- Diventa unə insegnante certificatə -
Corso per Formatori in Permacultura 4D 18 - 24 Ott 2025 presso la Contea Mezzaluna - Carlentini (SR)
Home In primo piano Intervista ad Alessandro Marfia

Intervista ad Alessandro Marfia

Un'intervista sincera ad Alessandro Marfia: scopri come la permacultura può ispirare una vita più naturale e consapevole.

0
1243
alessandro marfia permacultura

Ho il piacere e l’onore di presentarvi un’intervista che per me ha un significato speciale: quella con Alessandro Marfìa, autore del libro La tua vita in permacultura. Psicologo clinico, musicista, educatore, contadino e progettista in permacultura, Alessandro è una di quelle anime rare che riescono a intrecciare mente, cuore e terra in un unico sentiero di trasformazione personale e collettiva.

La Tua Vita in Permacultura
Costruire relazioni sostenibili tra persone e natura
€ 18

Il nostro primo incontro è avvenuto durante una delle prime edizioni del corso online di progettazione in permacultura PDC 72h. Poi un breve scambio a un corso sulla gestione dell’acqua, e ancora qualche battuta durante un Permacafé. Ma bastano anche pochi minuti con lui per cogliere la profondità di un cammino vissuto con autenticità, dedizione e coraggio.

Alessandro, per me, è l’incarnazione di una Sicilia resiliente, creativa, testarda nel suo voler rifiorire. La Sicilia che non si arrende alle catastrofi, neppure quando bussano alla porta di casa. La Sicilia che vuole cambiare davvero.

Mi viene in mente lo sketch di Ficarra e Picone: “Io sono fiero di essere siciliano. Io mi vergogno di essere siciliano”. Ecco, Alessandro è entrambe le cose: la consapevolezza critica e l’orgoglio di chi sceglie, ogni giorno, di restare e seminare futuro.

Questa intervista è un invito ad ascoltare una voce che ha tanto da raccontare e, soprattutto, da ispirare.

Ciao Ale, ci vuoi parlare un po’ di te? Chi sei? Come sei approdato al mondo della permacultura?

Ciao Marco, ci provo con piacere.

Mi chiamo Alessandro Marfia, se dovessi definirmi in una parola direi: permapsicoedumusicontadino. In effetti una parola che non esiste, mi piace sorriderci su, perché spesso per raccontare chi siamo raccontiamo solo cosa facciamo. Potrei dirti che Sono un uomo e sono un padre, ma direbbe poco di me. Quindi passo subito alla seconda domanda.

Come sono arrivato alla permacultura?

Vivevo in Inghilterra, vicino Londra, mi ero trasferito per tentare la carriera da musicista. Dopo quasi 5 anni da cameriere part-time e musicista poco retribuito, decido di tornare a casa, in Sicilia e in particolare a Palermo. Sento la classica mancanza della terra di appartenenza, sento la chiamata delle mie radici.

Già da qualche tempo mi balenava l’idea di tornare e di andare a vivere in campagna nell’ oliveto di mio nonno, luogo di memorie e gioie. Così, quasi per caso, prima di tornare un amico mi regala un libro: “Introduzione alla permacultura di Bill Mollison” e lo leggo tutto d’un fiato, era il 2017.

Da quel momento la mia mente ha creato connessioni che non esistevano prima, tutte le cose che avevo fatto prima nella vita potevano essere integrate. Potevo essere un contadino senza perdere la mia parte musicale, usando la psicologia e coltivando anche relazioni, così decisi qualche anno più tardi di trasformare insieme al mio amico Zazá un semplice oliveto in un progetto in permacultura: Alive.

Cosa rispondi quando la gente ti chiede “Che lavoro fai”?

Fino a poca tempo fa questa domanda mi creava qualche difficoltà, oggi rispondo con serenità e provo a spiegare la mia visione: non faccio un solo lavoro: “mi occupo di progettazione in permacultura, insegno in una scuola nel bosco, mi prendo cura di un oliveto, faccio il formatore e ogni tanto il musicista, ah si, ho scritto anche un libro”.

Mi ha incuriosito molto il tuo progetto Alive Permacultura in Sicilia. Ce ne vuoi parlare? Come avete cominciato? Quali sono le esperienze che vi sono rimaste nel cuore? Quali quelle dalle quali avete imparato?

Alive (da olive in siciliano) nasce proprio dalla voglia di condividere la permacultura, divulgarla, di riconnettere, di fare da ponte tra mondo urbano e rurale. Come dicevo più sopra, siamo partiti da un oliveto, adesso è un progetto in permacultura, abbiamo una Agroforestra, le api, un pollaio mobile, una super compost toilette e stiamo implementando sempre di più lo spazio. Nel 2023 siamo diventati APS proprio per dialogare con altre associazioni ed enti e divulgare la permacultura in maniera più connessa. È un progetto in costante divenire. Non ti nego che ho difficoltà a definire quali sono le esperienze che mi stanno più a cuore, ogni momento passato in quel luogo ogni energia investita per questo progetto mi fa sentire bene, connesso, con un senso di scopo incredibile che quasi mi dimentico di tutto il resto. Quando ci sono bambini che esplorano lo spazio che naturalmente si riconnettono alla terra, mi emoziono.

Un evento che mi rimarrà sempre nel cuore è un mutuo aiuto post incendio. Eravamo una quarantina di persone ad aiutare il taglio di più di 50 alberi bruciati e lo sradicamento degli ulivi carbonizzati al confine per lasciare spazio ad una linea taglia fuoco. Il supporto emotivo, il senso di famiglia che ho sentito in quei momenti difficili è stato incredibile.

Da solo non sarei riuscito a farcela, insieme è stata una giornata in cui mi sono sentito parte di qualcosa di più grande.

Da quali esperienze impariamo? Impariamo tanto dalle cose che non vanno per come noi immaginiamo. Dai feedback che riceviamo. Dai fallimenti, che ci consentono di aggiustare il tiro e riprogettare il sistema in maniera più funzionale, più sostenibile.

Un’attività che ha stuzzicato la mia curiosità è PERMACHE’? Ti va di raccontarci cosa state facendo?

Il progetto Permachè? È nato con Giulia Tumminia e Beppe Castellucci dall’idea di fare degli incontri di permacultura in città.

Era importante per noi condividere l’idea che non bisogna per forza possedere un terreno per praticare la permacultura, e che la permacultura, in quanto disciplina sistemica di design, si può applicare più o meno a tutto ciò che ci caratterizza in quanto esseri umani, alle nostre vite, alle nostre case, alle città, al quotidiano.

Volevamo fosse qualcosa di leggero, di fluido che potesse dare un’idea di che cosa è la permacultura senza scoraggiare o appesantire le persone interessate.

Ci è sembrato carino farlo con un bicchiere in mano, senza troppo impegno, con delle carte da gioco dei principi della permacultura, con qualche gioco sugli strumenti di progettazione.

Adesso siamo al secondo anno di questo progetto, abbiamo iniziato nel 2024 con degli incontri in città, seguiti con degli incontri in campagna e concluderemo il 2025 con un corso di progettazione in permacultura. Abbiamo lavorato per fare rete e provare a riconnettere la dimensione urbana con quella rurale.

E’ stato anche un modo per raccontare la permacultura in Sicilia, e il Movimento Permacultura Sicilia.

Siamo riusciti a fare tutto questo grazie anche alla collaborazione con Ecologia Unione Buddhista Italiana, e il il sostegno dei fondi 8×1000 dell’Unione Buddhista Italiana.

Nel Movimento della Permacultura e della Transizione si usano spesso parole affascinanti, che fanno presa, ma che spesso pochi conoscono il significato. Una di queste è “resilienza”. Ci vuoi dire cosa significa per te “resilienza”? Ci puoi fare degli esempi concreti

Questo della resilienza è un tema che mi sta molto a cuore. Purtroppo oggi ho come l’impressione che sia un termine abusato. Come sai la mia formazione è in campo psicologico, mi sono laureato in Psicologia Clinica, e la resilienza in campo psicologico è un costrutto molto importante.

Per me la resilienza è proprio quella capacità che abbiamo di far fronte a qualcosa che in qualche modo ci scuote, ci piega ma non ci spezza, ad esempio un trauma o una crisi. La capacità di riorganizzare positivamente la nostra vita dinanzi alle difficoltà e di rimanere aperti alle opportunità̀ positive che la vita offre.

Nella progettazione in permacultura la resilienza è qualcosa a cui si mira, un elemento fondamentale per la sostenibilità di un sistema. Banalmente se ho un oliveto (monocoltura) e quest’anno non ho produzione, non ho olio, il mio sistema è in crisi. Se ho un sistema policolturale, olive, mandorle, fichi, agrumi e non ho produzione di olive, il mio sistema è più resiliente, la perdita economica sarà relativa.

La cosa bella della resilienza è che si può coltivare. Si possono applicare ad esempio alcuni principi della permacultura per allenarla. Ad esempio “usa soluzioni piccole e lente”. Quando ci diamo obiettivi piccoli, raggiungibili o scomponiamo un grande obiettivo in sotto progetti è molto più improbabile che ci sentiamo in crisi, ed aumentano le possibilità di successo.

La resilienza per me è strettamente legata al livello di conoscenza di noi stessi e noi stesse e alle nostre capacità di problem solving.

Qualcuno dei nostri lettori ci rimprovera che la permacultura “non è per tutti”. Troppi termini anglosassoni difficili da ricordare, troppi principi, troppa fatica nella fase della progettazione e soprattutto troppa responsabilità da prendere che non fa dormire la notte, la paura del cambiamento. Come replicheresti?

Questo pensiero lo trovo abbastanza comprensibile. La permacultura si occupa di complessità ma non per forza deve essere sinonimo di difficile. La mia visione è che la permacultura è può essere per tutti e tutte e si può applicare alla nostra vita. Essendo una disciplina sistemica, offre strumenti che possono aiutarci ad aggiungere benessere alle nostre vite e a chi ci sta attorno, piante ed animali inclusi.

Come ti dicevo, qualche tempo fa, questa visione mi piace talmente tanto che ho deciso di scriverci un libro: “La Tua Vita In Permacultura. Costruire Relazioni Sostenibili Tra Persone e Natura” uscito lo scorso Aprile con Terra Nuova Edizioni. La difficoltà sta nel decostruire proprio un sistema culturale che funziona in modo diametralmente opposto a ciò che la permacultura propone: connessione, sinergia, etica, cura, ascolto e molto altro. Siamo talmente immersi un questo sistema che ogni altro modo di vedere le cose ci appare impossibile, troppo lontano, quasi utopico.

La chiave di volta di questo pensiero è quella di cambiare proprio prospettiva. Il cambiamento ci spaventa perché tendiamo a percepirlo come una minaccia, mette in discussione la nostra identità, la paura è un sentimento che non ci deve bloccare. Sento che può essere più semplice partire da ciò che siamo, e da ciò che abbiamo, da piccole cose, piccole abitudini quotidiane. Non è necessario lasciare tutto, andare a vivere in campagna o sapere cosa sono le swale e il SADIMET per iniziare a praticare la permacultura. Trovo le basi etiche ed epistemologiche della permacultura così naturali e affini alla nostra autentica essenza che potrebbe venirci quasi automatico applicarli.

A noi piace ridere e scherzare. Molte delle nostre interviste avvengono a cena in una situazione molto gioiosa. Ma proprio quando siamo piegati in due ci scappa la domanda a trabocchetto: secondo te “insieme possiamo farcela”?

Per come la vedo io, l’unico modo in cui possiamo farcela è insieme. C’è un antico detto siciliano dalle mie parti che piace tanto a mia nonna:

una nuci sula rintra un saccu, scrusciu unni fa”: una noce da sola in un sacco non fa rumore.

Sento che da soli e sole non riusciamo ad esprimere il nostro vero potenziale, siamo animali sociali e, anche se crediamo di stare bene da solə, se inseguiamo a tutti i costi l’individualismo, la nostra vera natura è con l’altrə insieme.

In questo la permacultura mi è stata maestra. Dalla natura abbiamo appreso che i sistemi integrati funzionano molto meglio, in una foresta c’è abbondanza, diversità, resilienza.

Insieme dobbiamo farcela.

Ok domanda “political incorrect”, lo ammetto. Le nostre interviste sono spesso sui generis e crediamo nel mutuo scambio. Ti va di fare una domanda a Permacultura & Transizione? Risponderemo sinceramente ovviamente.

La domanda è questa: una strategia, qualcosa che usate nei momenti di down, quando avete l’impressione che la vostra utopia è troppo lontana e che le cose non cambieranno mai, come fate a tirarvi su, a ritrovare motivazione e determinazione?

La risposta di P&T:
Wow, che domanda! Sapessi quante volte nel mio percorso, mi sono ritrovato davanti alla percezione che i miei progetti sembravano non decollare… con la sensazione che l’utopia fosse un miraggio lontano, e che il mondo non stesse cambiando affatto.

Eppure, in quei momenti di down, una strategia mi ha salvato fino a ora: ritorno al design.

Non al design dei giardini — quello viene dopo.
Ritorno al design della mia vita interiore, come ho scritto nel libro Progetta la tua vita con la permacultura umana. Rimetto mano agli elementi, osservo cosa funziona ancora e cosa ha bisogno di essere pacciamato.
Faccio una pausa, mi prendo cura della mia energia, e ascolto.
Spesso, il problema non è che l’utopia è troppo lontana… ma che sto cercando di raggiungerla da solo, e troppo in fretta.

Allora faccio una cosa: ritorno al cerchio.
Mi connetto con altri sognatori. Chi ha letto Scopri la permacultura mentre fai la cacca sa che anche nei momenti più… “organici” della vita, possiamo trovare ispirazione e rinascita.
Rido. Racconto la mia frustrazione. E magicamente, la motivazione torna. Perché non siamo qui per cambiare tutto da soli. Siamo qui per fare la nostra parte, insieme.

E poi, soprattutto, torno a osservare ciò che è già cambiato.
Un ex allievo che adesso insegna permacultura. Un balcone che diventa giardino. Un pensiero che diventa azione. Il vostro Permaché alla vuccirìa…
Ogni piccolo gesto è già utopia in atto. Ogni piccolo passo fa parte del grande viaggio.

Ricordati: l’utopia non è una destinazione, è una pratica quotidiana.
E anche oggi, proprio oggi, puoi scegliere di fare il prossimo passo.

Una o più canzoni che hai in mente in questi giorni? E perché?

Sono tornato da poco dalla Plenaria dell’Accademia Italiana di Permacultura in occasione del diploma in permacultura. Un ragazzo cantava sotto le querce una canzone, il ritornello fa:

Seeds of freedom, time has come
Seeds of freedom, life will overcome
Seeds of freedom, would you give me some?

E’ un brano di Manu Chao, dedicato alla lotta degli agricoltori contro le multinazionali per la libertà delle sementi, un tema a noi molto caro. Un canto di libertà.

Noi di Permacultura & Transizione sogniamo che dopo ogni articolo, dopo ogni intervista pubblicata si avvii un piccolo processo di cambiamento o una piccola rivoluzione. Ti va di sognare con noi? Cosa avverrà dopo la pubblicazione di questa intervista?

La mia speranza è che qualcunə possa leggerla e sentirsi motivatə ad immergersi di più nel mondo della permacultura, magari partecipare ad un PDC. Scoprire come poterla applicare e come aggiungere abbondanza nella propria vita.

E cosa succederà dopo il tuo prossimo evento?

Il nostro prossimo evento sarà proprio il pdc del Permachè, ciò che spero possa succedere è che si rafforzi il gruppo locale, aumentino le persone che praticano la permacultura e aumentino le contaminazioni.

Iscriviti alla newsletter di P&T

Previous articleIntroduzione alla preparazione sinergica dell’orto in primavera
Next articleGiugno e Permacultura: Coltivare la Terra e l’Anima nel Cuore dell’Estate
Marco Matera
Nel bel mezzo della sua sfavillante carriera manageriale all'estero, fatta di viaggi in business class e meeting internazionali per conto di una delle peggiori multinazionali che l'umanità abbia mai potuto produrre, Marco scopre la Permacultura, se ne innamora, lascia il suo lavoro e decide cominciare la sua transizione interiore. Nel suo nuovo viaggio incontra tante persone stupende fra le quali Aranya, che gli insegna la Permacultura e gli dà una bella certificazione, poi Dave col quale impara la Permacultura urbana in una città dedita all'alienazione e al consumismo sfrenato, poi Naresh col quale intrattiene delle lunghe conversazioni sulla Transizione e dulcis in fundo Flavio col quale ride tanto e si inventa un modo sostenibile di fare impresa. Il suo sogno è quello di diventare un insegnante di Permacultura e di trasformare il suo Paese d'origine in un paradiso tanto da riguadagnarsi l'appellativo di Bel...Paese! Che cosa gli succederà in futuro nessuno lo sa, chissà quante altre meravigliose creature incontrerà. Frattanto lasciatelo sognare e progettare. E di tanto in tanto date un'occhiata agli articoli che pubblicherà!
×