Intervista a Susanna Camerlengo

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Susanna Camerlengo manuale permacultura
Susanna Camerlengo

Buona resilienza!

Mi innamoro di tutto“. Le sue stesse parole sono incipit alla sua intervista. Un po’ per la loro autenticità ed un po’ perché se ci si sofferma a leggere fra le righe “c’è dentro tutto un mondo”.

Il suo sicuramente, ma che si ricollega a tanti altri mondi. Proprio com’è la Permacultura!

Se provassimo a mimetizzarci con tutto ciò che ci circonda i nostri occhi brillerebbero di sola meraviglia. Scopriremmo quanti altri mondi gravitano intorno a noi e avremmo dato la nostra più profonda consapevolezza a quel tanto e solito dire “tutto ha un senso”.

Avremmo preso coscienza del fatto che tra l’uomo e la natura c’è l’animale come anello di congiunzione tra il fare laborioso dell’uomo ed il dire bisbigliato della natura, perché tutto ciò è capacità innata nell’animale. Esso unisce due linguaggi diversi, ma strettamente legati fra loro, per mantenere “l’equilibrio evolutivo di ogni creatura vivente e della Terra”.

Fin dalla notte dei tempi agli animali gli si serbava un compito ben più sottile: sostenere l’uomo per liberarlo dalla fatica del lavoro e sostenere ogni piccola ed impercettibile esigenza della natura. Agli animali gli si riconosceva quella loro dignità di “essere speciale nel mondo”.

E nel mimetizzarci tra i tanti esseri speciali del mondo, incontriamo l’ape. Con i suoi colori giallo e nero anche noi come api in volo, scopriamo un altro mondo pullulare di vita proprio sotto i nostri occhi.

Già! In primis, l’ape come se cedesse alle lusinghe del fiore più profumato ne è attratta così tanto da cadere ai suoi piedi. Anzi, petali! Così, si tuffa nel fiore per succhiarne il nettare ed in quel tuffo il suo pelo s’impregna di polline, che rilascia quando riprende il volo per posarsi su un altro fiore, altrettanto profumato. Ciò, facilita la riproduzione di fiori, piante, frutti e vegetali. E’ grazie a loro se magari in questo momento stiamo gustando un frutto! Poi, l’ape quando ritorna all’alveare, deposita il restante polline per metterlo a disposizione della comunità. L’ape più giovane se ne prende cura, fino a trasformarlo in miele. Ed è per questo, se le nostre dita adorano tuffarsi in quella dolcezza dal color oro!

L’ape pur essendo piccola è preziosa per tutto e tutti, poiché “generatrice di vita grazie al suo essere e stare nel mondo”. E seppur il loro è un mondo sostanzialmente matriarcale, ogni ape ha un suo compito: le api più giovani dette anche api operaie controllano l’ingresso e l’ordine dell’alveare, sistemano il nettare nelle celle, nutrono le larve, i fuchi e l’ape regina. Ed è proprio l’ape regina ad essere la madre di tutte le api. L’unica in grado di fare figli. Durante il volo, chiamato appunto volo nuziale, viene fecondata dal fuco.

I fuchi hanno il solo compito di fecondare. Essi sono in numero minore rispetto alle api femmine. Ma l’ape, che sia femmina o maschio, per la sua presenza fatta di utilità, laboriosità e sensibilità è di grande importanza anche per il nostro mondo.

Così, come lei con quel suo fare e che dagli occhi neri e tondi guarda ogni cosa con amore. Ne succhia tutto il nettare che c’è, per trasformarlo in oro per sé e per tanti. Dall’animo nobile grazie alla sua sensibilità, che oltrepassa ogni barriera. E lo fa con tanta gioia, che è impossibile non restare catturati dalla luminosità del suo volto tondo e ben incorniciato da una montagna di capelli neri, ricci e lunghi. Con lei che sa essere ovunque, si può ben comprendere cosa s’intende per “integrazione armoniosa tra persone, animali e natura”. E da lei come dalle api, piccole e grandi maestre di vita, possiamo trarne insegnamento: in quell’innamorarsi di tutto “sostengono vite e collegano mondi”. Ed è questo, che fa la Permacultura!

Ora, in volo entriamo nel mondo della nostra amica del “MEDIPERlab”. Uno dei ragazzi del team di traduzione in italiano de: “Permacultura: Manuale di Progettazione” scritto da Bill Mollison.

Bzzzz, zzzz…. Chi sei, quanti anni hai, dove sei nata, dove vivi, interessi e passioni?

Susanna, 31 anni, nata e attualmente vivente a Raiano (AQ), paesino nella Valle Peligna, in Abruzzo, circondato dai monti più alti dell’Appennino. Come direbbe il poeta “mi innamoro di tutto”, e quindi i miei interessi spaziano dall’ecologia al faidate, dalla Cultura all’ Arte, a tutto ciò che è sostenibilità e amore per la propria terra. Tra le mie passioni più grandi ci sono tutte attività manuali, dalla panificazione alla cosmesi naturale, passando ovviamente per l’agricoltura ed il lavoro sociale. Libri, musica e natura sono ingredienti essenziali alla mia Vita.

Ti piace viaggiare? Cosa porti sempre dai tuoi viaggi?

Adoro viaggiare, scoprire nuovi scorci e culture. Cerco di portare con me ricordi fisici e mentali, come un sapore, un odore, un sasso e soprattutto una bella nuova conoscenza.

Che lavoro desideravi fare da bambina?

Il detective, l’archeologo, l’esploratore, sono alcuni tra i mille mestieri che sognavo. In realtà ho sempre amato qualsiasi lavoro pratico e a contatto con la natura. Di certo questo mi ha causato non pochi problemi in una società che impone ai suoi membri una costante chiarezza di intenti, ma che ci posso fare se mi piace fare qualsiasi cosa (purché non sia confinata tra quattro mura)?

E ora che lavoro fai?

E ora infatti faccio un po’ di tutto. L’attività principale è quella di supportare l’impresa di famiglia, un Bar Gelateria storico nel mio paese natale, in cui offriamo gelati il più possibile genuini e naturali, e in cui organizziamo eventi culturali e di rilievo sociale. Ma accanto ad essa porto avanti il progetto “Giardinella Peligna”, un sogno di fattoria sostenibile che dia agli abitanti del posto una nuova idea di agricultura e gestione sostenibile delle risorse. Poi porto avanti progetti con un’associazione costituita assieme ad amici qualche mese fa, Keria – Associazione AgriArtistica… Insomma porto avanti tante piccole attività che andranno a concretizzare il mio sogno.

Quando ha fatto capolino nella tua vita la Permacultura?

Durante gli studi in Agroecologia presso l’Università della Tuscia di Viterbo ho come dire… annusato i primi profumi permaculturali, poi in diversi momenti della vita ho avuto modo di apprezzarne aspetti nuovi che mi hanno spinto ad approfondirne la conoscenza. Finché nella malinconia dell’estate danese (ero a Copenhagen per un master in Agricultural Development) ho avuto la fortuna di scovare l’annuncio di un PDC che si sarebbe tenuto ad Otranto nell’ Ottobre 2015… ed è stata la molla definitiva che mi ha spinto a tornare in Italia con tutta la grinta di chi vuole contribuire alla crescita o alla sopravvivenza della propria terra.

Com’è nata l’avventura del sogno di traduzione: “Permacultura: Manuale di Progettazione” di Bill Mollison?

Dal PDC e la conseguente conoscenza con Ignazio Schettini, il nostro carismatico Iggy che ci ha fatto innamorare di questo progetto grazie a poche semplici parole.

Cosa ti ha spinto ad essere parte di tale sogno?

La consapevolezza che un’opera del genere può solo che fare un gran bene al nostro Paese! Il Manuale è un meraviglioso scrigno pieno di conoscenza e bellezza, che ti spinge totalmente al volerlo condividere con chi ti sta intorno. Mi sono detta che contribuire alla realizzazione di questo progetto sarebbe stato un ottimo modo di mettere a frutto tutte le mie esperienze, le mie conoscenze, di fare ciò che sentivo da tempo di voler fare: rendere la nostra Italia un posto migliore, in cui a fronte di un patrimonio naturalistico, ambientale e culturale sconfinato, vi fosse una marea di persone consapevoli e desiderose di proteggerlo e aiutarlo a crescere. E questo progetto ora non è più un sogno, ma una splendida realtà che sta per sbocciare con tutti i suoi colori e profumi così intensi da inebriarti il cuore!

Un momento o un aneddoto di questi mesi di lavoro con i tuoi amici d’avventura?

La full-immersion a casa di Peppino lo scorso anno è stato sicuramente uno dei momenti più intensi e deliziosi di questo percorso. Trovarsi a convivere fianco a fianco con persone quasi sconosciute (se non per mail) e scoprire in realtà di sentirsi realmente e profondamente a CASA è qualcosa che ti toglie il fiato. Ci eravamo incontrati per la prima volta da pochissimo, ma era come se ci conoscessimo da sempre. Quando penso alla nostra squadra, penso realmente ad una seconda meravigliosa famiglia. L’aneddoto più bello forse riguarda la realizzazione del nostro video promozionale. Eravamo nella campagna di Palo Del Colle, tra ulivi e muretti a secco, e bellissimi prati pieni di colori e vita, e così, tutto d’un tratto, ci mettiamo a raccogliere asparagi e lampascioni, con la Renault 4 bianca di Iggy che ci aspetta alla fine del campo, e noi sparsi tra le siepi e le pietre a cercare il verde tesoro, ridendo e assaporando i profumi e l’aria della bella terra di Puglia. Oddio non so se è un vero e proprio aneddoto, ma è certamente una delle immagini più belle che conservo nel cuore.

Se tu fossi una persona qualunque, che sente parlare per la prima volta di permacultura, quale sarebbe la scintilla che ti porterebbe a contribuire e a dire: “Si, anch’io voglio essere parte di tale sogno!”?

Sicuramente la consapevolezza che tra quelle pagine ci sono conoscenze e saperi di mille popoli e culture su come vivere sostenibilmente ed in maniera rigenerativa sulla nostra Terra, e che ad oggi una larghissima fetta della popolazione italiana non può accedere a tale Conoscenza perché purtroppo sono ancora tanti a non padroneggiare la lingua inglese. Io ritengo invece che stia diventando un dovere morale per ognuno di noi, quello di essere consapevoli dell’impatto che le nostre scelte e le nostre azioni hanno sul Pianeta. E poter accedere agli strumenti utili ad evitare o arginare le inevitabili conseguenze negative di decisioni mal ponderate non è ad oggi solo auspicabile, ma necessario.

Ben saprai, che il Manuale di Progettazione in Permacultura di Bill Mollison è considerato “La Bibbia dei Permacultori”, perciò qual è la parola o la frase che è stata una scoperta per te e che senti particolarmente tua?

Non riesco a pensare ad una frase specifica, per me l’intero manuale, il modo in cui è stato concepito e costruito, rappresentano una meraviglia unica.

Cosa vorresti fare da grande?

L’aiutante felice di un Pianeta felice.

Ora, sei in un orto di permacultura e hai nelle tue mani un seme, chiamato sogno da realizzare. Quale sarebbe il tuo?

Quello di realizzare una bella Fattoria in Permacultura nelle mie parti, in Abruzzo. Che possa essere d’esempio e stimolo sia per i tanti agricoltori legati a pratiche distruttive di gestione della terra, sia per tutti coloro che hanno sempre più bisogno di credere in qualcosa e sognare un futuro di serenità.

Quale capitolo del manuale hai tradotto con cura?

Il capitolo 10 dedicato ai climi tropicali secco – umidi.

Cosa diresti a te stessa in questo preciso momento?

Non mollare, perché in te c’è tutto ciò di cui hai bisogno per realizzare i tuoi sogni!

Ed io* posso dire qualcosa a te?

Certo. Magari potresti anche tu dirmi di tenere duro, e soprattutto che non siamo soli!

Io* “Grazie Susanna,
la tua cura è integrazione armoniosa per il nostro Pianeta!”.

Io* Ogni persona che crede in un mondo migliore!

Prendi in considerazione l’idea di donare 5, 20, 50 euro o quello che puoi, per proteggere e sostenere la diffusione della permacultura in Italia, per la nostra e le future generazioni.

http://buonacausa.org/cause/manuale

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Sterpeta Fiore
Il mio nome è Sterpeta. Nome che deriva dagli sterpi: arbusti o rami di piante stentate o secche, solitamente utilizzate per accendere il fuoco. Il mio cognome è Fiore. Beh, qualsiasi fiore possiamo immaginare, sappiamo bene cos’è avendo tenuto tutti per piacere o anche per distrazione un fiore tra le dita. E sarà uno scherzo o un segno del destino, già nel mio nome e cognome c’è sempre stato un seme di Permacultura. Ma prima che potesse germogliare, altro ha preso vita ed è cresciuto sempre più in me ed intorno a me. Ma andiamo con ordine… Sono laureata in Pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. Nel corso degli anni ho esposto in diverse collettive, e concorsi artistici in Italia. E tra forme e colori ho dato libertà espressiva anche alla scrittura. Infatti, scrivo recensioni d’arte per diversi artisti ed in passato anche per la rivista “L’Altro” a cura della Fondazione Marina Sinigaglia di Melfi. Da anni sono socia e Referente in Puglia dell’A.I.M. Rare onlus, partecipe nell’intero territorio nazionale e talvolta anche internazionale. Ciò che ho acquisito grazie a tale associazione, mi ha vista in passato, parte attiva in altre associazioni impegnate nel sociale e nella cultura. Al di là dei vari eventi e dei tanti posti vissuti e visitati, ciò che mi ha dato tanto sono le relazioni umane, poiché attraverso lo scambio di vite e vissuti c’è vera condivisione, conoscenza e crescita. Ed io posso dire di aver imparato tanto grazie a tali incontri e da ogni persona conosciuta. Nel 2012 presso il Museo Statale Tattile di Ancona, ho partecipato a corsi formativi, dove il tatto permette di regalare un nuovo modo di sentire l’arte. Infatti, tale museo è modello di eccellenza nello scenario delle opportunità culturali per non vedenti e ipovedenti. Esperienza visibilmente toccante, potrei dire! Realizzo laboratori d’arte, tattili, sensoriali ed esperenziali per bambini, ragazzi e adulti. Laboratori tenuti nella natura. Poiché essa ci permette di ricollegarci alla parte creativa, che è presente in ognuno di noi, alimentando anche la nostra libertà d’essere. Il mio cammino nella Permacultura è iniziato nel 2015 con un PDC tenuto da Salah Hammad e Ignazio Schettini. E grazie all’intensità di tale esperienza, ho trovato una nuova dimensione d’essere. L’essenza del mio mondo, che piacevolmente incontra altri mondi. Ed ora anch’io faccio parte della bellissima famiglia “MEDIPERlab”.