Coronavirus e Permacultura, una prospettiva di protezione

Giorgio Piracci, docente e designer in Permacultura affornta il delicato argomento del Coronavirus alla luce delle etiche della Permacultura, esprimendo un punto di vista indipendente sulla medicina naturale

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Permacultura Corona Virus
Photo: BIKRAM RAI. Credits: https://www.nepalitimes.com/here-now/the-climate-connection-to-covid-19/

Avrei voluto mettermi da chissà quanto tempo al lavoro per un articolo per Permacultura e Transizione, parlando di modelli agro-forestali sostenibili, produzione alternativa di caffè e cacao, human security… e invece eccomi esordire con un articolo sul famigerato Coronavirus.

Combatto a fatica angoscia e paura che mi attanagliano ormai da qualche giorno.

Giorgio Piracci permacultura peru

Sono in Perù a seguire il mio progetto di permacultura e caffè… dovrei rientrare in Italia in principio di Aprile ma le cose stanno precipitando velocemente e al momento non so se potrò ricongiungermi in tempi brevi con mia figlia, se mi lasceranno rientrare in Europa e soprattutto se poi mi faranno tornare il mese seguente qui in Perù dove devo seguire il prossimo raccolto.

La cittadina dove lavoro, Oxapampa, è da due giorni nel pieno del panico (hanno trovato tre casi sospetti, un dottore appena rientrato dalla Spagna e la sua famiglia)… chiaramente sono introvabili mascherine e gel lavamani. Il piccolo ospedale locale ha un solo letto di terapia intensiva e pochi posti in degenza (già normalmente tutti occupati in una struttura che, inutile che ve lo dica, è ben lontana dagli standard a cui siamo abituati e che, nonostante tutto, stanno arrivando ai loro limiti.

Mi ritrovo isolato con un gruppo di corsisti partecipanti al mio primo PDC da insegnante… mi sento un po’ Boccaccio che con i suoi amici si isola in una villa in campagna per scampare alla peste (che qui e’ ancora ben lontana dai numeri italiani, ma quanto lo resterà?).

La permacultura è l’unico antidoto alla paura

La permacultura è l’unico antidoto alla paura e depressione che si insinuano nella mia anima. Allora provo a condividere con voi un articolo che forse non servirà a salvare i malati in terapia intensiva ma magari potrebbe contribuire a rafforzare alcuni di voi e aiutare a mantenervi resistenti contro questo brutto incubo che sta colpendo il pianeta.

Insieme agli effetti dell’inquinamento e dell’aumento della popolazione mondiale, malattie respiratorie come l’influenza aviaria e il coronavirus possono diventare eventi stagionali più o meno ricorrenti o stabili aiutati in questo anche dagli effetti del cambiamento climatico.

Mentre è troppo presto perché gli studi confermino queste previsioni, la European Respiratory Society esprime preoccupazione [2], poiché le infezioni virali del tratto respiratorio stanno diventando attualmente fra le malattie più comuni (con sei nuovi virus solo negli ultimi anni [3]).

Un virus è un elemento (non vivo) in continua evoluzione che si replica e moltiplica attraverso l’infezione dell’ospite. I membri di ciascun “team” di virus sono noti come virioni (singole particelle virali) e sono costituiti da RNA o DNA. Si replicano, sfruttando (similmente a dei parassiti) il processo riproduttivo di una cellula vivente [5].

Che cosa sono i Coronavirus?

I coronavirus sono una “famiglia” di virus che infetta i vertebrati del regno animale attraverso il sistema respiratorio [6]. I sintomi dell’infezione sono simili all’influenza e includono febbre, tosse e respiro corto (anche se sono possibili numerosi altri sintomi) [7]. Tra loro troviamo virus poco pericolosi come i numerosi responsabili di comuni raffreddori o semplici sindromi influenzali: ciascuno di noi ha subito probabilmente più volte nella vita gli effetti di qualche coronavirus.

Corona Virus permacultura

Il “Comitato internazionale per la tassonomia dei virus” ha classificato la malattia coronavirus COVID-19 causata dal virus SARS-CoV-2: grave sindrome respiratoria acuta coronavirus 2. Ebbene si, abbiamo a che fare con una variante della famigerata SARS.

Coronavirus è il nome comune di elementi delle famiglia Coronaviridae e Orthocoronavirinae. I coronavirus causano malattie nei mammiferi e negli uccelli. Come detto nell’uomo, questi virus causano infezioni respiratorie che sono in genere lievi, sebbene le forme più rare come SARS, MERS e COVID-19 possano essere letali.

I sintomi variano in altre specie: nei polli, causano una malattia respiratoria superiore, mentre nelle mucche e nei suini i coronavirus causano diarrea.

Allo stato attuale non esistono vaccini o farmaci antivirali per prevenire o curare le infezioni da coronavirus umano

Questi virus sono costituiti da genoma di RNA racchiuso in una capsula  (nucleocapside) di simmetria elicoidale. Il nome “coronavirus” deriva dal greco antico “κορώνη“, che significa corona o aureola, e si riferisce all’aspetto caratteristico delle particelle virali che hanno una frangia che ricorda appunto una corona.

Originariamente trovato nei pipistrelli, l’attuale focolaio (COVID-19) si propaga attraverso numerosi ospiti animali tra cui gatti, procioni e cani [9]. Non mancano le polemiche sul presunto legame tra l’uso cinese di cibarsi di numerosi animali selvatici e il legame con l’attuale epidemia.

Come detto COVID-19 è sorella della SARS-CoV-1 (virus dell’influenza aviaria) famosa per il focolaio nel 2002/2003. Un altro membro significativo di questa famiglia è la coronavirus della sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS-CoV) che è stata trasmessa dai cammelli dromedari all’uomo nel 2012 [10], [11], [12], [13].

Cosa ha causato il passaggio del virus dalle specie ospiti originali agli umani?

Le possibili spiegazioni includono una riduzione in natura degli ospiti animali (a causa dell’attuale evento di estinzione di massa dell’antropocene), l’azione congiunta di inquinamento e cambiamenti climatici (che stressano il sistema respiratorio e riducono le funzioni del sistema immunitario). Ma anche la riduzione degli ecosistemi selvatici con la scomparsa di fattori limitanti e di equilibrio.

La John Hopkins University, la stessa che ci fornisce i dati in tempo reale sull’andamento della pandemia (condivisi ormai da settimane su quotidiano) da qualche anno ha sviluppato una nuova disciplina chiamata “ecohealth”, cioe’ lo studio della relazione tra degradazione ambientale e diffusione delle malattie (evidenziando ad esempio gli effetti del cambiamento climatico sulla diffusione verso nord della Dengue o gli effetti della deforestazione sulla diffusione di malattie quali ebola e malaria).

Evidente che se ci prendessimo cura della terra (Care for the Earth) sicuramente ci troveremmo in un altra situazione. Da buon uomo di scienza mi fermo qui senza considerare cause complottiste quali la fuga del virus da laboratori militari (come alcuni vorrebbero dimostrare, parlando ad esempio delle misteriose 4 inserzioni genetiche, cioè geni provenienti dall’RNA di altre malattie virali, nella mutazione umana del SARS-CoV-2).

L’immunità dal Coronavirus

Nel 1960, Frank Macfarlane Burnet (un virologo australiano) e Peter Brian Medawar (biologo e autore britannico) vincono il premio Nobel per la fisiologia e la medicina “per la scoperta della tolleranza immunologica acquisita” [14], la scoperta di un inibitore che impedisce al virus dell’influenza di infettare il sistema respiratorio.

Nel 1978, l’inibitore fu isolato come proteina della lectina legante il mannosio (MBL, Mannosio Binding Lectine), un componente chiave del sistema immunitario. Il meccanismo d’azione è attraverso la via della lectina, che avvia il riconoscimento del pattern (identificazione) all’interfaccia cellula-molecola [16]. Quando viene identificato un virus (molecola indesiderata), questo viene inattivato rompendo le glicoproteine ​​che formano la sua capsula.

lectina mannosio coronavirus
La lectina legante il mannosio si attacca al virione [15], dando inizio alla distruzione e generando immunità.

A causa di predisposizioni genetiche [20] circa 5-30 persone su 100 [21] non sviluppano immunità e presentano carenza della MBL.

Per gestire la carenza o semplicemente rafforzare il sistema immunitario in periodi di stress, la MBL deve provenire da fonti esterne.

Le proteine ​​entrano nel corpo attraverso il cibo. Quando le lectine vegetali vengono ingerite senza cottura oltre i 38 ° C, entrano invariate nel sistema cardiovascolare (con la loro bioattività intatta) [22]. E’ in queste condizioni che il fegato secerne MBL in coloro che lo producono naturalmente [23]. Una volta nel sangue, questa proteina può essere distribuita in tutto il corpo, proteggendolo dalle infezioni.

La lectina legante il mannosio (MBL) si trova nella maggior parte delle piante [24]. Questo perché le piante lo usano per difendersi dagli attacchi di agenti patogeni [25].

Le piante commestibili che contengono quantità significative di lectine per difendere e proteggere il corpo da attacchi virali (e quindi che potrebbero contribuire a proteggerci dal COVID-19) includono:

  • Porro (Allium porrum)
  • Aglio selvatico (Allium ursinum)
  • Taro o Pituca (Colocasia esculenta)
  • Tulipano (Tulipa)
  • Gelso (Morus nigra)
  • Ortica (Urtica dioica)
  • Canna selvatica (Phragmites australis)
  • Jackfruit (Artocarpus heterophyllus)
  • Sambuco (Sambucus nigra)

Anche se la maggior parte dei medicinali moderni deriva da prodotti naturali [27], gli interessi economici legati al settore chimico-farmaceutico e la corruzione istituzionale nel settore sanitario [28] impediscono la corretta diffusione pubblica di informazioni sulle proprietà mediche e farmaceutiche delle piante [29] e sul loro uso alternativo o complementare alla medicina convenzionale. Questi problemi sono sistemici e numerosi esperti chiedono da tempo una revisione – o perché no una rivoluzione- del settore [30].

Nel frattempo, le emergenze potenzialmente pandemiche diventano più frequenti ogni anno.

Cura delle Persone

La seconda etica della permacultura ci ricorda di agire prendendoci cura delle persone. Questo vuol dire assumere comportamenti rispettosi del bene comune e dargli precedenza rispetto ai nostri interessi personali. Per cui concludo questo articolo richiamando al sacrificio ognuno di noi e in nome del bene comune rispettare le indicazioni delle autorità di limitare la massimo ogni spostamento e restarsene in casa con il fine di spezzare la catena di contagi.

Ma anche di condividere ciò che impariamo con gli altri nella nostra comunità, ad esempio costumi alimentari che potrebbero aiutarci a stare in salute o combattere con più armi una terribile malattia.

Invito i lettori a sostenere attivamente, secondo le proprie possibilità e conoscenze la società di cui facciamo parte.

Spetta a noi, come permacultori, darci da fare per proteggere la nostra comunità.

Al momento in cui scrivo il coronavirus ha colpito 128.343 persone. Di queste  ne sono morte 4720 e guarite 68324 – i numeri aumentano ogni ora.

ATTENZIONE: questo post NON promuove l’abbandono di protocolli, strumenti e azioni preventive prescritte da OMS, governo e autorità mediche. Desidero solo dare un punto di vista indipendente sulla medicina naturale e sulla permacultura – Se ti senti male e sospetti di essere infettato da Coronavirus, ti preghiamo di avvisare le autorità mediche. E confidare nelle loro decisioni.

Giorgio Piracci

BIBLIOGRAFIA USATA

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  2. Ayres, J., et al., Climate change and respiratory disease: European Respiratory Society position statement. European Respiratory Journal, 2009. 34(2): p. 295-302.
  3. Berry, M., J. Gamieldien, and B.C. Fielding, Identification of new respiratory viruses in the new millennium. Viruses, 2015. 7(3): p. 996-1019.
  4. Bhandari, R. The climate connection to Covid-19. Nepali Times 2020 [cited 2020 1st March]; Available from: https://www.nepalitimes.com/…/the-climate-connection-to-co…/.
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Sono un Dottore Naturalista specializzato in Conservazione della Natura e delle sue Risorse e con un Master in Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo delle Aree Rurali. Mi occupo prevalentemente di sistemi agro-forestali tropicali, lavorando dal 2005 nel contesto latinoamericano ed in particolare nel bacino Amazzonico dove ho l’onore di essere ufficialmente “comunero” di una Comunita’ indigena Yanesha della selva peruviana. Oltre a lavorare da lungo tempo con le popolazioni indigene in progetti legati a permacultura, ecoturismo e human security, mi occupo anche di formazione dirigendo numerosi programmi di service-learning per studenti e guidando, tra il 2015 e oggi, centinaia di volontari in comunita’ rurali di Repubblica Dominicana, Haiti, Ecuador e Peru. Nel gennaio 2016 ho fondato, assieme a due amici e colleghi peruviani la Associazione no profit 7 Elements Peru che presiedo e dirigo. Mi avvicino al mondo della permacultura e dell’agricoltura naturale nel 2014 quando scopro il lavoro di Masanobu Fukuoka e di Emilia Hazelip; dopo un periodo di autoformazione (e sperimentazioni nel mio iperproduttivo orto “Pachamama The Secret Garden”in Repubblica Dominicana) finalmente nel 2016 conseguo il mio PDC con Oregon State University e il bravissimo Andrew Millison. Da da quel momento la permacultura diventa non solo la spina dorsale della mia visione e vita ma anche lo strumento principale sul quale modello il mio lavoro. Terminato il PDC comincio ad applicare la permacultura alla produzione di caffe’ nella comunita’ indigena di Tsachopen (Oxapampa, Peru) contagiando con entusiasmo reciproco numerosi amici della comunita’ finche’ nel 2018 importiamo il nostro primo lotto in Europa creando lo spin off commerciale del nostro progetto, l’impresa etica sociale The Seven Elements. Mi occupo di mille altre cose e passioni in particolare sono un soccorritore professionista di ambienti selvaggi (Wilderness First Responder) e adoro fare trekking ed esplorare la giungla ma anche montagne, fiumi e ogni posto dove posso essere immerso nella natura. Ho una bellissima figlia che si chiama Gaia e che un giorno ereditera’ il gigantesco albero di Lupuna che protegge il mio terreno in Peru e che, dopo di me, spero continuera’ a prendersi cura del pianeta a cui ho dedicato il suo nome.