Cattura e immagazzina energia: gli Alberi

David Holmgren, co-fondatore della Permacultura, affronta il tema della cattura e immagazzinamento dell'energia affermando che gli alberi giocano un ruolo fondamentale per creare un futuro a basso consumo di energia.

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Alberi e altre piante perenni o di lunga vita sono indispensabili all’agricoltura sostenibile, in parte per la loro capacità di assorbire e conservare in modo efficiente l’acqua e le sostanze nutritive che, nel caso delle piante annuali, facilmente vanno perse. Questa idea è stata fondamentale nell’evoluzione della permacultura e fin dall’inizio ha stimolato lo sviluppo del concetto di colture arboree.

Più di recente, questo stesso concetto e stato ripreso dal movimento Landcare come fondamentale per affrontare la salinità, l’acidificazione, l’eutrofizzazione e altri seri problemi relativi al degrado della terra in Australia.

Le colture arboree che producono alimenti per l’uomo sono più esigenti, in termini di fertilità minerale; questi alberi sono spesso meno vigorosi e crescono più lentamente rispetto ai rustici alberi delle foreste capaci di generare soprattutto biomassa legnosa.

Le strategie permaculturali hanno sottolineato l’importanza di questo primo gruppo di piante, ma sono soprattutto le seconde che possono aiutarci a recuperare vaste aree di terreno degradato fornendo oltre ai tradizionali frutti della foresta (legname, fibra e combustibili), anche prodotti secondari come miele, funghi, erbe officinali, carni e pellami.

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Le piante di cui si parla sono, per varie ragioni, molto importanti in un mondo di combustibili fossili in declino:

  • possono crescere su terreni molto poveri inadatti ad altre piante da alimenti o da fibra;
  • le foreste in piena crescita possono accumulare biomassa a un ritmo che può variare da 5 a 35 tonnellate per ettaro all’anno. Questo tasso è simile a quello della prateria, ma al contrario della prateria, il legname degli alberi e una modalità di stoccaggio a lungo termine che può rimanere stabile per secoli;
  • il legno di alberi alti e diritti continua ad aumentare di valore anche molto dopo che il ritmo di crescita si è rallentato, perché gli alberi a crescita lenta forniscono tronchi da sega da cui è possibile ricavare una grande varietà di prodotti di lunga durata;
  • dove esiste un mercato maturo per i prodotti a base di legname di foresta (come in Europa), gli alberi che possono fornire tronchi da sega valgono dieci volte di più rispetto a quelli utilizzati per fare polpa di legno o legna da ardere.

In un futuro a basso consumo di energia, il valore di una foresta matura capace di fornire di continuo prodotti diversi a base di legnami anche pregiati, sarà molto alto.

Come in passato, la ricchezza delle nazioni sarà misurata dalla quantità e dalla qualità delle loro foreste. La dipendenza delle nazioni europee dalle foreste per la costruzione di navi da guerra è un ovvio esempio che ci viene dalla storia, ma l’ampiezza e la profondità della dipendenza dalla foresta potrebbero essere molto più estese.

Così come l’acciaio sostituì il legno nella costruzione di navi e altro (man mano che aumentava l’utilizzo di energie fossili), il legno sostituirà progressivamente l’acciaio, il calcestruzzo, l’alluminio, la plastica e altri materiali prodotti mediante un alto utilizzo di energia, man mano che l’energia da combustibili fossili andrà in declino. Ma ciò sarà possibile solo se le foreste che devono svolgere questa funzione saranno piantate almeno con una generazione d’anticipo.

Pur non avendo come scopo primario un intervento positivo sull’effetto serra, il principio di ricostituire il capitale naturale indica che dovremmo far crescere foreste a specie mista e con scopi diversificati.

I risultati di questo approccio saranno certamente più utili di quelli perseguiti dalla mentalità gretta da monocultura, che ha caratterizzato tutta la progettazione e gli investimenti della silvicoltura dall’età industriale fino a oggi.

Le lunghe rotazioni delle foreste miste presentano vari vantaggi:

  • il modo migliore per far prosperare alberi di lunga vita è coltivarli insieme alle specie vegetali che fungono da balia (piante pioniere): piante che crescono velocemente, migliorano il suolo (come acacie o robinie), e che hanno anche l’effetto di aumentare l’assunzione di carbonio nei primi anni;
  • un diradamento coscienzioso e continuo di questo tipo di foresta può mantenere un buon tasso di crescita degli alberi di maggior pregio per almeno un secolo, periodo di tempo entro cui l’utilizzo di combustibili fossili dovrebbe essere radicalmente diminuito;
  • se ben gestite e protette dagli incendi, le foreste di alberi longevi e di alta qualità possono durare centinaia di anni, prima che il loro valore come legname e come riserva di carbonio cominci a declinare;
  • case e altri oggetti di alta qualità costruiti con questo tipo di legname possono durare, a loro volta, per altri secoli ancora;
  • la decomposizione di foglie, corteccia e legno degli alberi più vecchi formerà accumuli di humus, che dureranno migliaia di anni;
  • queste foreste possono essere rigenerate senza l’uso massiccio di anidride carbonica associato alle tecniche di deforestazione oggi utilizzate, che prevedono il taglio netto e l’incendio di intere aree.

Le ragioni per far crescere foreste miste a lunga rotazione sono tante

La loro funzione di deposito di gas serra è una semplice ragione in più. La permacultura ha contribuito a diffondere l’idea, oggi ben nota, che riforestare la terra è uno dei pochi compiti che ci sono rimasti per dimostrare la nostra umanità.

È appropriato sottolineare i servizi ambientali, spesso invisibili (protezione dei bacini fluviali e delle risorse idriche, sequestro dei gas serra), che le foreste svolgono, ma pochi si rendono conto che sarà proprio la capacità delle foreste di fare da riserva di carbonio, in quanto legno e combustibile, a permettere all’umanità di essere sostentata da risorse rinnovabili in un futuro a basso consumo di energia.

Articolo tratto da Permacultura –  Come proteggere e realizzare modi di vivere sostenibili e integrati con la natura

Permacultura
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David Holmgren
David Holmgren è il co-fondatore della Permacultura, insieme a Bill Mollison ha scritto il libro Permaculture One nel 1978. Da allora si è occupato di progetti, consulenze e ha lavorato come supervisore per progetti urbani e rurali. Ha fatto conferenze, workshop e corsi in giro per il mondo. I suoi scritti degli ultimi trenta anni coprono una varietà di argomenti e problemi, ma sempre ispirati al concetto della permacultura. David vive a Melliodora nel Central Victoria in Australia, dove si occupa di orticultura, silvicutura e costruzioni sostenibili. All'interno del movimento internazionale della permacultura, David è noto per essere un propulsore di nuove idee attraverso progetti concreti. Il suo insegnamento si concretizza con l'esempio personale, il suo stile di vita sostenibile rappresenta un’attraente e potente alternativa alla dipendenza dal consumismo. Oltre al suo costante coinvolgimento sul lato pratico della permacultura, David approfondisce con passione i fondamenti filosofici e concettuali della sostenibilità, come nel libro Permaculture: Principles and Pathways Beyond Sustainability. Questo libro è stato particolarmente influente nello sviluppo delle Iniziative di Transizione in tutto il mondo. Più di recente la sua opera Future Scenarios lo ha eletto a pensatore significativo del cosidetto "Energy Descent future". Dopo un decennio di viaggi e conferenze internazionali, David ha deciso di smettere di volare, ma continua a fare alcune presentazioni internazionali attraverso Skype e video pre-registrati. Il 5 giugno 2012 durante la Giornata Mondiale dell'Ambiente, nell'Aula Magna del Rettorato dell'Università di Firenze, David Holmgren ha ricevuto il premio italiano “Il Monito del Giardino” via skype sul tema "Il potere degli alberi".