Dialoghi sui principi della Permacultura in ambito sociale e personale: 4. applica l’autoregolazione e accetta i feedback

Massimo Giorgini e Giovanni Santandrea esplorano il significato del quarto principio della Permacultura: accetta l’autoregolazione e accetta il feedback

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accetta feedback permacultura

A cura di Massimo Giorgini e Giovanni Santandrea

Quarto principio: applica l’autoregolazione e accetta i feedback

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.
(Zygmunt Bauman)

autodisciplina accetta il feedbackIl precedente principio (Assicurati un raccolto) mette in evidenza l’importanza della ricompensa per quello che facciamo, ricevendo un Feedback positivo che favorisce ed amplifica il processo in atto. Oltre al Feedback positivo, che rappresenta l’acceleratore di un sistema, esiste anche il Feedback negativo, che rappresenta il freno del sistema. Nel quarto principio (Applica l’autoregolazione ed accetta i feedback) focalizziamo l’attenzione soprattutto sul Feedback negativo, che ci permette di riconoscere i limiti e gli ostacoli e di autoregolarci nel modo migliore.

E’ demenziale ignorare o eliminare la spia rossa che si accende sul cruscotto della nostra auto e che ci segnala un guasto: non solo eliminarla non risolve il guasto, ma è anzi il modo sicuro per peggiorare la situazione. Quindi è chiaro che positivo e negativo non indicano elementi di giudizio: tutti i tipi di feedback sono utili.

L’etimologia della parola feedback ci fa capire quanto sia importante per i sistemi saperli riconoscere ed accettare: feed = “alimentare, nutrire” e back=”indietro”.
Grazie ai feedback ci possiamo nutrire, possiamo imparare, possiamo raccogliere informazioni su di noi e sull’ambiente.

[M] In una visione sistemica del mondo, come quella che ci fornisce la Permacultura, il feedback è un elemento fondamentale che permette alle diverse parti di entrare in relazione, di comunicare e di interagire. A livello personale riceviamo continuamente dei feedback dal nostro sistema corpo-mente sotto forma di emozioni e sensazioni. Emozioni come la gioia, la soddisfazione, la meraviglia sono dei Feedback positivi che spingono a continuare in quella direzione. Al contrario emozioni come la paura, la tristezza, la rabbia sono dei Feedback negativi che ci avvisano che qualcosa non va.
Una delle cose più importanti che possiamo fare per noi stessi è imparare ad ascoltarci, a cogliere quei segnali interni che ci permettono di conoscerci, accettarci e rispettarci per ciò che siamo come persone. Anche perché, come diceva Carl Rogers uno dei padri della Psicologia Umanistica e del Counseling “Esiste un curioso paradosso: quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare”.
Infatti, accettare ed accogliere i feedback negativi provenienti dalle nostre emozioni e sensazioni, anche se può essere doloroso, non significa rassegnarsi a questo stato d’animo, ma accresce la nostra consapevolezza e, di conseguenza, la motivazione e la volontà di cambiare. Nella mia esperienza il cambiamento personale parte quasi sempre da una maggiore consapevolezza di ciò che sta avvenendo in noi stessi.
Cosa ne pensi Giovanni? C’è un’analogia con quanto avviene nei gruppi ed in ambito sociale?

[G] Feedback positivi e feedback negativi sono fondamentali per avere la stabilità utile a mantenere la direzione. E ricordiamoci sempre che la stabilità dei sistemi è ciò che caratterizza la progettazione in permacultura. Come singoli, ma anche quando viviamo esperienze in gruppo o in comunità, siamo immersi in un mare di segnali e feedback che possono aiutarci nei processi di autoregolazione e al contempo a facilitare il raggiungimento delle nostre mete. Mi sembra confermato quello che abbiamo già scoperto esaminando gli altri principi: la complessità di un sistema è fortemente influenzata dal numero di entità/soggetti che entrano in relazione sistemica tra loro. Una persona inserita in dinamiche di gruppo è contemporaneamente influenzata da feedback provenienti dal suo interno e dai tanti altri feedback che gli giungono dalle altre persone del gruppo.
Quali attenzione avere?
Provo a fare un piccolo elenco, forse riduttivo, ma che può aiutarci a fissare alcuni punti di riferimento:

  • Come hai già detto, prima di tutto è necessario imparare a cogliere ed interpretare i feedback. Quelli positivi e quelli negativi, entrambi sono utili e ci danno preziose informazioni che possono aiutarci a crescere e migliorare.
  • I feedback sono elementi che appartengono alla sfera della comunicazione umana. Pertanto potremmo estendere il primo assioma di Paul Watzlawick sulla comunicazione umana, dicendo che “non si può non fornire feedback” in un gruppo. Quello che possiamo scegliere è solo se restituire feedback in modo esplicito o implicito. Quante volte un silenzio dice molto di più di tante parole. La salute delle dinamiche di un gruppo trova giovamento nella misura in cui i membri del gruppo, nel contesto adeguato, sono incoraggiati ad esplicitare i propri feedback.
  • Nella dimensione di gruppo e anche in quella delle comunità sociali è poi fondamentale imparare a gestire correttamente i feedback che costantemente vengono forniti. A causa di superati schemi mentali, molte persone tendono a non restituire i feedback positivi agli altri componenti del gruppo. Oppure lo fanno in un modo molto limitato. Riconoscere le qualità e il valore degli altri, esprimere loro sincera gratitudine, sono comportamenti che contribuiscono alla formazione di benefiche spirali di abbondanza per tutti i membri del gruppo.
    Contemporaneamente quando sentiamo la necessità di restituire feedback di tipo negativo li carichiamo di emozioni forti, spesso accompagnate da modalità aggressive. Male interpretiamo il nostro feedback negativo, ritenendolo un atto aggressivo verso l’altro. Perciò preventivamente ci prepariamo alla battaglia. Un percorso di consapevolezza che ci permette di apprendere nuove forme di comunicazione, può altresì contribuire a contenere e limitare le spirali che influenzano negativamente la salute emozionale del gruppo.
  • Per ultimo ritengo che sia utile dare il giusto peso e proporzione ai feedback interni che nascono dentro di noi e a quelli esterni che provengono dalle altre persone.
    Chi ascolta prevalentemente i feedback personali può avere atteggiamenti poco sociali, può risultare narcisista e auto referenziale. Chi invece dà molta attenzione ai feedback sociali a scapito di quanto gli segnala il suo mondo interiore, nel tempo può ritrovarsi insoddisfatto ed esaurito dall’esperienza del gruppo. Ciascuna persona coinvolta in esperienze di gruppo e nella vita sociale si trova ad apprendere nuove e sottili forme di equilibrio tra interno ed esterno. Questa nuova abilità può essere percepita come una ‘danza armoniosa’ che ci connette agli altri. E i feedback diventano le note delle melodie su cui muoverci.
    Ma forse Massimo tu puoi aggiungere altri aspetti utili.

[M] Un aspetto importante che posso aggiungere è la connessione tra l’accettazione dei feedback e il cambiamento, l’evoluzione, l’apprendimento; e questo vale sia per le persone che per i gruppi.
I gruppi di lavoro che non favoriscono l’espressione e l’accoglimento dei feedback si privano completamente di tutta una serie di informazioni che possono essere utilissime per raggiungere gli obiettivi prefissati. In altre parole bloccano il flusso dell’intelligenza collettiva e, al tempo stesso, diminuiscono il senso di appartenenza, di coesione, di partecipazione, riducendo l’efficacia ed il benessere del gruppo.

Al contrario, dedicare un po’ di tempo e spazio ad ascoltare e accogliere i feedback di chi fa parte del gruppo significa arricchire la mente collettiva con i diversi punti di vista allargando la base di conoscenze, esperienze e possibilità da cui far emergere nuove decisioni e direzioni. Un gruppo che agisce in questo modo è sicuramente più vitale, dinamico, energetico, ma è più complesso da gestire, dovendo gestire un alto tasso di diversità e complessità. In casi come questi dei buoni metodi di facilitazione e delle buone capacità relazionali sono fondamentali per convogliare tutta questa ricchezza e complessità verso gli scopi che condividiamo.

Concludiamo dandovi appuntamento al prossimo articolo che sarà dedicato al quinto principio della Permacultura (“Usa e valorizza risorse e servizi rinnovabili”) e alle sue possibili applicazioni in ambito personale e relazionale.

L’articolo originale è stato pubblicato su Vivere Sostenibile – n. 51 Luglio + Agosto 2018

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