare attorno a sé singoli cittadini, realtà locali o gruppi informali che approvando pienamente le finalità del progetto e interessati a beneficiare dei suoi frutti, siano disposti a sostenerlo e a condividerne i rischi, sia in termini economici che attraverso un coinvolgimento attivo, come forza lavoro, nelle diverse fasi di produzione. L’agricoltura urbana e periurbana ha un potenziale enorme nello sviluppo delle economie delle città e nel loro approvvigionamento ma è anche un ambito dalla grande valenza sociale, capace di aggregare persone, di creare luoghi di formazione e d’integrazione, di diffondere una cultura ambientale, prima ancora che agricola, rispettosa della natura e dei suoi ritmi.