Facilitare senza facilitare: Comunicare in Cerchio per ritornare al Cuore

Facilitare senza facilitare significa attivare spazi di comunicazione autentica senza la presenza di terze parti e senza la definizione di processi strutturati e formali di comunicazione. Significa parlare con il Cuore per favorire la gestione dei conflitti.

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Ci sono alcuni spazi di conflitto della vita quotidiana in cui è difficile avere una persona che faciliti la trasformazione della tensione e delle relazioni.

Reclutare una persona esterna, una “esperta” che accompagni processi decisionali o di gestione dei conflitti non è immediato. Sarebbe sicuramente molto utile in quelle situazioni in cui la non-gestione di un conflitto porta ad eccessiva aggressività oppure alla fuga dal conflitto stesso, spazi in cui si assiste alla mancanza di una competenza conflittuale riguardo alle differenti parti in gioco.

L’incompetenza conflittuale si ritrova negli spazi della vita privata, nelle relazioni tra genitori e figli e nelle relazioni di coppia. Si ritrova allo stesso modo anche negli spazi della vita pubblica, sui luoghi di lavoro, all’interno di associazioni e in altri contesti di impegno politico e sociale, così come negli ecovillaggi e in altre comunità intenzionali.

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Alcuni gruppi umani presentano resistenze culturali, incrostate nel tempo, che impediscono di utilizzare i conflitti come opportunità. Oppure presentano livelli troppo elevati di tensione che impediscono l’arrivo di qualsiasi processo trasformativo dall’esterno. Oppure sono caratterizzati da un’urgenza, per cui la razionalità ostacola la presenza di nuove proposte che possano accompagnare il dialogo.

In questi casi è difficile attivare processi di comunicazione, guidati dall’esterno, che implichino una nuova struttura di gestione della parola, di definizione di emozioni, bisogni e obiettivi e che modifichino completamente le “regole del gioco”, regole per lo più sottintese.

È comune che nel gruppo genitori di una scuola alternativa le numerose priorità da discutere (gli esami, la compera di materiali, l’organizzazione delle attività etc etc) attivino una modalità di comunicazione condizionata dall’ansia, da parte di ciascun genitore, di risolvere i problemi del proprio figlio o della propria figlia. E alle volte ci si dimentica di parlare uno alla volta, togliendo la parola ai genitori più timidi o meno carismatici.

È pratica consuetudinaria, nelle aziende, che ci sia una persona gerarchicamente superiore che controlli ogni processo e prenda le decisioni finali. Apparirebbe una perdita di tempo, e di profitti, attivare spazi decisionali orizzontali e partecipativi.

Tuttavia, in queste e altre situazioni, pur senza arrivare a processi di facilitazione formale, è possibile attivare un contenitore di comunicazione autentica. Oltre la mediazione, oltre la negoziazione, oltre il consenso il segreto di ogni relazione “win win win”, dove a vincere sono tutte le parti in gioco (tu, io e il pianeta) è un mantra molto semplice quanto potente: mettere il Cuore al Centro.

Mettere il Cuore al Centro significa so-stare nelle emozioni, rimanere in quel luogo incomodo ma prezioso dove possiamo ricevere messaggi importanti. Le emozioni sono il portale per riconoscere i nostri bisogni profondi, bisogni che tutti noi esseri umani condividiamo e che si rifanno a un bisogno principale: riconnetterci alla vita.

È questa la strada della facilitazione senza facilitazione. È la strada che ci permette di entrare in contatto con noi stessi e di facilitare le differenti parti della nostra individualità, per poterle riconoscere, in quanto ciascuna è portatrice di un’emozione. Attivare un processo di facilitazione interiore, ovvero un processo di comunicazione basata sull’auto-empatia, aiuta a vivere le nostre relazioni in modo tale da riconoscere anche gli altri punti di vista in gioco.

Facilitare senza facilitare è il primo passo per stabilire connessioni che, in alcuni casi, potranno poi aprire il campo alla presenza di una facilitazione formale, utile ad accompagnare processi complessi.

Facilitare senza facilitare significa attivare uno spazio di comunicazione in cerchio dove chi accompagna un dialogo non solo è una delle parti in gioco, ma agisce in sordina, in maniera sottile, delicata e quasi invisibile.

Antonio Graziano FacilitareIn questo modo, un genitore di una scuola può aiutare il proprio gruppo genitori a modificare la maniera di dialogare, un manager può aiutare un gruppo di manager a distribuirsi il potere convincendo il “capo” che delegare e distribuire il potere è ugualmente funzionale al successo aziendale. Oppure uno dei due partner, in una relazione di coppia, può riconoscere le ferite dell’altro partner, entrando in un processo di sostegno reciproco basato sulla compassione.

Oppure ancora all’interno di un ecovillaggio o di un altro tipo di comunità intenzionale, è possibile attivare relazioni virtuose che, al di là di ogni processo ideale, aiutino a costruire, nel tempo, relazioni orizzontali e autentiche.

Al di là di ogni idealismo, gestire i conflitti è un processo che implica rimanere nel conflitto e scoprire cosa possiamo imparare da quel conflitto. È un processo che ci porta a entrare in cerchio con noi stessi, prima ancora di entrare in cerchio, o sederci intorno a un tavolo, con le persone che abitano la nostra vita.

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